Audi A6 C5: i 25 anni della debuttante - Ruoteclassiche
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05 February 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Audi A6 C5: i 25 anni della debuttante

Nel febbraio 1997 la Casa dei quattro anelli annunciava una nuova generazione di vetture di classe medio-alta, basata sulla nuova piattaforma C5 del Gruppo Volkswagen. Con la seconda serie della A6, Audi consolidava definitivamente il suo status presentando una berlina dalle linee moderne e dotazioni all’avanguardia: era sfida aperta alle rivali BMW e Mercedes-Benz.

Al Salone di Ginevra del 1997, debuttava con clamore la seconda generazione dell’Audi A6. A livello stilistico, la nuova berlina si caratterizzava per le superfici lisce e i volumi morbidi ben raccordati tra loro. Nel frontale come nella vista laterale la nuova A6 comunicava un senso di solidità, pur tradendo la parentela con la cugina Volkswagen Passat, dalla quale differiva soprattutto nella coda. Il posteriore tondeggiante e il padiglione a mezzaluna conferivano alla nuova berlina una linea da coupé. La silhouette slanciata era frutto di un attento studio aerodinamico che risultava in un Cx di 0,28, un record tra le berline del suo tempo. L’Audi A6 esprimeva così il nuovo corso stilistico Audi, semplice e concettuale.

Alta qualità. L’abitacolo era realizzato con materiali di ottima qualità, con i comandi disposti in modo molto razionale. Tutto evocava robustezza e funzionalità: lo si percepiva ad esempio dallo scatto delle maniglie, a filo con la carrozzeria, dalla costosa struttura a telarino delle portiere o dalle stesse cerniere. Anche i fari anteriori, con palpebre in plexiglass e gruppi ottici lenticolari esprimevano modernità: di lì a poco tutti i modelli Audi avrebbero impiegato questa soluzione. In un epoca in cui il gruppo Volkswagen era in piena espansione, non poteva essere altrimenti per poter competere con mostri sacri come la BMW Serie 5 (E39) e la Mercedes Classe E (W210).

La gamma. La variante berlina venne commercializzata a partire dalla metà del 1997, in Europa e nell’autunno 1997 in Nord America e in Australia. L’apprezzatissima station wagon, denominata Avant, arrivò l’anno seguente. Il 1999 vide poi l’arrivo della A6 Allroad Quattro, una wagon rialzata e con finiture specifiche che si configurò come il primo crossover marchiato Audi.
La gamma iniziale spaziava dal 1.8 turbo (150 CV) al 2.8 V6 30 valvole (193 CV). Sul fronte diesel, si poteva optare per il parco 1.9 TDI da 110 CV o per il più adeguato 2.5 TDI V6 da 150 CV che, al lancio, era l’unico a montare il cambio manuale a sei marce. Per tutte le altre versioni erano previsti cambi a cinque marce: manuale o automatico Tiptronic, con possibilità di selezione manuale.

Le motorizzazioni. A metà anni 90, nel programma di sviluppo della A6, i raffinati motori benzina V6 (declinati nelle cilindrate 2.4 e 2.8) in virtù dell’architettura con cinque valvole per cilindro rappresentarono una delle sfide maggiori affrontate dai tecnici Audi. Inoltre, tutti i modelli A6 ad eccezione della 1.9 TDI erano declinabili nelle varianti a trazione anteriore o integrale Quattro, con il collaudato differenziale Torsen. In seguito proposta anche con il V6 biturbo 2,7 litri da 230 CV.
Nel 1999 la famiglia A6 vide l’arrivo della poderosa 4.2 V8, equipaggiata con lo stesso “cuore” dell’ammiraglia A8. Il modello V8 si distingueva per i passaruota leggermente più sporgenti, anche i fari e la griglia frontale vennero rivisti: modifiche riprese, nel 2002, su tutti gli altri modelli A6. Anche i cerchi da 17” erano disegno specifico per la 4.2, al fine di ospitare dischi freno più grandi. Considerate la potenza e il peso della V8, il modello top di gamma era proposto esclusivamente con la trazione Quattro.

