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18 febbraio 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Alfa Romeo: la storia dei modelli fuoristrada

E' entrata in listino in questi giorni l'Alfa Romeo Stelvio, il primo SUV di produzione della storia dell'azienda. Ma per la Casa milanese questo tipo di prodotto è tutt'altro che una novità. Come dimostra la storia delle Alfa Romeo "tout terrain", "multi pourpose" o "sport utility" realizzate

L'Alfa Romeo Stelvio segna l'ingresso del brand nel segmento degli Sport Utility Vehicle dopo anni di annunci, proclami, intenzioni, promesse e smentite. E' un passo importante che amplia ancora di più il quadro concorrenziale, già pesantemente saturo di proposte da parte di tedeschi, giapponesi e coreani. Analizzando la lunga storia del marchio del Portello, però, il rapporto con il fuoristrada è stato più "intenso" di quanto si possa credere. Ecco, quindi, una storia degli esiti della progettualità Alfa in questa area di mercato.

ALFA ROMEO 6C 2500 "COLONIALE"
Il 5 maggio del 1936, durante uno dei suoi discorsi dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini annunciava alla folla: "Il Maresciallo Badoglio mi telegrafa: 'Oggi 5 maggio, alle ore 16, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba". La cosiddetta Guerra d'Etiopia, esaltata attraverso la tambureggiante propaganda del regime, ha portato all'Italia la soddisfazione (effimera) di un Impero, proclamato il successivo 9 maggio con l'istituzione dell'Africa Orientale Italiana.

La logistica, nei territori occupati, appare da subito molto complessa: questi, calati in una grande arretratezza, sono carenti anche dal punto di vista dell'infrastruttura stradale rendono difficile qualsiasi spostamento di persone o cose. Le strade sono difficili, le temperature torride e le variazioni altimetriche notevoli. La soluzione del problema viene affrontata innanzitutto dalla FIAT con una serie di versioni speciali per i militari.

L'impegno dell'Alfa Romeo inizia nel gennaio '39 a partire da una lettera inviata al Portello dalla sede Alfa di Asmara: in essa si riportano i dettagli di una richiesta del Vicerè di Etiopia Amedeo di Savoia, che manifesta l'esigenza di un veicolo adatto ai difficili percorsi del Corno d'Africa. L'Alfa Romeo, già militarizzata dall'agosto '35 proprio per le esigenze delle campagne di guerra, inizia lo sviluppo di un'automobile adatta al peculiare ambiente africano.

La base di partenza è la collaudata meccanica dell'Alfa Romeo 6C, giunta alla versione '2500' dopo oltre dieci anni di sviluppo ad opera di Vittorio Jano, il progettista che nel '25 l'aveva creata. Giovanbattista Guidotti viene incaricato dei test dei prototipi lungo le tortuose strade di Etiopia ed Eritrea, in particolare alle notevoli altezze degli altipiani per studiare la carburazione a oltre 2.000 metri di altitudine. Lo sviluppo continua per il tutto il 1940 e il 1941, anno in cui viene completata la preparazione.

Sulla base della versione "civile" il nuovo modello si caratterizza per telaio rinforzato, notevole altezza da terra, la carrozzeria eseguita da Castagna in forma di torpedo, due ruote di scorta subito dietro i parafanghi anteriori, pneumatici maggiorati, bloccaggio per il differenziale posteriore, accessori utili per l'utilizzo in fuoristrada (pala e piccone) e 4 serbatoi supplementari oltre a quello principale (quasi 200 litri di capienza in totale). A dispetto della preparazione, la 6C 2500 Coloniale non raccoglie giudizi entusiastici e per questo l'Alfa Romeo mette in cantiere una versione "ottimizzata" con trazione integrale e riduttore. Ma non viene realizzata per il precipitare degli eventi bellici.

Complessivamente, tra il '41 e il '43 l'Alfa Romeo produce circa 200 esemplari della 6C 2500 Coloniale, a cui si aggiungono circa 50 unità di Coloniale in versione chiusa per il fronte russo, caratterizzato da temperatura molto rigide.

ALFA ROMEO 1900 M (AR 51) "MATTA"
La seconda esperienza del Biscione con un modello dedicato ai percorsi ricchi di fango e terra nasce nel 1950 e questa volta si tratta di un fuoristrada al 100%. Il Ministero della Difesa lancia un bando per l'acquisto di un veicolo "da ricognizione" per le forze armate che sostituisse le valorose (ma ormai affaticate) Willys Jeep lasciate dall'esercito americano.

