Auto
09 October 2019 | di Andrea Zaliani

Alfa Romeo Alfa 6, l’alternativa italiana alla BMW

Nonostante una nascita travagliata, l’Alfa 6, con un design classico e un motore moderno, ha tutte le carte in regola per tener testa alle agguerrite rivali tedesche

La storia dell’Alfa Romeo Alfa 6, di certo, non è di quelle più fortunate. Il presagio di una sorte non particolarmente incline al successo si può cogliere, in primis, dalla lunga gestazione del progetto. Dopo una meticolosa e duratura analisi per decidere un’adeguata impostazione (estetica e meccanica) della vettura, ideata con il chiaro intento di rappresentare una valida alternativa alle ammiraglie tedesche, la commercializzazione del modello di serie dovrebbe iniziare nel 1973. Il delicato periodo di austerity, però, spinge i vertici della Casa a decidere di rimandare il debutto in società fino al 1979. La risposta del pubblico non è molto calorosa complice, soprattutto, la linea spigolosa e poco moderna. Sebbene gli acquirenti di tali vetture, tendenzialmente, preferiscono forme classiche, l’Alfa non riesce a conciliare bene tutte le esigenze per raggiungere un equilibrio ottimale fra eleganza e sportività. Seppur di vecchia concezione gl’interni vantano comandi di guida ben studiati, una dotazione completa, sedili ben imbottiti e sufficientemente contenitivi.

Il know-how dell’Alfetta. L’Alfa 6 sfrutta il pianale dell'Alfetta, appositamente rivisitato per allestire una scocca dalle dimensioni importanti: la lunghezza passa da 4410 a 4760 mm, il passo da 2510 a 2600 mm. L’impostazione tecnica delle sospensioni rimane invariata, mentre il cambio a cinque marce viene alloggiato sull'assale anteriore, a tutto vantaggio dell’abitabilità dei passeggeri posteriori. L’aspetto meccanico di maggior rilievo, però, è rappresentato dall’inedito motore. Si tratta di un sei cilindri a V di 60° da 2,5 litri (160 cv), con monoblocco e teste in lega leggera. Interessante anche l’alimentazione costituita da sei carburatori, uno per cilindro. Last but not least, il piacere di guida è garantito dalla trazione posteriore. Nel 1983 un restyling modifica una serie di elementi estetici, oltre ad aggiornare gli equipaggiamenti e il listino, con nuove motorizzazioni. Tre anni più tardi l’Alfa 6 uscirà definitivamente di scena, lasciando spazio all’Alfa Romeo 164.

La prova di Quattroruote. Esattamente come il pubblico, i giornalisti della “nostra” rivista evidenziano un aspetto che risente di un progetto nato vecchio. L’aspetto più interessante quando si valuta una vettura dall’animo sportiveggiante, però, è il comportamento su strada. In questo caso le valutazioni diventano eccellenti. Il motore viene definito come il primo della classe: non ha rivali in quanto a potenza e prontezza di accelerazione. L’elasticità non è da meno: in quinta si può viaggiare a mille giri e schiacciando a fondo si riprende molto rapidamente. Molto positivo anche il giudizio dello sterzo (per la prima volta l’Alfa adotta il servosterzo). Indipendentemente dall’andatura, non ci sono reazioni improvvise tali da pregiudicare la guidabilità dell’auto. L’unico neo è rappresentato da un consumo elevato: a 140 km/h percorre 6,7 chilometri con un litro. Un valore che si può abbassare fino a 4,5 km/l se guidata in maniera brillante.

La quotazione attuale. Il valore attuale di un’Alfa 6 prima serie (1979-1983) può variare dai 3300 ai 9800 euro, per un esemplare in perfette condizioni. Il range dedicato all’Alfa 6 2.0 (1983-1987) va dai 2800 agli 8300 euro, mentre per la 2.5 turbodiesel i valori indicativi sono di 1700 e 5000 euro. La versione Quadrifoglio Oro, invece, può essere acquistata spendendo un minimo di 3500 e un massimo di 10500 euro.

Diteci la vostra. E voi, cosa ne pensate dell’Alfa 6? La comprereste oppure preferireste una sua concorrente diretta? Vi ricordiamo infine che se avete una storia originale legata alla vettura italiana, potete scriverci una mail all’indirizzo redazione@ruoteclassiche.it.

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