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24 agosto 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Art Car: Pablo Picasso e la Citroën DS

Dagli archivi Citroën è riemersa una immagine in bianco e nero che probabilmente costringerà gli storici a riscrivere la storia delle “art car”, le auto dipinte dai grandi artisti. Fino a oggi questa forma di arte è stata attribuita inizialmente all’iniziativa di personaggi del mondo musicale della fine degli anni ’60 che hanno commissionato ad artisti della controcultura dell’epoca (si ricorda la Porsche 356 di Janis Joplin e la Rolls Royce di John Lennon) la trasformazione delle loro vetture in opere d’arte in movimento.

Sarà poi un’idea del francese Hervé Poulain, ex pilota e oggi tra i responsabili della casa d’aste Artcurial, ad avviare la serie delle Art Car Bmw, le più note Art Car esistenti. Poulain commissionò nel 1975 all’amico e artista americano Alexander Calder la personalizzazione di una Bmw 3.0 CSL. Iniziativa poi proseguita fra gli altri con opere di Robert Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Frank Stella, Andy Warhol, Jeff Koons. A oggi sono 19 le BMW Art Car realizzate su modelli diversi.

Se ai giorni nostri non è più una sorpresa osservare un grande artista, pittore o scultore che sia, cimentarsi con la personalizzazione di un’auto, sapere che anche Picasso ebbe (per primo?) l’idea di utilizzare la fiancata di una vettura alla stregua della tela di un quadro è una novità per molti.

Il grande artista spagnolo non scelse però un’auto qualsiasi per realizzare la sua opera d’arte su ruote, bensì un modello che di superficie su cui intervenire ne offriva molta: una Citroën DS 19. Fu un caso, e chissà se proprio quelle ampie e lunghe fiancate sollecitarono la sua immaginazione. La storia, emersa dagli archivi della Casa francese, racconta che tutto nacque dal tentativo di intervistare Pablo Picasso da parte dell’intraprendente Manuel Mejido, un giovane giornalista messicano residente in Francia. Era l'inverno del 1958 e Picasso viveva in Costa Azzurra, esiliato dal dittatore Franco.

Poiché Picasso vedeva i giornalisti come il fumo negli occhi, Mejido decise di presentarsi direttamente  all’ingresso de “La Californie”, la villa ad Antibes dove viveva l’artista spagnolo, in qualità di rappresentante del “Centro Repubblicano Spagnolo del Messico”, organizzazione che aveva ospitato numerosi profughi durante la guerra civile spagnola.

Mejido raggiunse la Costa Azzurra con una DS19 di colore blu. Fu così che ottenne l’intervista. E fu al momento di congedarsi che scoprì anche quanto aveva realizzato Picasso nel paio d’ore in cui si era assentato. Sulla fiancata della DS aveva dipinto “Las guirnaldas de la paz” (Le ghirlande della pace). Un’opera d’arte di cui si sono perse le tracce.

Gilberto Milano

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