Auto
21 May 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Citroën SM: 50 anni a tutto stile

Presentata al Salone di Ginevra del 1970, la Citroën SM era frutto della nuova alleanza italo-francese tra Citroën e Maserati: insieme diedero vita ad una coupè di lusso iconica nello stile e avanzatissima nei contenuti.

L’eclettismo Citroën è noto a tutti: per molto tempo ha occupato fasce di mercato antitetiche, dalla minimalista 2CV alla prestigiosa DS. La SM introduceva un nuovo concetto di Gran Turismo che riuniva il meglio di due scuole di pensiero differenti: il comfort totale e uno stile anticonformista tipicamente Citroen alla grinta e l’eleganza Maserati. Sulle autostrade dell’ epoca, non troppo trafficate e senza limiti di velocità, la Citroën SM poteva tenere la media dei 200km/h in totale sicurezza e nel comfort più assoluto.

La GT del futuro. La Citroën SM si configurava come una granturismo di alto rango, bassa, lunga e affusolata si caratterizzava per la fascia trasparente sotto la quale si celavano i grandi fari rettangolari. La continuità della fiancata era sottolineata dalle ruote posteriori carenate, uno stilema ripreso dalle mitiche DS e ID. Al posteriore l’ampio portellone posteriore sormontava la grande fanaleria a sviluppo orizzontale. L’immagine avveniristica trovava conferme anche all’interno: l’ampia finestratura dava luce all’abitacolo che, comodo per 4, si caratterizzava per i sedili dal disegno futuristico.

La tecnica. La piattaforma della SM era stata sviluppata come versione sportiva della DS: il passo venne leggermente accorciato e il corpo vettura ribassato per trasformarla in coupé. Una base tecnica che Citroen mise a punto con le berlinette sperimentali che presero parte in alcuni rally di fine anni ’60. Sulla Citroën SM ritroviamo poi le mitiche sospensioni idropneumatiche, che collaudate nei quindici anni precedenti sulla DS, avevano dimostrato la loro efficacia tanto nell’uso stradale quanto nei rally internazionali. La Citroën SM portava al debutto l’inedito sistema “diravi” (Direction à rappel asservi) ovvero un sistema direzionale con il volante collegato alle ruote mediante un impianto idraulico ad alta pressione che gestiva anche il riallineamento dello sterzo: le ruote che tornavano dritte anche a vettura ferma. Per quanto riguarda il comparto motoristico, la gestazione fu più complessa, in quanto la gamma DS non disponeva di propulsori con frazionamento superiore al 4 cilindri, poco confacenti con l’immagine futuristica e la classe della nuova coupè.

Intesa franco-italiana.
Il Centro Studi Citroën progettò motori con architetture diverse: un V6 , poi un V8 risultante dall’unione di due monoblocchi a 4 cilindri uniti centralmente, ma senza mai raggiungere risultati soddisfacenti. Perciò la Direzione Generale nel 1968 risolse il problema in maniera drastica comprando l’italiana Maserati… Pierre Bercot, l’allora presidente e direttore generale della Citroën, aveva già avviato un piano di diversificazione della produzione e aveva in cantiere una nuova grande vettura: nome in codice “S”, come Sport, mentre la "M" come è facile intuire stava per Maserati. Il team di progettisti potè contare sulla preziosa esperienza della Maserati nel settore delle Gran Turismo e della meccanica ad alte prestazioni. Sotto il lungo cofano della Citroën SM, Maserati donò un sei cilindri a V con bancate di 90° da 2670 cc, fluido e silenzioso dalla potenza di 180 cavalli, più che sufficienti per toccare una velocità di punta pari a 220 km/h.

Esclusiva. Il secondo mercato di riferimento per questa bella coupè franco-italiana era proprio quello italiano, nonostante un prezzo di acquisto a dir poco impegnativo: con 11 milioni di lire, si entrava di diritto nell’Olimpo delle supersportive. Ma, nel 1973 cambia tutto, le conseguenze della crisi petrolifera portarono al pensionamento della ormai datata DS, ma coincise anche con l’uscita di produzione della SM. Per soddisfare gli ultimi ordini, alcuni esemplari di fine serie furono assemblati presso lo stabilimento di vetture sportive Ligier fino al 1975. Poi, dopo quasi 13 mila esemplari venduti “Sua Maestà” uscì di scena, restando al caldo nei garage dei connoisseurs amanti della tecnologia e delle vetture sofisticate. La SM si ritirava a vita privata con l’esclusiva di essere stata l’ultima grande coupé del Double Chevron.

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