Fiat 500 “Topolino”: come nasce l’utilitaria italiana
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23/03/2026 | di Emiliano del Bue
Fiat 500 “Topolino”: come nasce l’utilitaria italiana
Non era facile costruire un'auto ultraleggera negli anni 30. La Casa torinese riuscì invece a raggiungere una fascia più popolare, fino a quel momento estranea all'automobile
23/03/2026 | di Emiliano del Bue

L'anatema del senatore Giovanni Agnelli sulla trazione anteriore riecheggiava ancora nei corridoi del Lingotto, dopo aver rischiato di affumicarsi sul prototipo dell'ingegnere Oreste Lardone, nel 1931. Il primo non vide mai la luce, il secondo fu licenziato in tronco, ma l'idea sarebbe stata geniale. Per assecondare gli italiani, sotto certi aspetti più viziati ed esigenti dei francesi, la futura Fiat 500 “Topolino” doveva essere un'auto normale in miniatura, senza semplificazioni motociclistiche e niente di meno. Ecco perché, nonostante la giovane età e alla sua prima esperienza automobilistica, era sensato affidare il progetto a Dante Giacosa: come i suoi capi Antonio Fessia e Tranquillo Zerbi, aveva lavorato in precedenza su motori aeronautici e, dovendo mantenere la trazione posteriore e altre componenti nella posizione consueta, sapeva come contenere il peso in modo diverso e ridistribuirlo altrove. Anche per la carrozzeria, che doveva collaborare strutturalmente con l'esiguo chassis per mantenere la necessaria rigidità.

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Una piuma

Prototipo "Zero A", un omaggio all'omonima Fiat Zero del 1912 e A, appunto, di Aviazione; una due posti minuta ma completa: motore 4 cilindri a valvole laterali (per ridurre l'altezza), 569 cm³ e 13 CV, a sbalzo oltre l'asse anteriore, con il radiatore posizionato dietro anziché davanti. Avantreno indipendente, balestre posteriori a quarto d'ellisse anziché semiellittiche, per motivi di peso. Motore, trasmissione, basamento e telaio, progettati per consentire alla vettura di evolvere in una variante a trazione anteriore senza modifiche sostanziali: Fessia, Zerbi e Giacosa erano convinti che la soluzione proposta tre anni prima da Lardone fosse la migliore, ma dovettero sottostare al veto del senatore. Niente pompe: l'acqua calda saliva naturalmente in un radiatore, il carburatore era alimentato per gravità. La lubrificazione era a sbattimento, la pompa dell'olio controllava il flusso ma non pressurizzava il fluido. Degli pneumatici da 15 pollici non si erano mai visti sul mercato, prodotti su misura dalla Pirelli. Il prototipo entrò in azione il 7 ottobre 1934, completando un anello da Torino al Canavese, per poi buttarsi nell'autostrada Torino-Milano, con Giacosa e Fessia a bordo. Dall'asfalto alle strade sterrate, con punte superiori agli 80 km/h.

Famiglia di roditori

Dopo la prima "balestra corta" sia a tetto metallico che Trasformabile (giugno 1936-1938), vengono allungate le sospensioni posteriori per unificarla alla versione commerciale. Nel dopoguerra la produzione riprende con la stessa versione, solamente rinfrescata a basso costo nei parafanghi, ora in tinta carrozzeria anziché invariabilmente neri (500A). Nel 1948 arriva la 500B: esternamente cambiano solo i ganci del cofano e poco altro, ma il motore diventa più prestante grazie alle nuove valvole in testa. Alla berlinetta si affianca anche la nuova Giardiniera con le fiancate di masonite, costruita nel Reparto Carrozzerie Speciali. L'anno successivo, la 500C è stavolta totalmente rinnovata esteticamente e pressoché invariata di meccanica, ed è la Topolino sicuramente più diffusa e meno impegnativa. Fino al 1952 la Giardiniera mantiene lo stile "woody" anche col nuovo frontale, a partire da quell'anno e fino al 1955 la più economica Belvedere interamente metallica è l'ultima Topolino a uscire di scena.

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