Bentley Azure: una reggia a cielo aperto (parte 1) - Ruoteclassiche
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28 February 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Bentley Azure: una reggia a cielo aperto (parte 1)

Nel 1995 il glorioso brand inglese tornava nel segmento delle cabriolet di lusso con una vettura super esclusiva: una grande convertibile a quattro posti, la variante a cielo aperto della sontuosa Continental R. In due puntate vi racconteremo la storia e l’evoluzione di questo modello che, tra gli anni 90 e i primi 2000, è stato tra i preferiti dai più esimi esponenti del “bel vivere”.

La Bentley Azure è stata una delle decapottabili più lussuose mai prodotte e con un chiaro rimando alla la Cote d’Azure, una delle destinazioni più ovvie per una vettura di questo lignaggio, questa grande convertibile venne presentata al Salone di Ginevra del 1995.
Erede della Rolls-Royce Corniche e della gemella Bentley Continental, la Bentley Azure evocava anche il nome di alcune trasformazioni su base Bentley Mulsanne e Turbo R operate dall’atelier Robert Jankel negli anni 80. Quest'ultima, tuttavia, era basata sulla recente piattaforma della coupé Continental R, svelata quattro anni prima. La cabriolet ne riprendeva gran parte dell’estetica e della componentistica, proponendosi come una variante ancora più godereccia ed esclusiva in virtù del tetto apribile.

Il massimo dell’esclusività. Le forme tipicamente anni 90, con il frontale a quattro fari circolari, dissimulavano (in parte) le dimensioni: con una lunghezza di 5.340 mm la Bentley Azure sorprendeva gli astanti per la sua mole, intesa sia a trasmettere un senso di imponenza e sia a garantire la maggior comodità possibile ai fortunati passeggeri.
A metà anni 90 la Azure era la più imponente tra le cabriolet e, ovviamente, anche una delle più costose: al lancio, la Azure aveva un prezzo esorbitante, 215.167 sterline, ben 22.590 sterline in più rispetto alla Continental R (circa 540.000.000 di lire). Considerata come uno status symbol da ostentare, la Azure è apparsa in numerosi videoclip musicali: su tutti “Miami” di Will Smith, nel 1998 oltre a numerosi film e telefilm, dalla Signora in Giallo a CSI fino alle Charlie’s Angels, per citare i più famosi.

Lo zampino della Pinifarina. Nello stabilimento Bentley Rolls-Royce di Crewe Crewe la produzione iniziò con il contagocce: nel primo anno vennero ultimati solo nove esemplari. Le linee entrarono a pieno regime nel 1996, quando vennero realizzate 251 vetture.
La spessa capote elettrica in tessuto della Azure era progettata e prodotta dalla Pininfarina e ciò contribuì a far lievitare notevolmente i costi di produzione. E, poiché le linee di Crewe avevano una capienza limitata, la stessa Pininfarina prese in carico la trasformazione delle Continental R, assemblando le scocche e il softop nello stabilimento di Grugliasco (TO) dove giungevano le componenti dal Regno Unito. La finizione e il montaggio della meccanica erano poi ultimati a Crewe.

Il vecchio 6 ¾ . Il cuore pulsante della Azure era l’inossidabile V8 da 6,75 litri, un motore ampiamente collaudato che equipaggiò gran parte dei modelli Rolls-Royce e Bentley dal 1959 in poi.
L’unita era dotata di un singolo turbocompressore Garrett con intercooler e, in questa configurazione, poteva erogare 360 CV. Al momento della presentazione della Azure, tuttavia, i dati ufficiali non vennero dichiarati: un vezzo, ereditato dalla tradizionale “etichetta” dei tecnici Rolls-Royce.
Durante la produzione, il propulsore venne equipaggiato con un nuovo sistema di gestione Zytek che portò a un leggero aumento di potenza, 385 CV erogati a 4.000 giri/min. La coppia massima risultava in 750 Nm, disponibili già a 2.000 giri/min. La trasmissione si avvaleva, invece, di un cambio automatico a quattro marce: il robusto “4L80-E” di provenienza General Motors.

Più veloce di quanto appare. La Bentley Azure non era e non voleva essere un’auto sportiva ma dissimulava una grinta inaspettata: con una velocità massima di 241 km/h e un’accelerazione da 0 a100 km/h in 6,5 secondi, poteva rivaleggiare (sul dritto) con alcune delle migliori GT del tempo, a dispetto delle sue dimensioni e dello scarso profilo aerodinamico ma, soprattutto, a fronte di un peso di ben 2608 kg.

Tailor made. A partire dal 1999 e fino alla fine della produzione, nel 2003, la Bentley Azure è stata commercializzata anche nell’allestimento "Mulliner". Ancora più sontuoso della configurazione di base, questo pacchetto aggiungeva finiture dedicate (cerchi di disegno differente, mascherina e inserti interni in alluminio spazzolato) oltre a inserti personalizzati e dotazioni supplementari. Ciò consentiva all’acquirente di sbizzarrirsi tra infinite possibilità di configurazioni tra verniciature, ebanisterie e sellerie realizzate su misura. In tal caso i prezzi variavano a seconda dell'auto, poiché le specifiche potevano essere significativamente diverse da una vettura all'altra, rispecchiando le più eccentriche richieste della facoltosa clientela. Intanto anche la linea venne leggermente rivista, con nuovi paraurti e finiture leggermente modificate.
Partendo dalla Mulliner, vennero realizzate anche le serie speciali Le Mans Series e Final Series: la prima, del 2000, per omaggiare il ritorno della Bentley alla 24 Ore di Le Mans e la seconda, del 2002, per celebrare la fine della produzione.

La seconda generazione.
Nel 1998, Bentley e Rolls-Royce si separarono: la “B alata” passava sotto l’egida Volkswagen, mentre lo “Spirit of Ecstasy” venne acquisita dalla BMW. Nonostante il cambio di proprietà, le ultime Azure della prima generazione mantennero le specifiche originarie.
Al termine della produzione i vertici Volkswagen decisero di avviare lo sviluppo di una Azure aggiornata, da presentare nel triennio successivo. L’idea era garantire alla clientela un prodotto più recente (anche in comparazione della moderna Bentley Continental GTC) sebbene molto classico nell’impostazione generale. Una rivale per l’altrettanto opulenta Rolls-Royce Phantom Drophead del gruppo BMW: la vetta più elevata del lusso en-plein air.
La seconda generazione della Bentley Azure, presentata nel 2006, beneficò così di importanti interventi meccanici e strutturali ma lo stile rimase simile all'originale, sebbene più curato dal punto di vista aerodinamico.

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