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03 agosto 2005 | di Redazione Ruoteclassiche

È SCESA GIÙ DAL PIEDISTALLO

Dieci anni sui cavalletti: prima la crisi petrolifera, poi il clima di contestazione, avevano tolto al proprietario la voglia di godersela. Nell'83, passata la bufera, fu revisionata e rimessa in strada. Motore V12 di 4,4 litri, 320 CV, derivato dall'omonima Sport Prototipo.

Con la "365 GT 2+2" (1967) la Ferrari pensò di aver trovato il miglior compromesso possibile tra la granturismo ad alte prestazioni e la berlinetta a quattro posti. Le prestazioni, grazie a un V12 di 4,4 litri da 320 CV derivato dai Prototipi, c'erano e ci sono tutt'oggi. Il problema era di riuscire ad armonizzarle con le nuove esigenze di confort e di abitabilità, senza perdere nulla quanto a design e piacere di guida.

L'esemplare del servizio, impeccabile nel suo raffinato blu metallizzato con interni in pelle color biscotto, venne realizzato nel dicembre 1969 e immatricolato nell'aprile seguente. Si era dunque oltre la metà produzione, visto che l'ultima "365 GT 2+2", la 801ª della serie, uscì da Maranello nel corso del 1971. La "nostra" berlinetta venne acquistata dal padre degli attuali proprietari e percorse in soli tre anni 82.000 km. Poi il periodo buio della crisi petrolifera (1973) e la vettura fu relegata in garage.

All'inizio degli anni 80 uno dei figli del proprietario pensò che il "letargo" fosse durato abbastanza. La vettura fu rimessa in efficienza. Il 12 cilindri venne smontato e revisionato: furono sostituiti pistoni, fasce elastiche, bronzine e cuscinetti di banco, rifatte le testate. Anche il cambio venne revisionato e la carrozzeria fu ritoccata e riverniciata nel colore originale (gli interni in pelle erano in buono stato).

La vettura ci attende presso il tracciato "handling" di Vairano, in provincia di Pavia: la posizione di guida è raccolta, con l'ampio volante piuttosto a ridosso, strumenti e comandi sono disposti in parte di fronte, in parte sulla console. Lo sterzo (servoassistito) e la frizione sono leggeri e facili da azionare. Sul misto la vettura modenese se la cava meglio del previsto. L'ingresso in curva va un po' anticipato, ma le reazioni sono sempre prevedibili. Nessun rumore all'avantreno, frenata dritta e regolare, un equilibrio invidiabile. E poi quel V12, calmo e disponibile sin da 2000 giri, nervoso ed entusiasmante da 3500 fino a 6500 giri, soglia che è meglio non varcare.

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