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01 marzo 2019 | di Alberto Amedeo Isidoro

Citroën DS: così Bertoni inventò il volante “monorazza”

Ispirato dagli esercizi di stile dell'architetto svizzero Le Corbusier, Flaminio Bertoni ideò il primo volante "monorazza" della storia. Una delle tante innovazioni della sempreverde Citroën DS.

Edifici, monumenti ma anche, soprattutto, oggetti della quotidianità. L'architetto svizzero Charles-Édouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto con lo pseudonimo Le Corbusier, ha disegnato praticamente di tutto, influenzando profondamente il design del ventesimo secolo. Tra gli schizzi sui suoi taccuini, immancabili, anche i particolari esterni e interni delle automobili, accessori e dispositivi destinati a dare una scossa al mondo delle quattro ruote.

Il futuro è già qui. Risale al 1936 il disegno di un'automobile studiata per offrire grande spazio a bordo. Motore posteriore, sbalzi anteriore e posteriore ridotti al minimo e un'inedita soluzione di tre poltroncine per chi siede davanti: questi, alla metà degli anni 30, gli ingredienti di una ricetta tanto innovativa quanto difficile da far "digerire" a un costruttore di automobili.

Sfida tra progettisti illuminati. Alcuni storici dell'auto non escludono l'ipotesi che i bozzetti di Le Corbusier, a un certo punto, siano atterrati sui tavoli del Centro Studi Citroën. Una cosa, però, è certa, e cioè che i progetti TPV e VGD, dai quali nacquero rispettivamente la 2 CV e la DS, in quegli stessi anni, avevano moltissimi punti in comune con le “Voiture type A” e “Voiture type B” progettate dall'architetto svizzero.

Fonte d'ispirazione. Pare che intorno al 1952 Flaminio Bertoni, anche lui architetto, all'epoca in forze al reparto progettazione della Casa del "double chevron", abbia preso spunto proprio da uno degli schizzi di Le Corbusier per studiare un nuovo tipo di volante per la DS, che sarebbe nata di lì a poco.

Come sugli aerei. Il reparto che si stava occupando dell'impianto idraulico stava studiando un sistema di sterzatura ad assistenza totale, di tipo aeronautico, che prevedeva l’uso di una specie di cloche, o di un manubrio, per far sterzare la vettura. Dopo alcune prove, però, i tecnici ritennero il sistema inadeguato per gli automobilisti e rinviarono a data da definirsi la decisione di montarlo su una vettura di serie.

Il volante che non c'era. A Bertoni, quindi, fu data carta bianca. Lo stilista varesino, a quel punto, che stava lavorando gomito a gomito con André Lefebvre alla messa a punto della DS, abbandonò ogni convenzione e diede libero sfogo alla fantasia, proponendo uno snello ed elegante volante "monorazza". Una soluzione inedita, che desta curiosità e stupore ancora oggi.

Una soluzione geniale. I vantaggi, al di là dell'aspetto elegante e raffinato, risiedevano soprattutto nel comportamento del componente in caso di incidente: era un volante estremamente flessibile e, in caso di impatto, consentiva di ridurre drasticamente i danni per il torace del conducente. Indiscutibile anche l'aspetto della miglior visibilità: un'unica razza consentiva al guidatore una visuale migliore dell'interno quadro strumenti.

Evoluzioni di stile. Inizialmente rivestito con un sottile filo di nylon bianco, lo sterzo della DS negli anni fu nastrato prima in bianco e poi in nero. Al 1971 risale invece lo sterzo "monorazza" che equipaggerà la DS fino alla fine della sua carriera. Il design è più moderno e il rivestimento in morbida schiuma poliuretanica.

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