Auto
22 July 2019 | di Laura Ferriccioli

BMW, la “grande fuga” della 327 azzurra

Un'affascinante BMW 327 trasformabile è testimone degli avvenimenti storici dell'Est europeo ed eroica protagonista di una fuga per la libertà

Chi è stato a Villa Erba, a Cernobbio, durante il Concorso d'Eleganza Villa d'Este, se ne ricorderà di certo. In pole nello spazio museale BMW Classic, la BMW 327 Sport Convertibile azzurra del 1938 non passava inosservata. L'auto è conservata e porta con sé i segni evidenti del suo intenso passato, pure con una certa eleganza: anche per questo suscitava tonnellate di ammirazione e curiosità. Ora, con la sua presentazione alla nona edizione del Concursul de Eleganţă Sinaia, uno dei maggiori contest per auto d'epoca della Romania, è stata svelata al mondo la storia di questa misteriosa vettura dall'aspetto “vissuto”. Realizzato in collaborazione con l'Elica, l'evento si è svolto il 29 giugno nella località montana di villeggiatura Sinaia, a circa 200 km da Bucarest. E ha riportato a casa la convertibile mezzo secolo dopo la sua “grande fuga” dal comunismo, avvenuta nel 1969.

Miss Bucarest su quattro ruote. Di fatto la vita di questa sportiva di lusso, dapprima nominata 55 PS Sport Convertibile, racchiude in sé le travagliate vicende storiche dell'Europa dell'Est. L'esemplare è stato acquistato nello showroom Tracta, che negli anni Trenta era il dealer ufficiale rumeno BMW, situato nella capitale. L'acquirente, Eduard Ecker, è poi rimasto negli anni l'unico proprietario. Neolaureato in ingegneria e architettura, classe 1912, Ecker ha ammirato a lungo l'auto dei suoi sogni per le vie della città prima di potersela permettere a 26 anni.

Stile e performance. Elegante e moderno, a quel tempo il modello era considerato in Romania uno status symbol in seguito alla rinascita economica del Paese. Il motore era un sei cilindri in linea da 2 litri (55 CV), sviluppato dal precedente della BMW 326. La carrozzeria, costruita nello stabilimento BMW di Eisenach, era basata sullo stesso telaio della 320. In totale, con 124 unità prodotte, la 327 è risultata una delle più popolari sportive della fine degli anni Trenta.

Vietato toccare. Con l'occupazione sovietica che seguì la Seconda Guerra Mondiale, anche Ecker, che pure faceva parte di una comunità tedesca, ha iniziato ad avere difficoltà a trovare lavoro. Secondo la leggenda, l'unica cosa che è riuscito a salvare dalla confisca del governo comunista è proprio la BMW 327, smontata e nascosta. Quando poi, negli anni Sessanta, la situazione del Paese è migliorata con l'indipendenza dall'Unione Sovietica, è iniziato per Ecker un periodo di serenità economica grazie a un impiego stabile. Il che per la vettura si è tradotto in viaggi, cura e attenzione.

Pronti, attenti, via. Intorno al 1965 le è stato cambiato il motore per la quinta volta, comprato da Ecker tramite un attore rumeno. Intanto l'appassionato era anche riuscito ad acquisire una serie di parti di ricambio grazie al supporto dell'esercito tedesco negli anni Quaranta. Automobile e proprietario, insomma, si sono preparati a lungo prima del loro viaggio più importante – “la grande fuga” – iniziato in direzione Belgrado appena avuto il visto per l'ex Yugoslavia. Seconda tappa, l'Italia: con finanze e serbatoio in riserva.

Stanchezza al volante. Grazie all'aiuto di alcuni amici tedeschi, Ecker è arrivato poi con la BMW in Austria per passare il confine germanico nei boschi. Una notte ha pure perso il controllo della vettura ed è andato a sbattere contro un albero ma i danni sono ammontati a poco più di qualche graffio – tra l'altro ancora visibile sulla carrozzeria – senza che la lunga marcia venisse interrotta.

Happy end teutonico. Da allora il professionista si è stabilito con la sua auto nella Bundesrepublik Deutschland, dove ha sempre lavorato nel campo dell'edilizia occupandosi, fra le altre cose, della costruzione del Parco Olimpico di Monaco, vicino al quartier generale BMW. Per la sua convertibile sono seguiti anni felici di manutenzione, cure e affetto. Finché nei primi anni Novanta è stata donata da lui stesso – scomparso poco dopo a 90 anni – al BMW Group Classic, che l'ha sempre conservata. Anche la targa, “2 B 2763”, è ancora quella della “grande fuga”.

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