Gradisce lo sport. All’Audi A6 4.2 V8, pensata come berlina di rappresentanza, si affiancò la più sportiva S6. Quest’ultima spiccava per il bodykit specifico e gli specchietti con finitura satinata.
Il propulsore era lo stesso otto cilindri da 4,2 litri da 4.172 cc con V di 90° con cinque valvole per cilindro ma sulla nuova Audi S6 poteva erogare 335 CV a 6.600 giri/min e 420 Nm di coppia motrice disponibili da 3.400 giri/min. Proposta nelle versioni berlina e Avant, poteva accelerare da 0 a 100 all’ora in soli 5,7 secondi mentre la velocità massima era limitata a 250 km/h. Con l’avvento della variante più estrema della gamma, la RS6, nel 2003 la S6 uscì di produzione.

Gli aggiornamenti. Nel 2002, il facelift della A6 interesso i fari e la griglia anteriore, con lievi modifiche alle modanature della carrozzeria, e la sfumatura della fanaleria posteriore.
Il restyling venne accompagnato da importanti sottopelle: su alcuni mercati, come modello entry level debuttava un due litri aspirato da 131 CV; mentre il 1.8 turbo venne proposto nella variante da 179 CV. Il 1.9 TDI era disponibile nella più robusta configurazione da 130 CV e 310 Nm di coppia massima, dotata di un nuovo cambio manuale a sei marce o, a richiesta, con l’automatico Tiptronic. Il V6 da 2,4 litri guadagnò 5 CV in più (170 CV) e un migliore bilanciamento, mentre il V6 da 2,8 litri venne sostituito da un più potente tre litri da 217 CV. Anche il V6 diesel fu leggermente modificato, raggiungendo quota 163 CV e 350 Nm nella variante a trazione anteriore e 180 CV (per 370 Nm) con trazione Quattro. Per le motorizzazioni a benzina con trazione anteriore, venne proposto un inedito cambio automatico a variazione continua, indicato come “Multitronic”.

Esagerata. L'Audi RS6 segnò la vetta massimo nello sviluppo della seconda generazione dell’Audi A6. Declinata nelle carrozzerie berlina e Avant, era equipaggiata con una versione biturbo del V8 da 4,2 litri sviluppato con la Cosworth Technologies (ora conosciuta come Mahle Powertrain). Mediante l’uso di due turbocompressori, la potenza schizzava a 444 CV per 560 Nm costanti da 1950 a 5600 giri/min: un range straordinariamente ampio per una vettura di questo tipo. La RS6 era solo con trazione integrale Quattro e cambio automatico "Tiptronic" a 5 velocità, riproponendo le stesse specifiche della trasmissione dell’A8 W12. Una scelta obbligata perché nessuna delle trasmissioni manuali dell'Audi reggeva la sovrabbondante coppia motrice della RS6.

Portentosa. La RS6 portò al debutto il Dynamic Ride Control (DRC) dell'Audi, un dispositivo meccanico, che mediante una pompa manteneva costante la pressione negli ammortizzatori durante le curve, al fine di contrastare rollio e beccheggio. Il sistema era di tipo "intelligente", in grado di regolare costantemente la rigidità di ogni ammortizzatore garantendo sia una guida confortevole e sia un'elevata aderenza. Inoltre, il DRC funzionava senza le complicazioni elettroniche previste dai sistemi simili della concorrenza.
Considerate le prestazioni (e il peso), con uno 0-100 coperto in soli 4,4 secondi e una velocità massima stimata in quasi 280 km/h (limitata elettronicamente a 250 km/h), l’Audi RS6 adottava un impianto frenante dedicato con dischi di grandi dimensioni: 365 mmm all’anteriore e 335 al posteriore con pinze anteriori ad otto pistoncini.

In corsia di sorpasso. In seguito, venne presentata una versione ancora più potente, la RS6 Plus con motore potenziato a 480 CV e senza limitatore di velocità: ciò le consentiva di sfiorare i 290 km/h. Commercializzata solo come Avant fu venduta in serie limitata solo sui mercati europei, finendo nei garage di quei connoisseur che necessitavano dello spazio e del comfort dell’A6 Avant ma anche di prestazioni adrenaliniche.
Senza ulteriori modifiche, la serie C5 lasciava il testimone ad una nuova e fortunata generazione di A6: più imponente e più tecnologica ma, soprattutto, più agguerrita riuscì a far imporre Audi sulle storiche rivali.

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