Auto
03 March 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Opel GT

Durante la prima decade degli anni Duemila la Opel attira l’attenzione del settore, presentando un inedito modello sportivo. Stiamo parlando della GT, una vettura che genererà aspettative elevate, ma che concluderà la propria carriera dopo soli due anni

Nel 2007 la Opel GT fa quello che l’Alfa Romeo non ha voluto fare (in quel periodo): affida la trazione alle ruote posteriori. E lo fa con uno stile personale e aggressivo, pur non rinnegando la tradizione dell’omonima coupé del 1968. La GT sostituisce nella gamma la Speedster, auto divertente da guidare – il telaio era sviluppato dalla Lotus e condivideva molti componenti con la Elise- ma poco premiata dal mercato.

Passaporto americano. La GT ha radici americane, da dove viene la piattaforma, la stessa su cui poggia la Pontiac Soltice. È costruita nello stabilimento GM di Wilmington, nel Delaware, e scommette sul piacere di guida. Motore davanti e trazione dietro assicurano un’equilibrata ripartizione dei pesi, col motore 2.0 Ecotec turbo a iniezione diretta di benzina in grado di erogare 260 cv. In termini di performance, la spiderina tocca i 230 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in meno di sei secondi. La capote, una volta ripiegata, sparisce nella carrozzeria. Prima di passare alle sensazione di guida, una curiosità: quando Fiat e GM erano alleate, quest’ultima offrì il telaio della GT pure all’Alfa, ma a Torino avevano già i loro piani (erano focalizati sul progetto che avrebbe dato alla luce l’ultima Alfa Romeo Spider) e rifiutarono.

Un’auto essenziale. Il primo contatto effettuato dalla “nostra” rivista evidenzia, com’era logico aspettarsi, un’auto piacevole da guidare. Stando alla collega giornalista, i suoi cavalli si si fanno sentire già a 2.500 giri. Lo sterzo è preciso e piuttosto diretto mentre il cambio manuale a cinque marce si manovra con una leva corta, adatta alla tipologia di vettura. Anche la posizione di guida sportiva risulta ottimale: si sta seduti in basso, con le gambe allungate e il volante quasi verticale tra le mani. Per contro, l’essenzialità del modello limita il confort. A bordo, lo spazio dove riporre oggetti per svuotarsi le tasche è limitato a poco più di un risicato portaoggetti. Non solo: se la capote è aperta, nel bagagliaio ci stanno a malapena un paio di giacche.

Piacevole da guidare. Il telaio è rigido quanto basta per reagire bene alle sollecitazioni del motore, i dispositivi elettronici, dall’Abs all’Esp, tengono la potenza sotto controllo. E un tasto sulla plancia permette di dosare il divertimento. Una prima pressione del comando disattiva il controllo di trazione, una seconda esclude parte dell’Esp, mentre una terza lo inibisce in maniera pressoché completa. Il differenziale autobloccante fa il resto: in curva permette di scaricare bene i cavalli a terra e ripartire la coppia, senza togliere il gusto di impiegare un po' la macchina. Anche alle alte andature la GT non si scompone: sospensioni e freni sono efficaci. Ma le turbolenze si fanno sentire: il frangivento, che non è di serie, è indispensabile.

Voi, che ne dite? La carriera della GT, in realtà, non spiccò mai il volo. La sua carriera, infatti, si concluse dopo soli due anni dal debutto in società, nel 2009. A questo punto non volgiamo disquisire sui fattori che influirono sulla longevità del modello, ma ci interessa un parere sincero sul modello da parte della nostra community. All’epoca si trattava di una vettura capace di attirare il vostro interesse oppure non vi entusiasmava particolarmente? Dovendo comprare una sportiva a due posti dal prezzo abbordabile, l’avreste scelta? Fatecelo sapere attraverso i commenti qui sotto. Inoltre, se avete una storia originale da raccontarci sul suo conto, potete scriveteci una mail formato post (breve descrizione abbinata, se possibile, a immagini) all’indirizzo di posta redazione@ruoteclassiche.it.

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