L'Alfa Romeo partecipa alla gara contro la FIAT ma mentre quest'ultima lavora "in economia" e costrusce una 4x4 attingendo a molta componentistica di serie, la Casa del Portello (responsabile del progetto fu nominato Giuseppe Busso) sfrutta una meccanica concorrente - opportunamente adattata - sulla quale installa un motore della "serie 1306" di derivazione 1900 (4 cilindri di 1.884 cc con 65 cavalli di potenza). Le viene dato il nome di Alfa Romeo 1900M ("Militare") AR 51 (Autovettura da Ricognizione 1951) ma per tutti diviene l'Alfa Romeo "Matta". La meccanica prevedeva anche la trazione posteriore (con l'anteriore inseribile e blocco manuale del differenziale posteriore), cambio a 4 marce con riduttore e - grande novità - sospensioni a ruote indipendenti.

Nonostante la maggiore potenza e migliore capacità di guado (120%, un valore eccezionale), la sua concorrente, la FIAT A.R. 51 - poi soprannominata Campagnola -  dotata del propulsore della 1400, le viene preferita per gli scopi militari sfruttando il prezzo notevolmente più contenuto.

La Alfa Romeo Matta - comunque utilizzata dalle forze dell'ordine con una piccola produzione - si prende almeno una importante rivincita in ambito sportivo, naturale campo d'espressione dell'Alfa: alla Mille Miglia del '52, infatti, vengono ammessi anche i veicoli militari (fu l'unica volta in tutte le edizioni della corsa) dando, così, la possibilità di una sfida con la Campagnola direttamente sui campi di gara. Due esemplari dei rispettivi modelli, con colorazione militare e guidate da agenti rigorosamente in uniforme, si danno battaglia sul classico percorso Brescia - Roma - Brescia ma grazie alle doti del bialbero del Portello, la Matta vince contro l'avversaria torinese.

Con il nome di AR 51 e, successivamente, di AR 52, l'Alfa Matta viene prodotta fino al 1954, con un totale di circa 2.000 esemplari, a cui se ne aggiungono circa 300 vendute ai privati.

ALFA ROMEO AR 146 E AR 148
Nel 1985, nell'ambito dell'accordo con la Nissan (siglato nel 1980 e che aveva portato alla nascita della Arna), si torna a parlare di un fuoristrada Alfa Romeo, previsto in produzione nello stabilimento di Pratola Serra in provincia di Avellino. Il modello che dovrebbe "rilanciare" l'azienda di stato come produttore di veicoli fuoristrada è la 146, cui si dovrebbe affiancare una versione più piccola, la 148. Incaricato del progetto è l'Ing. Magnaghi, al quale vengono dedicati i nomignoli affibbiati ai due prototipi, rispettivamente "Magnagona" e "Magnaghina". La 146 è prevista con due versioni di passo, telaio portante con carrozzeria imbullonata, trazione posteriore con l'anteriore inseribile, cambio a 5 marce con riduttore, numerose motorizzazioni. La 148, invece, è sviluppata sul pianale della 33 4x4 e dalla quale riprende anche il motore, boxer 4 cilindri di 1500 cc. L'obbiettivo è di destinarle sia all'uso militare sia a quello civile. Ma dopo la presentazione, nella primavera del 1985, ai rappresentanti delle forze armate, il progetto viene bloccato.

ALFA ROMEO KAMAL
Nel 2003, in piena fase di esplosione della mania degli Sport Utility, Alfa Romeo ci riprova con un concept presentato al Salone di Ginevra. Il nome, "la sintesi degli opposti" in lingua araba, descrive un prodotto dal connotato sportivo ma capace di offrire una certa utilità nell'uso quotidiano. Viene disegnata dal Centro Stile Alfa Romeo e propone dimensioni compatte: 435 cm di lunghezza, 186 di larghezza e 162 di altezza. Il layout a 4 porte (con le posteriori ad apertura controvento) con portellone offre spazio e una certa versatilità: lunotto apribile, parte bassa del portellone a "ponte levatoio" e ulteriore rampa per facilitare il carico.

Sotto la pelle la Alfa Romeo Kamal monta una meccanica di tutto rispetto: motore V6 3.2 da 250 Cv della 147 GTA e trazione integrale.

Alvise-Marco Seno

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