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Ford Fiesta: una scommessa vincente

Alla fine degli anni 60, i vertici Ford erano poco propensi a sviluppare auto di piccole dimensioni: la Casa dell’Ovale Blu riteneva che il fulcro della produzione dovesse rimanere quella delle auto medio-grandi. In poco tempo, nella Vecchia Europa il mercato vide la rapida ascesa delle compatte e, per non perdere terreno, urgeva un modello capace di contrastare la Fiat 127 e la Renault 5, le auto più popolari del momento. Nel 1976 nacque così la Ford Fiesta: una dei più grandi successi nella storia del colosso americano.

La Ford Fiesta venne presentata il 12 giugno del 1976 a Le Mans: uno dei luoghi simbolo del motorismo internazionale. Sebbene la Fiesta non ambisse certo a vincere la famosa “24 Ore”, la scelta del Circuit de la Sarthe sembra aver portato un buon auspicio, assicurando un radioso futuro alla piccola Fiesta. Iniziava così, l’onorata carriera della Fiesta, un modello tutt’ora sulla cresta dell’onda, nonché uno dei più grandi successi nella storia della Ford. E pensare, che all’epoca, i manager dell’Ovale Blu erano piuttosto riluttanti su auto di questo tipo.

L’era del downsizing. A metà anni 70, la Ford Motor Company era uno dei più importanti gruppi industriali al mondo. In quel periodo, il settore dell’auto stava mutando rapidamente: la crisi energetica portò a un nuovo approccio progettuale e una maggior diversificazione dell’offerta sui vari mercati. Per l’Europa era necessario sviluppare un modello “subcompact” che consumasse poco in grado di misurarsi con le reginette del segmento utilitarie. Negli Stati Uniti, c’era stato il precedente con la Ford Pinto, ma i tempi non erano ancora maturi affinché la Casa di Dearborn riuscisse ad affermarsi tra le auto di piccole dimensioni. Mancava proprio il “know-how” su come realizzare una vettura appartenente al cosiddetto segmento B.
Henry Ford II decise quindi di affidare la missione ai “dipartimenti d’Oltremare”, del resto nella Vecchia Europa le utilitarie si vendevano come il pane e i progettisti avevano una grande familiarità con questo tipo di automobili.

E Fiesta fu. Il progetto, indicato con il nome in codice “Bobcat”, venne avviato alla fine degli anni 60 e vide la gara interna tra i centri stile inglesi, tedeschi e la Ghia di Torino, acquisita dalla Ford poco prima. La proposta vincente fu quella del brillante Tom Tjaarda, in forza alla Ghia. Il modello non si discostava molto dalla “Blue Car”, un prototipo ideato dal collega Paolo Martin, anch’egli collaboratore della Ghia nello stesso periodo.  
Il nome “Fiesta” venne usato per la prima volta dalla General Motors per la Oldsmobile Fiesta, una lussuosa convertibile degli anni ’50. Tuttavia, il gruppo GM consentì alla Ford di usare questa denominazione sulla nuova supermini. Il marketing della Ford indicò “Bravo”, ma Henry Ford II pose il veto a favore del nome Fiesta, annunciato ufficialmente nel dicembre del 1975. La parola Fiesta evocava allegria, dinamismo e consacrava la nuova alleanza europea tra Ford e la Spagna, siglata da Re Juan Carlos. Nel 1976 debuttava la Ford Fiesta, un’auto europea a tutti gli effetti: al suo sviluppo contribuirono tecnici tedeschi e inglesi, mentre la produzione venne affidata agli impianti di Almussafes (vicino Valencia, Spagna), Colonia (Germania) e Dagenham (Regno Unito).

I punti di forza. Il nuovo modello consolidò la sua buona reputazione in poco tempo, divenendo un vero e proprio caposaldo dell’offerta Ford: al punto da rimanere a listino, senza interruzioni, dal 1976 ai giorni nostri.
La Ford Fiesta prima serie (MK1) venne proposta con la sola carrozzeria tre porte. La meccanica era “moderna” per l’epoca, con trazione anteriore, sospensioni anteriori a ruote indipendenti e posteriori a ponte rigido con barra Panhard e impianto frenante misto. I punti di forza della Fiesta stavano in primis nei consumi molto contenuti, coadiuvati da un peso piuma di circa 700 kg circa e un volume di carico nettamente superiore alla concorrenza. A questo si aggiunse anche una progettazione accurata della scocca, ottimizzata per la visibilità e la sicurezza, progettata mediante l’utilizzo dei primi programmi di simulazione virtuale. Anche sul fronte aerodinamico, il Cx di 0.42 ebbe ricadute positive sui consumi. Tutti fattori importanti per decretare il successo di un’utilitaria in un segmento da sempre molto combattuto.
 
