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26 giugno 2018 | di Marco Visani

Concours d’Elegance Suisse, red carpet di pregio

C’erano tutti gli ingredienti dei concorsi d’eleganza: una location esclusiva - il medievale castello di Coppet, sulle rive del lago Lemano - un parterre di vetture da strabuzzare gli occhi e gli immancabili panama bianchi sulle teste dei giudici. Alla sua terza edizione, il Concours d’Elegance Suisse, andato in scena lo scorso weekend alle porte di Ginevra, ha portato l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori sul mondo dell’auto d’epoca in Svizzera.

L'evento si è svolto nello stesso weekend di Passione Caracciola, a un mese di distanza dallo Swiss Classic World di Lucerna e sei mesi prima che venga allestito a Lugano il Vintage Motor Show, prima fiera di auto storiche del Ticino. Segno che Oltralpe stanno sgomitando a più non posso per conquistare un posto al sole nel mondo dell’heritage.

Cosa c’era sul red carpet. La prima cosa che viene in mente, passeggiando tra le bellezze esposte, è che Coppet sta ai concorsi d’eleganza esattamente come il Salone di Ginevra (15 km da qui) ai motor show: è compatto - un unico, immenso prato nella corte interna del castello - eppure ricchissimo: 85 le auto in concorso (65 delle quali con targa svizzera) suddivise in 15 classi. Come sempre un occhio particolare è riservato all’alto di gamma, tanto più con un main sponsor chiamato Rolls-Royce, il che non ha impedito una certa sensibilità al fascino discreto di vetture popolari ma rare. Due per tutte: una Peugeot 203 Coupé e un’Autobleu, leziosa couperina su base meccanica Renault 4CV. Nello scegliere le "solite note" dei contest di questo genere si è guardato con attenzione agli anniversari: i 60 anni sia della Ferrari 250 GT Coupé Pinin Farina sia della Aston Martin DB4. Trovarsi una accanto all’altra quattro "duecinquanta" sostanzialmente identiche, tutte e quattro bellissime, ha complicato parecchio la vita alla giuria, costretta a lavorare particolarmente di fino, visto che le differenze erano nell’ordine della zincatura delle viti. Nella sezione vetture chiuse degli Anni 30 erano esposte, una accanto all’altra, due Bugatti Type 57 S Atalante: già è difficile vederne una, immaginate due assieme. Ammiratissime una Cord 810 del 1937 e una pinnutissima Plymouth Fury Hardtop-Coupé del 1959, due interpretazioni iconiche di altrettanti periodi d’oro dell’auto a stelle e strisce. Nella sezione Futures Classiques, le youngtimer insomma, citazione d’obbligo per un’Aston Martin Lagonda Tickford 1982 e per una Monteverdi 375/4 del 1972, l’unico esempio di limousine costruita nel territorio della Confederazione.

Come le hanno giudicate. La giuria, presieduta quest’anno da Adolfo Orsi junior, si è ispirata ai criteri dell’International Chief Judge Advisory Group, che da anni premia e incoraggia più la conservazione dell’over restauring, con criteri molto selettivi e scientifici: ogni vettura ammessa al concorso parte con una dotazione iniziale di 100 punti, e subisce deduzioni da mezzo a cinque punti per ogni imperfezione, categorie in cui rientrano persino un’eccessiva quantità di particelle metalliche nelle vernici metallizzate e la presenza di adesivi che non siano quelli del rodaggio o dei lubrificanti apposti in origine dal costruttore. In quest’ottica un’auto dans son jus come la Hispano Suiza T49 Weyman Sport Saloon del 1927 appartenente al monegasco Marco Gastaldi ha destato particolare attenzione e ha vinto il (pur consolatorio) premio per l’auto meglio conservata. Alla fine, in questa lodevole ricerca della perfezione rigidamente connessa all’originalità il termine "eleganza" suona persino riduttivo, visto che non rende abbastanza l’idea del minuzioso lavoro che sta dietro a chi le auto le sceglie e le valuta.

Chi ha vinto cosa. "Best in Show", onorando i padroni di casa, è risultata una delle tre Alfa Romeo in lizza, la 6C 2300 del 1939 carrozzata dallo svizzero Graber e appartenente al tedesco Matthias Metz, che ha vinto anche la propria categoria, quella dei carrozzieri elvetici. Quanto alle altre best in class: tra le scoperte Anni 20 ha primeggiato la Hispano Suiza H6B torpedo cabriolet double capot 1926; tra le scoperte Anni 30, la Delage D8-120 Chapron 1937; tra le chiuse Anni 30, la Bugatti Type 57 S Atalante 1937; tra le Ferrari a motore anteriore fino al 1964, la 342 America 1953; tra le Ferrari a motore anteriore fino al 1971, la 365 GTB/4 Daytona 1971; tra le Aston Martin DB4, una seconda serie 1960; tra le Ferrari 250 GT Coupé Pinin Farina, un esemplare del 1960; tra le coupé degli Anni 40 e 50, l’Alfa Romeo 6C 2500 Super Sport Villa d’Este 1949, classificatasi anche seconda assoluta; tra le coupé a motore anteriore degli anni 1960-1975, la Jaguar Type-E 1961 esposta a suo tempo al Salone di Ginevra; tra le coupé a motore posteriore del periodo 1960-1977, la Lamborghini LP400 Countach 1977; tra le cabriolet 1956-1975, la Aston Martin DB5 1964; tra le berline di lusso 1949-1960, la Rolls-Royce Silver Wraith 1952 (con targa originale Lucca e appartenente all’italiano Mauro Borella); tra le berline di lusso 1969-1975, la Monteverdi 375/4 del 1972; tra le berline di lusso 1980-1985 Rolls-Royce Silver Spur del 1984. L’appuntamento per la quarta edizione è dal 21 al 23 giugno 2019, con i 100 anni della Delahaye, i 100 della Bentley e della Citroën e i 60 della Mini.

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