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19 marzo 2019 | di Leonardo Olivari

Alfa Backstage, tutti matti per la “Matta”

La scorsa domenica una bella e buona decina di Alfa Romeo 1900 M ha mandato in visibilio gli alfisti accorsi ad Arese per il terzo appuntamento con l'iniziativa "Dietro le quinte – Backstage". Protagonista al museo una delle due "Matta" che nel 1968 scortarono le quattro Giulia Super nel Raid della Fratellanza e della Pace da Città del Vaticano a Pechino.

Un’Alfa Romeo “Matta” bianca in allestimento speciale, preparata per affrontare un viaggio lungo, avventuroso e pieno di insidie: è una delle due fuoristrada d’appoggio che, nel 1968, accompagnarono un convoglio di quattro Giulia Super dalla Città del Vaticano a Pechino. Il raid fu organizzato dal produttore cinematografico (e appassionato di volo) Maner Lualdi, un personaggio non certo nuovo a questo tipo di imprese.

Un’Alfa pronta a tutto. L’AR 51 nasce dalla volontà dell’Alfa Romeo di partecipare al bando indetto dal Ministero della Difesa per la fornitura di un “autoveicolo da ricognizione” (AR, appunto). Giuseppe Busso riesce a creare il veicolo fuoristrada nel giro di un anno: debutta, alla testa di un corteo di auto sportive, all’autodromo di Monza, nel settembre del 1951. Notevoli le dimostrazioni di versatilità e capacità di marcia su ogni tipo di fondo; famosa la foto che ritrae un prototipo condotto dall’indimenticato collaudatore Guido Moroni che, con nonchalance, sale e scende le scale della basilica di Assisi.

Una star del cinema. Questo “saper fare di tutto ed essere inarrestabile” spingerà l’allora direttore generale dell’Alfa Romeo, ingegner Antonio Alessio, a soprannominarla “Matta”. Fu proprio Maner Lualdi uno dei primi a sperimentare le doti della AR 51: il produttore cinematografico milanese ne utilizzò un’esemplare per una spedizione nell’Artico che voleva da un lato - con uno spettacolare viaggio in aereopalno - celebrare l’anniversario della scomparsa dell’esploratore Amundsen e dall’altro effettuare le ultime riprese per un suo film.

Parola agli esperti. La giornata di backstage ha indotto il “Registro Alfa Matta” a scegliere il museo di Arese come naturale luogo di approdo per un raduno di due giorni, e questo ha fatto sì che la scorsa domenica fossero presenti, oltre alla “Matta” del raid, ben dieci esemplari appartenenti ai soci del sodalizio. L’ormai consueta sgambata sul “pistino” ha preceduto l’immancabile foto di rito con le auto schierate, cui è seguito un interessante incontro di approfondimento curato a quattro mani dal curatore del museo, Lorenzo Ardizio, e da Franco Melotti del Registro, già autore di una apprezzata monografia del modello.

Il ritorno a casa. Ardizio ha raccontato la storia della “Matta” della collezione museale. L’auto, fino a ieri custodita nel garage del Ministero dell’Interno, è stata ricomprata dall’Alfa Romeo per l’occasione. È targata “Roma” e all’epoca era stata destinata al trasporto di ricambi “leggeri”. In previsione delle rigide temperature che avrebbe dovuto affrontare, fu dotata di un hard top amovibile dotato di portellone, realizzato con parti delle fiancate e del tetto del furgone Romeo. Fu aggiunto inoltre un impianto di riscaldamento e un impianto elettrico capace di fornire corrente elettrica 220 V anche grazie a un gruppo elettrogeno esterno.

Tutto è al suo posto. Ancora oggi sono presenti nella vettura i due parabrezza Giulia in plexiglass e fissati all’interno del padiglione. Una cassettiera occupa il vano di carico sul lato sinistro, mentre sul lato destro ci sono alcuni dei particolari del paranco - anch’esso ancora presente - che poteva venire assemblato sul retro vettura, fissato sui rostri sotto i fanalini, utile per alzare carichi pesanti quali motori se ci fosse stata necessità.

L’altra “Matta”. La presenza di Melotti ha permesso di conoscere la genesi e la sorte anche dell’altra Matta, quella destinata al trasporto di materiali pesanti quali cambi e testate. Targata “Milano”, era stata immatricolata dall’Alfa Romeo nel 1960 e radiata l’anno dopo il raid, quindi nel 1969. È stata poi con ogni probabilità utilizzata per uso interno fino a quando non passò nelle mani di un noto collezionista. Di recente l’auto, sprovvista del tetto rigido (che era stato infatti previsto amovibile), è stata proposta in vendita nelle principali mostre-scambio di settore.

Le giornate “backstage – dietro le quinte” si confermano preziose occasioni di approfondimento e miniere di aneddoti inediti. Il prossimo appuntamento è il 14 aprile, con il prototipo camuffato della Giulia.

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