Aston Martin V12 Vanquish: vent’anni da super GT - Ruoteclassiche
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02 November 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Aston Martin V12 Vanquish: vent’anni da super GT

Sono trascorsi esattamente vent’anni dal debutto della V12 Vanquish: la granturismo di punta della produzione Aston Martin, spinta da un potente 12 cilindri, si poneva al vertice della gamma per lusso e prestazioni ma soprattutto traghettò la gloriosa Casa inglese nel Terzo Millennio con importanti innovazioni.

All’alba del 21° secolo, il mondo dell’auto venne investito dall’elettronica. La tecnologia galoppante sancì l’ascesa di sistemi complessi in grado di adattare le dinamiche di guida al fine di ottimizzare performance sempre più elevate. L’intero comparto automotive stava cambiando rapidamente: segmenti inediti si affacciavano sul mercato mentre quelli più ambiti e canonici vennero ridefiniti in nome di un nuovo metro di paragone, la tecnologia. Le sportive più veloci e blasonate iniziarono a duellare, non soltanto a suon di cavalleria ma anche (e soprattutto) con microchip e centraline in grado di modificare il carattere dell’auto, addomesticando la vettura nelle varie condizioni di utilizzo.
In questo background s’inserisce, nel 2001, l’Aston Martin V12 Vanquish: all’epoca, il modello più avanzato della nobile Casa britannica che, per la prima volta, adottava soluzioni d’assoluta avanguardia come l’acceleratore elettronico “by-wire” e il cambio automatico sequenziale con paddle al volante.

Instant classic. Al Salone di Ginevra del 2001, la V12 Vanquish destò grande clamore: la nuova top di gamma Aston Martin venne subito lodata per uno stile sublime e, con le sue prestazioni eccezionali, la V12 Vanquish si assicurò rapidamente recensioni positive dai principali media dell'epoca.
Con alcuni, impliciti, rimandi ai grandi classici del passato (su tutti, la DB4 GT Zagato) la Vanquish venne accolta con entusiasmo anche per aver ridato credito alle sportive inglesi d’alta gamma che tornavano finalmente ad avere un posto di rilievo nel ristretto novero delle supersportive più blasonate: sia dal punto di vista tecnico e commerciale, dopo sei lustri piuttosto difficili per l’industria britannica. Al successo di questa grande GT contribuì anche l'apparizione nell'episodio "La morte può attendere" (2002) della saga di James Bond, che riportò Aston Martin al fianco di 007. Qui impersonato da Pierce Brosnan nella sua ultima apparizione nelle vesti dell'agente segreto più celebre al mondo.
Il Presidente di Aston Martin Works,Paul Spires, dichiara: "La V12 Vanquish ha rappresentato uno sviluppo importante e tempestivo per il nostro marchio. Era, ed è, una grande GT con tutto il carattere, lo stile e la potenza che ci si aspetta da un'auto sportiva Aston Martin". E prosegue: "A 20 anni dal debutto, la V12 Vanquish è ancora un motivo di vanto. Per questo la celebriamo qui a Newport Pagnell, è stata un passaggio fondamentale della nostra storia ed un'auto di cui andiamo particolarmente fieri".

Il V12 della Vanquish. L’arrivo della V12 Vanquish venne anticipato con una concept car presentata al Salone di Detroit del 1998: la Project Vantage, una supersportiva disegnata dall'allora Chief Designer di Aston Martin Ian Callum.
L'auto era praticamente pronta per la produzione e montava un nuovo motore V12 accoppiato a un cambio con palette al volante alle auto di Formula 1. Il propulsore, con doppio albero a camme in testa e 48 valvole, era realizzato interamente in lega d’alluminio ed era capace di erogare 460 CV a 6.500 giri/min e 556 Nm di coppia massima a 5.000 giri/min per una velocità massima di 305 km/h. Numeri che ci suggeriscono senza indugi l’indole sanguigna di questa sportiva inglese. L’unità derivava dal V12 introdotto sulla coeva DB7 Vantage, ma con alcune migliorie: collettori di aspirazione di nuova concezione, alberi a camme, ingranaggi delle valvole, albero motore e un sistema di scarico che, insieme, decretarono un aumentato della potenza di un comodo 7%.

Flappy paddles. Il cambio, manuale sequenziale a sei marce con rapporti ravvicinato nella V12 Vanquish era collegato ad un acceleratore elettronico “drive-by-wire” e veniva comandato attraverso due paddles, montati sul piantone dello sterzo. Soprannominata "flappy paddles" dal noto conduttore Jeremy Clarkson, la trasmissione si avvaleva di un comando elettroidraulico con la possibilità di utilizzo in modalità totalmente automatica e includeva un programma per le condizioni di guida su fondi scivolosi: una novità assoluta in casa Aston Martin
Chiaramente, un sistema tanto sofisticato è stato anche foriero di non pochi grattacapi… Anche per questo motivo, in tempi più recenti, Aston Martin ha sviluppato un kit di conversione per l’installazione di un classico cambio manuale a sei marce, fornito dal dipartimento heritage attraverso la rete vendita e assistenza Aston Martin Works. Si calcola che circa 130 V12 Vanquish siano state effettivamente convertite con la trasmissione manuale, con una media di circa dieci vetture l'anno che effettuano questo intervento.

