Auto
05 aprile 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

E così nacque l’Argenta

Dal secondo dopoguerra in poi, il segmento delle ammiraglie non era mai stato favorevole per la Fiat, tanto e vero che dopo l’uscita di produzione della 130, nel 1977, la Casa torinese aveva deciso di abbandonarlo. Al vertice della gamma era perciò rimasta la più modesta 132, che però, lanciata nel 1972, si mostrava ormai invecchiata, seppur con una certa dignità.

In un periodo in cui, per varie ragioni, in Italia l’understatement era quasi d’obbligo, un nuovo modello della stessa classe avrebbe potuto assumere validamente il ruolo di “ammiraglia”. E comunque, una nuova berlina 2 litri ben concepita avrebbe potuto costituire il modello giusto per ottenere una maggiore penetrazione della Fiat sui mercati del Centro Europa. Le poche risorse lasciate a disposizione dall’impegno richiesto per la progettazione della futura Uno, consentivano tuttavia pochi margini di manovra; d’altra parte, l’accordo con Alfa Romeo e Saab che avrebbe portato alla nascita della Fiat Croma, della Lancia Thema, dell’Alfa Romeo 164 e della Saab 9000 era ancora da perfezionare.

Non restava che ripiegare sul classico “modello di transizione”, operando un restyling, seppur consistente, della 132, mantenendone comunque immutati il pianale, con tutta la meccanica, e il corpo centrale della carrozzeria. Così, nel 1981, nacque l’Argenta, con la quale la Fiat ribadiva il ritorno alla designazione con un nome, anziché con il freddo numero di progetto, sancito nel 1978 con la Ritmo e confermato nel 1980 con la Panda. Le forme più squadrate e la lunghezza maggiore rendevano l’aspetto dell’Argenta più goffo rispetto a quello della 132, anche per via delle carreggiate, rimaste identiche e troppo strette rispetto alle fiancate. Inoltre, il frontale praticamente piatto e coi fari rettangolari tanto di moda in quel momento, appariva meno aggressivo e più anonimo.

A tale proposito, è significativa la definizione, che oggi si potrebbe dire “bonaria”, data da Quattroruote nella Prova su Strada delle versioni a benzina di lancio (1600 e 2000 i), pubblicata nel settembre 1981: “una vettura che è quel che vuole essere ovvero una berlina tradizionale e discreta, abbastanza elegante senza essere leziosa”. Dalla sua, l’Argenta aveva un livello di finitura elevato e una cura del montaggio che Quattroruote, sempre nel settembre 1981, definiva “superiore a quella di qualsiasi altra Fiat”.

Su strada, rispetto alla 132, l’Argenta si dimostrava un po’ più pigra in accelerazione e in ripresa e non particolarmente veloce; le sospensioni più soffici poi accentuavano il beccheggio e il rollio, ma non a tal punto da compromettere la sicurezza. Sul bagnato però la guida si faceva impegnativa, a causa delle improvvise perdite di aderenza. Già datata alla nascita, nel 1983 l’Argenta beneficiò di un moderato ma riuscito restyling; la carreggiata anteriore fu poi allargata di 6 centimetri, per migliorare la precisione di guida e il comportamento in curva. Rimasta in produzione fino al 1985, essa riuscì in qualche modo a rilanciare la Fiat nel segmento delle berline 2 litri, ma soprattutto all’estero, dove più si apprezzavano le finiture e la dotazione, davvero di buon livello. Tutto sommato però, sul piano storico l’unico motivo per ricordare l’Argenta rimane il fatto che si tratta dell’ultimo modello a trazione posteriore prodotto dalla Fiat.

Maurizio Schifano

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