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11 aprile 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

ATTRAZIONE POSTERIORE

Con una valutazione di soli tre milioni di lire per un esemplare in buono stato, l'Alfa Romeo "Alfetta" rappresenta un primo passo verso il collezionismo. Il difetto maggiore è la carrozzeria, facile preda della ruggine. Questo specifico tipo di problema rende difficile trovare un esemplare in ottime condizioni. Anche la reperibilità dei ricambi è limitata.

Nata nel 1972, l'Alfa Romeo "Alfetta" è stata una delle vetture più innovative uscite dalle linee di montaggio della Casa di Arese dal dopoguerra sino a quel momento. Destinataria di un'eredità pesante (il nome è quello della monoposto campione del mondo), presentava una serie di caratteristiche assolutamente inedite, come le sospensioni anteriori a barre di torsione e il ponte De Dion con incorporati cambio, frizione e differenziale. La carrozzeria, opera del Centro Stile Alfa, era compatta, moderna e molto gradevole, tanto che oggi, a distanza di quasi trant'anni, non sembra affatto invecchiata.

L'"Alfetta", carente dal punto di vista della qualità delle lamiere, è dotata di una meccanica molto efficiente. Il motore è affidabile e semplice da riparare, le sospensioni confortevoli, i freni efficaci. Le prestazioni sono addirittura migliori di certe "milleotto" dei giorni nostri e, a bordo, c'è spazio anche per quattro.

La prima serie, prodotta sino alla primavera del 1975, è anche la più rara. Omologabile Asi, può beneficiare di polizze assicurative a prezzo contenuto e può partecipare alle gare di regolarità. Dal 2002, i primi esemplari compiranno trent'anni e beneficeranno anche dell'esenzione dal pagamento del bollo. Peccato solo per i consumi elevati: se si preme sull'acceleratore, l'auto percorre 6-7 km con un litro.

Motore: anteriore quattro cilindri in linea, alesaggio x corsa 80x88,5 mm, cilindrata 1779 cm3, potenza 122 CV IGM a 5500 giri/min, rapporto di compressione 9,5:1, distribuzione a doppio albero a camme in testa comandato da catena, alimentazione con due carburatori a doppio corpo Weber 40 DCOE/32. Lubrificazione forzata, capacità del circuito 5,6 litri, filtro dell'aria a secco, raffreddamento a liquido. Impianto elettrico a 12V, alternatore da 35 A, batteria da 50 Ah.
Trasmissione: trazione posteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 5 marce con comando a cloche, pneumatici 165 SR 14.
Corpo vettura: berlina quattro porte, 5 posti, sospensioni anteriori a ruote indipendenti con barra stabilizzatrice, sospensioni posteriori ad assale rigido (schema De Dion) con barra stabilizzatrice, ammortizzatori idraulici telescopici. Freni a disco con servofreno, sterzo a cremagliera, capacità serbatoio carburante 46 litri.
Dimensioni e peso: passo 2510 mm, carreggiata anteriore 1360 mm, carreggiata posteriore 1350 mm, lunghezza 4280 mm, larghezza 1620 mm, altezza 1430 mm, peso a vuoto 1060 kg.
Prestazioni: velocità 180 km/h, consumo medio 11,5 litri per 100 km.

Possibilità d'impiego
Le prestazioni del motore, le sospensioni confortevoli e la grande tenuta di strada rendono l'"Alfetta" bene utilizzabile anche oggi.
Affidabilità
L'affidabilità è una delle qualità principali di questo modello. Le riparazioni ordinarie non sono costose e quasi tutti i meccanici sanno lavorare sulla vettura.
Investimento
La quotazione di tre milioni è ancora bassa. Nei prossimi anni, la valutazione è destinata a salire, anche perché la "Alfetta" si presta all'utilizzo nelle gare storiche.
Costi di gestione
A parte il consumo, non sono elevati. Dal 2002, il bollo dei primi esemplari costerà solo 50.000 lire anziché 450.000.
Disponibilità ricambi
Molti pezzi sono comuni a quelli delle Alfa Romeo successive. Più difficile trovare particolari di carrozzeria e interni.
Appeal storico
Il marchio ha sempre fascino, anche all'estero. Inoltre, è una delle ultime Alfa a trazione posteriore e questa caratteristica sarà sempre più gradita.



Insufficiente

Sufficiente

Discreto

Buono

Ottimo
TAGS Alfa Romeo
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