Auto
05 marzo 2019 | di Alberto Amedeo Isidoro

[Delta 40] Pierluigi racconta: “La mia LX è speciale”

Quali sono i confini dell’amore per un mezzo meccanico? Ce lo racconta Pierluigi Gallo, lancista doc con la Delta nel cuore.

“Le Lancia? Le amo tutte da impazzire”. Va dritto al cuore di un amore sbocciato in tenera età, Pierluigi Gallo, lancista da sempre con una predilezione per le Delta.

Il sogno HF Turbo. Poi finalmente una LX. “La decisione di acquistare una Lancia del passato risale al 2009”, racconta Pierluigi. “Avevo pensato subito a una Delta, in particolare a una HF 1600 Turbo. Ne avevo trovate due, una bella che mi fu soffiata da un altro collezionista e un’altra in condizioni pessime. Continuai a cercare e, proprio quando stavo iniziando a perdermi d’animo, venni a sapere che un vecchio meccanico di Varese aveva messo in vendita una Delta 1300 LX del 1990 grigio Quarx metallizzato. Incuriosito, andai a vederla. Fui tanto sorpreso dalla quantità di polvere che ricopriva la carrozzeria quanto dal contachilometri: era fermo a quota 44.000".

Un po' giù di carrozzeria. La prima cosa che Pierluigi mise sotto la lente d’ingrandimento fu il sottoscocca. “La sollevai personalmente sul ponte”, ricorda, “notai subito la totale assenza di ruggine”. Buone notizie anche sul fronte della meccanica: “Mi bastò un giro di chiave. Il motore era pieno, girava rotondo. Del resto, era stata nelle mani di un meccanico esperto...”. Quella che andava rivista, semmai, era la carrozzeria. “Notai immediatamente che la fiancata destra era segnata, inoltre c'erano dei bolli più o meno piccoli sparsi qua e là. Il paraurti anteriore, poi, era rotto, e il vano motore molto sporco”.

Ricambi in omaggio. La trattativa per l’acquisto si concluse in poche battute. “Alla fine ci accordammo per 800 euro, a cui dovetti aggiungerne 300 per fare il passaggio di proprietà. Il vecchio proprietario fu gentile, nel baule mi fece trovare uno scatolone ricolmo di pezzi di ricambio: filtri dell’aria, guarnizioni e diverse componenti di meccanica. Dovetti solo fare il pieno di benzina e dare una pulita al parabrezza, non si vedeva niente!”. Ancora oggi, a distanza di dieci anni, l’emozione di quel giorno è vivissima nelle mente e nel cuore di Pierluigi. “Stavo guidando la prima auto storica della mia vita, ed era una Lancia! Non poteva esserci miglior primo passo verso il collezionismo”.

"Rimbocchiamoci le maniche". Ma quanti e quali interventi, tra pulizia, manutenzione e ripristino, sono stati necessari? "Non moltissimi, per la vertià", racconta Pierluigi: “Per prima cosa la lavai tutta con l’aiuto di un amico. Pulimmo anche il sottoscocca e il vano motore. Chiaramente bisognava sostituire tutti quei pezzi che il tempo aveva deteriorato: intervenimmo su freni, fari, scarico, fanalini e fascioni paraurti”. L’auto, a mano a mano, tornava a splendere come una volta, ma Pierluigi era ancora lontano dall’essere soddisfatto.

Non lascia nulla al caso. “Terminati gli interventi alla meccanica”, prosegue nel racconto, “mi accordai con un carrozziere di Peschiera Borromeo per una riverniciatura completa. Spogliai la vettura e poi la portai col carro attrezzi in carrozzeria”. Effettuando lo smontaggio completo delle parti, Pierluigi scoprì però qualche magagna: il radiatore trafilava, una traversa era piegata e un tampone dell’ammortizzatore sembrava arrivato al capolinea. "Nei due mesi in cui l’auto rimase in carrozzeria non stetti con le mani in mano e mi occupai delle revisione di tutti i pezzi che avevo smontato”. Alcune parti, però, non convincevano Piergluigi, che si trovò quindi costretto a creare una “lista della spesa”. “Proprio così”, ricorda, “mi misi alla ricerca dei ricambi mancanti, e i più rari li volli addirittura doppi. Perché non si sa mai...”.

Tanta nostalgia degli anni 90. Lo step successivo riguardò la la rigenerazione dei cerchi Cromodora e l’applicazione di una cera protettiva su tutti gli scatolati. Ma a Pierluigi non tornava qualcosa. “Aprii il cofano e non potei fare a meno di notare che mancavano alcune etichette. Le feci riprodurre, fedeli alle originali. Quando la macchina tornò a casa, rimasi letteralmente senza fiato: sembrava una scocca appena uscita dalle linee di Chivasso, pronta per essere vestita! Come ciliegina sulla torta, feci anche rifare l’adesivo sul lunotto celebrativo delle vittorie dei mondiali rally, praticamente un must all'epoca, e usai un vecchio bollo di circolazione di un’auto che mio padre aveva nel 1990, quand’era ancora obbligatorio esporlo sul parabrezza”.

Come si guida? In molti, tra collezionisti Lancia e appassionati, oggi fermano Pierluigi ai raduni e alle manifestazioni; la sua Delta nell’“ambiente” è piuttosto conosciuta. “Spesso mi chiedono come va”, confessa, "io rispondo sempre che è un’auto sincera nelle reazioni. Non ha il servosterzo ma la guida è diretta, sicura. Tiene bene la strada ed è comoda. Nella strumentazione c’è persino l’econometro, che mi aiuta a ridurre i consumi. Quando non esagero con l’acceleratore, arrivo a percorrere anche 15-16 chilometri con un litro di benzina”.

Un'auto da copertina. Un amore destinato a durare nel tempo, quello di Pierluigi per la sua Delta. “La terrò per sempre con me, mi piace il suo odore, mi piacciono le sensazioni che mi trasmette. La amo e la amerò sempre anche per il tempo che le ho dedicato, le ore trascorse insieme in officina, ad aspettare che tornasse a splendere. Negli anni mi ha accompagnato in tantissimi raduni e mi ha regalato diversi premi. Oltre a un'apparizione, nel 2012, sulle pagine di Ruoteclassiche”. Un motivo in più per condividerla coi nostri lettori, in attesa della prossima storia...

Condividi
COMMENTI