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Bollo auto ultraventennali al 50%: perché non è una buona notizia

È passato nel maxiemendamento alla Legge di Bilancio presentato in Senato il provvedimento che concede uno sconto del 50% sul bollo delle auto con età compresa tra i 20 e i 29 anni. Un’iniziativa che, se dovesse essere confermata anche alla Camera, porterà conseguenze negative per il settore.

Durante la scorsa notte la Legge di Bilancio 2019 è passata al Senato con 167 voti a favore, 79 contrari e 3 astenuti. Ora l’iter prevede un passaggio alla Camera e poi la manovra sarà Legge dello Stato. Nel maxiemendamento che il Governo ha predisposto, 192 pagine di correzioni su cui l’Esecutivo ha posto la “fiducia”, ce n’è per tutti, anche per le auto “quasi storiche”, come accennato ieri da Ruoteclassiche. L’articolo 619, comma 6, del maxi-emendamento recita testualmente: “All’articolo 63 della Legge 21 novembre 2000, n. 342, dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti: 1-bis. Gli autoveicoli e motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa tra i 20 e i 29 anni se in possesso del certificato di rilevanza storica di cui all’articolo 4 del decreto ministeriale 17 novembre 2009, rilasciato dagli enti di cui al comma 4 dell’articolo 60 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, saranno assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50%. 1-ter. L’onere derivante dal comma 1-bis è valutato in 2,05 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019”.

Manina misteriosa. In sostanza, quindi, all’ultimo istante, una “manina” ha introdotto, tra le pieghe delle correzioni, un provvedimento “a favore” dei collezionisti di youngtimer. Le virgolette sono d’obbligo perché di favorevole, invero, c’è proprio poco. Ecco perché: innanzitutto questa iniziativa che, a detta dei bene informati, pare ispirata da una parte del Consiglio Federale dell’ASI (si badi bene: non da tutto l’organo direttivo dell’Automotoclub Storico Italiano) premierebbe tutti i veicoli con anzianità compresa tra i 20 e i 29 anni e non, come sarebbe più giusto, soltanto quelli di reale interesse storico. In secondo luogo, il taglio del 50% del bollo, sarebbe un “falso ideologico”: un’auto (o una moto) va considerata storica tout court oppure no. Se è storica, dovrebbe godere dell’esenzione totale, se non lo è, nessun vantaggio dovrebbe essere concesso al suo proprietario. La conseguenza di una decurtazione a metà del bollo sarebbe sia di scontentare chi finora ha goduto dell’esenzione totale (in vigore fino a quest’anno solamente in Lombardia, in Emilia Romagna e in poche altre regioni) sia di attirare per l’ennesima volta gli strali di chi pensa che le auto storiche siano soltanto ferri vecchi e inquinanti (non è vero, come sanno bene gli appassionati, ma la demagogia è oggi imperante), che più che godere di vantaggi dovrebbero essere cancellate dalla circolazione.

Quanto costa lo sconto. Per essere certi di beneficiare del 50% di sconto sul bollo occorrerà iscriversi a un club (tra 25 e 50 euro all’anno almeno), all’ASI (41 euro l’anno) o a un registro di marca (RIAR, Registro Italiano Fiat, Registro Storico Lancia), farsi rilasciare il Certificato di Rilevanza Storica (20 euro, una tantum), e poi chiedere alla motorizzazione di stampare il tagliando da applicare al libretto di circolazione che attesti la storicità dell’auto (da 26,20 euro). È davvero conveniente per tutti? Di sicuro lo è per club, ASI e registri di marca, che rimpingueranno le casse. E anche di molti denari.

La copertura. Nel testo della legge in approvazione, si parla di una cifra di circa 2 milioni per coprire le spese dello sconto del 50% del bollo. I conti sono stimati sulle 185.000 auto che oggi hanno già il CRS. Si tratta, tuttavia, di cifre totalmente errate già in partenza: ipotizzando 100 euro di spesa media per il bollo con una veloce approssimazione, lo sconto del 50% prevede per le casse dello Stato un aggravio di oltre 9 milioni di euro. Ma non è tutto: perché le auto tra i 20 e i 29 anni circolanti sono, come spieghiamo qui sotto, più di 3,5 milioni (fonte ACI) e sono un trend in crescita. Per le casse dell’Erario sarà un ecatombe. E a rimetterci saranno soltanto i veri collezionisti.

Quanti sono i veicoli con età compresa tra i 20 e i 29 anni ancora circolanti in Italia? Ben 3.855.585 secondo i calcoli di ACI (che, giova ricordarlo, gestisce i registri del Pra e quindi conosce bene i numeri reali), ossia quasi il 10% dell’intero parco circolante italiano (esattamente è il 9,8%). Numeri impressionanti che, tra l’altro, sono in crescita di anno in anno, perché in Italia l’età media delle automobili continua a invecchiare, in assenza di provvedimenti ad hoc per lo svecchiamento: nel 2018 le auto tra i 20 e i 29 anni sono cresciute rispetto al 2017 di ben 286.215 unità.

Meglio la Lista di Salvaguardia. I detrattori delle auto storiche avrebbero dunque buon gioco a sostenere che i collezionisti sono una categoria privilegiata, e che i soldi delle già esangui casse dello Stato vengono spesi in maniera scriteriata. Ruoteclassiche, e tutto il Comitato Heritage (tranne l’ASI), si è sempre schierata a favore di un provvedimento più sensato: la creazione di una vera, onesta e inconfutabile “Lista di Salvaguardia”, volta ad agevolare solamente i modelli di reale interesse storico, cui concedere un’esenzione dal bollo totale, costituita da modelli selezionati anche in relazione al numero degli esemplari superstiti effettivamente in circolazione. Riteniamo che non sia più il tempo di provvedimenti a pioggia, privi di significato e logica.

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