Piangiamo una bella persona. Un pilota amato da tutti, una persona dal carattere forte, capace di andare oltre le disgrazie che la vita gli aveva presentato appena oltre una curva, lui che ne aveva affrontante a migliaia nella sua vita agonistica. Se n’è andato Alex Zanardi, un campione che ha saputo dare un significato nuovo alla parola “sportivo”, un uomo che è riuscito a trasformare una condizione di disabilità in un messaggio potente di rivalsa, condito con un’autoironia tanto contagiosa quanto spiazzante.
Dai kart alla Formula 1
Debutta sui kart e, dopo la classica trafila – Formula 3, Formula 3000, in cui si mette in luce per i buoni risultati – Alex, classe 1966, viene ingaggiato da Eddie Jordan nel 1991, per correre le ultime tre gare della stagione di Formula 1 in sostituzione del pilota brasiliano Roberto Moreno. Ottiene buone prestazioni, ma non ha abbastanza budget per mantenere il sedile e la stagione successiva lo vede impegnato, sempre per poche gare (e ancora in sostituzione di un altro pilota brasiliano, Christian Fittipaldi, che gli aveva soffiato il titolo in Formula 3000) al volante della Minardi. I risultati sono altalenanti e Zanardi cerca di sfruttare al massimo l’impiego come collaudatore con la Benetton per accumulare esperienza alla guida delle monoposto del circus, cosa che gli permette nel 1993di approdare in un team prestigioso, la Lotus, purtroppo però ormai lontana dai fasti di un tempo. Per sopperire alle prestazioni non eccelse il pilota bolognese è costretto a prendersi molti rischi e avrà un pauroso incidente a Spa nella temibile salita del Raidillon che lo costringerà a interrompere la stagione e lo farà rimanere a piedi in quella successiva, salvo rientrare, sempre alla Lotus, per rimpiazzare Pedro Lamy incappato a sua volta in un grave incidente.
Campione negli Usa con un sorpasso leggendario
Dopo un anno di inattività, coglie l’occasione di un test nel campionato CART per mettersi in luce e conquistare un posto nella scuderia Ganassi, prendendo rapidamente confidenza con il campionato americano e iniziando a ottenere pole position e vittorie, firmando uno dei sorpassi più spettacolari di sempre al “cavatappi” di Laguna Seca, chiudendo con il premio di "Rookie of the year". L’anno successivo Zanardi conquista il titolo con una serie di solide vittorie e piazzamenti, ripetendosi anche nella stagione 1998, diventando l’idolo dei tifosi e uno dei piloti più in vista. Risultati che attirano l’attenzione dei team di Formula 1, con Frank Williams che riesce a convincerlo a un clamoroso ritorno (con un contratto triennale), purtroppo avaro di soddisfazioni e chiuso con un amaro addio a fine stagione.
Il primo, tragico incidente
La seconda avventura americana, che inizia nel 2000, non è priva di difficoltà di adattamento, alle nuove vetture e al nuovo team, ma nessuno potrebbe immaginare il tragico epilogo durante la tappa europea al circuito di Lausitzring il 15 settembre 2001. Uscendo dai box, la Reynard-Honda si intraversa e finisce in mezzo alla pista dove sopraggiungono a 300 km/h le altre monoposto, con quella di Alex Tagliani che non riesce a evitare l’impatto, tranciando in due il telaio e amputando all’istante le gambe del pilota bolognese. Le condizioni appaiono subito disperate e Zanardi lotta per giorni tra la vita e la morte, salvo miracolosamente riprendersi e iniziare un faticoso percorso di riabilitazione affrontato con una forza – fisica e mentale – sovrumana. Tutti ricordano l’enorme emozione in sala durante la premiazione dei Caschi d’Oro in cui si alzò dalla sedia a rotelle a pochi mesi dallo schianto.
Campione a quattro e tre ruote
Inizia qui una nuova inaspettata vita per Zanardi che torna alle corse con vetture modificate apposta per lui, conquistando nel 2005 il Campionato italiano Superturismo con la BMW e dimostrando sul campo che la disabilità fisica è solo un limite mentale, diventando un modello e un esempio per migliaia di persone, conquistate dal suo spirito scanzonato e dalla feroce autoironia con cui commenta la sua condizione, ma anche dalla determinazione con cui affronta una nuova incredibile sfida a bordo di una handbike. Ai Giochi Paralimpici di Londra del 2012 conquista due ori e un argento, ripetendosi quattro anni dopo a Rio de Janeiro con lo stesso straordinario bottino, oltre ad altri innumerevoli titoli internazionali conditi da programmi tv, interviste, libri, che danno una dimensione unica al "personaggio" Zanardi.
L’ultimo incidente
Una figura che già aveva travalicato i confini dell’automobilismo e che sposta le coscienze di tutti coloro che si ritrovano nel suo animo trasparente che avvolge una volontà granitica. "Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa", è una delle sue frasi più famose, manifesto di un approccio alla vita che gli ha fatto superare tutto, tranne un’ultima maledetta curva, il 19 giugno del 2020, vicino a Pienza, sulle colline senesi. L’ennesimo schianto, con esiti gravissimi, altre operazioni, un decorso lungo e complicato avvolto dal silenzio e dalla discrezione di medici e familiari. Nessuno osava chiedere, per rispetto, pudore e – perché negarlo – paura delle risposte. Perché per tutti, Alex Zanardi – "...però, Zanardi da Castel Maggiore!", come il titolo della sua autobiografia – era un supereroe invincibile, un modello di fronte al quale anche vergognarsi delle proprie piccolezze umane. Oggi è una giornata triste.