Sviluppo congiunto. Il nuovo modello portò a un importante passo avanti per Aston Martin, sia nel design della vettura e sia per le tecnologie produttive impiegate per l’assemblaggio. Dal punto di vista telaistico, la Vanquish prevedeva una vasca in alluminio su cui erano ancorati i pannelli della carrozzeria, in materiale composito e, al fine di valutare tutte le condizioni di sforzo e resistenza delle varie componenti, la Casa inglese ricorse all’ormai imprescindibile progettazione CAD (Computer Aided Design). Al progetto collaborarono anche alcune importanti realtà di Cupertino, nella Silicon Valley californiana e l’Università di Nottingham nel Regno Unito. Il lavoro di sviluppo proseguì fino all'autunno del 2000, quando le prime V12 Vanquish di pre-produzione, vennero approntate per i primi contatti con la stampa.
Tutte le “pelli” esterne come il tetto, i cofani anteriore e posteriore, i parafanghi e le porte erano realizzati in alluminio pressato "super-plastic-formed". Per garantire una finitura perfetta, sulle linee di produzione dello storico stabilimento di Newport Pagnell (Buckinghamshire), ogni singolo pannello veniva adattato e installato a mano sulla struttura portante. La costruzione di un singolo esemplare richiedeva pertanto un ciclo di lavorazione di otto settimane.
Inizialmente, la Casa di Newport Pagnell contava di ultimare circa 300 vetture l’anno. Tuttavia, la domanda crebbe notevolmente, al pari delle liste d’attesa per la consegna: si stima che venissero prodotte circa 500 Vanquish all’anno. In totale, tra il 2001 e il 2007 vennero realizzati 2.589 esemplari.

Arriva la “S”. Nel settembre 2004, al Salone di Parigi, debuttava il modello di produzione più veloce mai costruito da Aston Martin: la V12 Vanquish S. Con una velocità massima superiore alle 200 miglia orarie (321 km/h) e un motore V12 rinvigorito da una cavalleria supplementare, 520 CV, la nuova versione esaltava le prestazioni e il piacere di guida. I 60 CV extra derivavano da una serie di migliorie apportate al motore, come le nuove teste dei cilindri, la mappatura del motore e degli iniettori specifici per il modello “S”. Alla luce della maggior potenza, vennero rivisti le sospensioni e lo sterzo mediante molle e ammortizzatori più rigidi e bracci dello sterzo più corti.
La rinnovata geometria dello sterzo forniva una risposta più rapida del 20% rispetto alla Vanquish "standard", consentendo inserimenti in curva più veloci e una migliore direzionalità.Novità anche per i freni, con pinze a sei pistoncini più generose e dischi anteriori (scanalati e ventilati) più grandi. Inoltre, l'uso di dischi flottanti evitava il surriscaldamento della campana del disco assicurando una modulabilità costante della frenata, anche nell’uso più intenso. L’intero gruppo del pedale freno venne rivisto, con una corsa ridotta per migliorava il feeling del pedale e accelerare la risposta agli input del guidatore.

L’Aston definitiva. Inoltre, vennero apportate alcune lievi modifiche estetiche per incrementare l’efficienza aerodinamica: la griglia dal profilo tipico delle Aston Martin divenne più arrotondata e dalle maglie più larghe, mentre uno splitter nella parte inferiore del frontale ne migliorava la stabilità alle velocità più elevate. Al posteriore, il cofano del bagagliaio è stato ridisegnato al fine di ridurre la portanza, migliorando l'equilibrio e la stabilità. Modifiche che hanno consentito alla V12 Vanquish S di raggiungere un ottimo coefficiente di resistenza aerodinamica, pari a 0,32. All'interno, la strumentazione venne aggiornata e completata con una nuova pulsantiera e un display per l'infotainment nella console centrale.
Al suo lancio, l'allora presidente e amministratore delegato di Aston Martin, il Dr. Ulrich Bez, presentò la Vanquish S in questi termini: "È l'Aston Martin ad alte prestazioni definitiva".
L’Aston Martin Vanquish è stata un’auto elitaria, tuttavia non sono mancate serie limitate e versioni celebrative, impreziosite da specifiche peculiari che hanno reso questo modello ancora più speciale. Nel 2007, poco prima del pensionamento, Aston Martin presentò la Vanquish S “Ultimate Edition” realizzata in serie limitata (40 esemplari) e contraddistinta dalla verniciatura esclusiva in Ultimate Black. All’interno, un tripudio di pelle semi-anilina con cuciture dedicate e finiture interne brunite. Ogni auto era poi corredata con le targhette personalizzate, riportanti il numero dell’esemplare e la dicitura “Limited Edition”. Dopo un'assenza di cinque anni, Aston Martin ha riportato in auge il nome "Vanquish" per accompagnare una nuova e fortunata generazione di grandi coupé ad altissime prestazioni.

Le fuoriserie. E, parlando di esclusività, non possiamo ignorare le fuoriserie e le concept realizzate da due grandi nomi del design che proprio con la Vanquish hanno omaggiato il lungo sodalizio tra il Made in Italy e lo Stile British, tutt’ora in corso. Nel marzo 2004, al Salone di Ginevra, Zagato presentava la magnifica Vanquish Roadster, basata sulla Vanquish “base” coupé. La stessa edizione della kermesse ginevrina fece da cornice anche per il debutto della Bertone Jet II: una coupé shooting brake con pianale allungato e configurazione dell’abitacolo con schema 2+2. L’auto venne realizzata dalla Bertone su disegno di Giorgetto Giugiaro, come tributo alla prima Bertone Jet su, base Aston Martin DB4 GT degli anni 60 (disegnata dal “Designer del Secolo” durante la sua collaborazione con Bertone).
Paul Spires chiosa: "Qui a Newport, un angolo apparentemente sonnolento del Buckinghamshire, celebriamo il patrimonio di Aston Martin ponendo particolare enfasi su icone come la DB5 ma anche su un 'classico moderno' come la V12 Vanquish. Sono sicuro che nel tempo un numero sempre crescente di appassionati arriverà a considerare queste auto con la stessa reverenza concessa oggi alle prime e gloriose DB".

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