Auto
05 luglio 2019 | di Maurizio Schifano

Bertone Kayak, la Lancia coupé che non ci fu

La Lancia K Coupé avrebbe potuto avere le forme della Kayak. Un prototipo che la Bertone realizzò in totale libertà, trascendendo con gusto e coraggio le tendenze del car design di metà anni 90

Salone di Torino 1996: la Lancia presenta la K Coupé, che ha la carrozzeria strettamente derivata da quella berlina, secondo una prassi da tempo adottata dalle Case tedesche ma evidentemente poco gradita per un marchio italiano.

E se invece… E infatti questa pur valida versione, che suscita subito dubbi per l’estetica troppo classicheggiante, risulterà quasi un flop. Le cose forse sarebbero andate diversamente, se la Lancia avesse invece deciso di produrre una K Coupé sulla base della Kayak, un prototipo che Bertone aveva esposto in anteprima mondiale al Salone di Ginevra del 1995 e che ripresenta proprio a quello di Torino del 1996.

Tutta un’altra storia. Vettura perfettamente funzionante, la Kayak adotta in effetti la meccanica della Lancia K col motore 5 cilindri in linea di 2446 cm³; per il resto con quella berlina non ha nulla in comune, se non vaghi richiami estetici nel frontale. Ecco come la descrive il comunicato stampa della Bertone, emesso nell’aprile 1996: “Con tutti i limiti del confronto, diremmo una Aurelia B20 del 2000. Il design della Kayak è sportivo, ma insieme elegante e raffinato. Il filo conduttore del progetto è… moderazione senza gratuite stranezze ed esasperazioni. Volutamente un coupé che si leghi alla tradizione Lancia. Si sono voluti esaltare alcuni caratteri canonici e classicheggianti del marchio e del prodotto. Una forte muscolatura ed una caratterizzazione della calandra Lancia che domina e determina l’intero frontale”.

Uno stile in controtendenza. Col senno di poi, pur riconoscendole un’indiscutibile eleganza e raffinatezza, la Kayak non pare proprio che esalti caratteri canonici del marchio, ma che invece se ne discosti, proponendo linee innovative, adottate anche per altre coupé italiane dell’epoca, come l’Alfa Romeo GTV e la Fiat Coupé, che comunque non avrebbero avuto il successo sperato. Per la Kayak, come enfatizzato dalla stessa Bertone, si sono volutamente proposte proporzioni in antitesi alla tendenza del momento che voleva frontali compatti e code relativamente alte, esplorando in chiave moderna le proporzioni classiche dei coupé di una volta con forte esaltazione del cofano motore ed una linea laterale che si abbassava verso il posteriore.

Un’occasione sprecata. Però l’aspetto, che per via delle forme compatte e della linea di cintura in rilievo può effettivamente richiamare lo scafo di un Kayak, è inesorabilmente quello di un prototipo di stile, troppo “rivoluzionario” per una clientela pur aperta alla novità come quella Lancia, che non sarebbe pronta ad accettarlo, nemmeno dopo le inevitabili semplificazioni derivanti dall’industrializzazione. I vertici della Casa ne sono consapevoli e non accettano la proposta di Bertone, preferendo limitarsi a una mera derivazione dalla berlina, che non piacerà comunque. Una via di mezzo probabilmente sarebbe stata ideale, ma in quel momento mancava il tempo e forse mancavano pure i “talenti” per realizzare la K Coupé più giusta.

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