Auto
01 June 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Renault Wind

Linee originali, carattere sportiveggiante e prezzi abbordabili: con queste credenziali la Wind avrebbe dovuto raccogliere ampi consensi, consacrandosi nel settore Automotive. Le rosee aspettative, però, non si concretizzarono a dovere

Il debutto in società della Renault Wind, nel 2010, genera curiosità e interesse da parte dell’interno settore. Con una lunghezza di 3,83 m la vettura s’inserisce tra la Twingo e la Clio, permettendo al marchio francese di proporre un moderno concetto di coupé-roadster compatta, pensata per essere utilizzata (quasi) tutti i giorni. Le sue forme possono piacere oppure no, ma indubbiamente attirano l’attenzione perché fuori dal coro. La Wind si caratterizza per una silhouette sportiveggiante, con un cofano spiovente, una linea di cintura alta e fiancate filanti. Il tutto in abbinamento a un posteriore dalle forme eccentriche, dominato dalla presenza di fanali a forma di boomerang e dall’integrazione dello spoiler sul cofano.

Elemento distintivo. Il tetto apribile rappresenta l’elemento tecnicamente più interessante. Dopo averlo sbloccato, attraverso l’apposita maniglia, basta azionare il pulsante di apertura elettrica. A quel punto il tetto ruoterà su se stesso e andrà a riporsi all’interno del vano bagagli. Il completamento della manovra, segnalato da un avviso acustico, è accompagnato da una conferma sul display del computer di bordo. Oltre alla rapidità di apertura e chiusura, in 12 secondi, tale tecnologia del tetto rotativo beneficia di una cinematica che utilizza pochi componenti. Una copertura posta a chiusura del vano bagagli protegge l’interno del tetto, in posizione aperta, da polvere e altri depositi. Il lunotto è fisso e contribuisce a rafforzare la rigidità torsionale.

Interni minimal. L’abitacolo ospita, senza problemi, due persone adulte di media statura. Modesto il livello di finitura, plastiche dall’aspetto economico. In compenso spicca per originalità il maniglione di pelle fissato al pannello interno delle porte. Non mancano poi una serie di elementi pensati per accentuare l’aspetto dinamico, come i sedili avvolgenti con poggiatesta integrati, il volante sportivo e la pedaliera in alluminio.

Due motori benzina. L’ingegneria Renault Sport Technologies, ubicata a Les Ulis, nei pressi di Parigi, ha lavorato in collaborazione con l’équipe del Technocentre di Guyancourt per permettere alla Wind di beneficiare della migliore expertise dell’azienda. L’auto offre due differenti powertrain. Il primo è un motore 1.2 litri turbo benzina, da 100 cv e 152 Nm. Il turbo dispone di una funzione “overpower” che consente di ottenere, una volta superati i 4.500 g/min, un temporaneo aumento di potenza, pari a 5 cv e 6 Nm. Per offrire maggiore personalità al modello, la trasmissione manuale a cinque rapporti presenta inoltre rapporti corti. In alternativa si può optare per un 1.6 16v da 133 cv e 160 Nm.

Bene, ma non benissimo. All’atto pratico, il comportamento su strada della Wind risulta valido, ma non entusiasmante. Nel corso della prima prova effettuata da Quattroruote, sulla versione 1.6, il collega giornalista evidenzia che la Wind “non delude, ma nemmeno entusiasma, in parziale incoerenza con l’aspetto grintoso. Oltre a scontare la poca vivacità del motore ai medi regimi, che costringe a tirare a fondo le marce”. Un ulteriore appunto riguarda il cambio “dagli innesti contrastati, poco propensi a sopportare l’uso sportivo. Più convincete lo sterzo, sufficientemente preciso, ma non troppo diretto, in grado di trasferire un discreto feeling, complici il limitato rollio e l’ottima impostazione del retrotreno”.

Diteci la vostra. Fin dal suo esordio, le opinioni della gente sulla Wind furono svariate. Un’auto giovane, per i giovani. Questo era il suo intento. Ed effettivamente ai ragazzi non dispiaceva. Le opinioni di tutti gli altri si potevano raggruppare in tre grandi categorie: quelli che la pensavano come i giovani, quelli attratti solo in parte e i pessimisti dal bicchiere sempre mezzo vuoto, convinti che tale innovazione non risultasse realmente interessante. La sua breve carriera, durata solo tre anni, darà ragione a quest’ultimi. Ma voi, all’epoca, in che categoria vi sareste catalogati? Fatecelo sapere attraverso i commenti qui sotto. Mi raccomando, siate onesti.

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