Le incertezze di Detroit. La Ford Fiesta è stata venduta in diversi mercati, ma il principale resta tutt’oggi quello europeo. Karel Willaert, uno dei progettisti del team di Colonia, in un’intervista a La Stampa, rilasciata nel 2016 raccontò delle reticenze da parte del management per un progetto di questo tipo, lontano dalla visione prettamente americana del “grande è meglio”: “Al quartier generale della Ford, negli Usa, dicevano che le auto piccole non generavano profitti; solo quelle di grosse dimensioni e cilindrata lo permettevano. Noi siamo riusciti a dimostrare che non era così”. La storia andò diversamente, dando ragione a Willaert in primis perché la Ford Fiesta divenne una bestseller e poi perché anche le auto americane, di lì a poco, vennero riprogettate con pianali e motori (progressivamente) più compatti.

La gamma. La Ford Fiesta era disponibile inizialmente con i motori della famiglia “Valencia”, nelle cilindrate di 957 e 1.117 cc, con rispettivamente 45 e 53 CV. Per tutte, il cambio manuale era manuale a quattro rapporti. In Italia, la Fiesta venne commercializzata negli allestimenti base, L (intermedio), Ghia (più elegante, con cromature, cerchi in lega e inserti effetto legno) e S (più sportivo, con finiture in nero). A cui si aggiunse anche una versione van, a soli due posti e, dal 1980, il nuovo allestimento intermedio GL.
Tra il 1977 e il 1980, la Fiesta “Mark I” venne venduta anche sul mercato statunitense: gli esemplari US Spec. Erano assemblati invece a Saarlouis e Colonia con specifiche leggermente diverse per fanaleria, paraurti e finiture interne. Per l’America erano disponibili gli allestimenti: Base, Decor, Sport e Ghia. Sotto il cofano era installato il più potente motore da 1,6 litri della vecchia famiglia Kent ad aste e bilancieri (1.596 cc ), nella versione “Crossflow”. Il motore era dotato di convertitore catalitico, alimentazione specifica e di una pompa dell’aria diversa per soddisfare le severe norme californiane sulle emissioni. Inoltre, poteva contare sulla possibilità di montare l’impianto dell’aria condizionata opzionale, non disponibile in Europa. Sul mercato statunitense, la seconda generazione della Ford Escort, a partire dal 1981, sostituì sia la Fiesta che la prima delle Ford compatte, la Pinto.

Gradisce lo sport. Nel 1977, debuttava la grintosa Fiesta 1.3 S (1.297 cc) da 66 CV. La variante 1.3 del motore Crossflow, infatti, fu un esperimento per tastare il terreno e aprire la strada alla più performante XR2 del 1981, spinta dal motore 1.6 (la stessa unità di base dei modelli americani). Con un’accelerazione 0-100 km/h coperta in 10 secondi e una velocità massima di 170 km/h, la XR2 divenne una hot hatch di culto nei primi anni ’80. La Fiesta XR2 si distingueva per le finiture esterne in plastica nera, dall’aria più corsaiola. Diverso anche il frontale, con i piccoli fari quadrati che furono sostituiti da quelli circolari, più grandi, perciò gli indicatori anteriori vennero spostati nel paraurti.
Per la “milletre” venne proposto anche un kit che aumentava la potenza a 75 CV, mediante l’uso di due carburatori Weber e di un nuovo impianto di scarico. Per migliorarne la maneggevolezza, il motore venne abbassato di 25 mm e anche l’impianto frenante venne adeguato per l’uso più gravoso. Considerato l’interesse per le versioni sportive, nel 1980 venne presentata la Ford Fiesta “Supersport” con assetto ribassato, cerchi in lega leggera da 13″, spoiler anteriore, posteriore, profili in plastica attorno ai passaruota e sedili avvolgenti con poggiatesta integrato. Le Supersport erano disponibili nelle cilindrate 1.1 e 1.3.

Le showcar. Nel gennaio 1979, la Ford Fiesta raggiunse il traguardo del primo milione di esemplari prodotti, che venne celebrato con la serie speciale “Million Edition”. Questo modello, proposto solamente in nero con fregi argento e rosso sulle fiancate spiccava inoltre per la ricca dotazione di serie.
Nello stesso anno, per la stagione dei saloni, Ford in collaborazione con la Ghia Operations di Torino, produsse la Ford Fiesta Tuareg, una sorta di crossover ante litteram che venne propagandato come “veicolo progettato ed equipaggiato per l’uso pratico e ricreativo in fuoristrada”. Nel 1983, fu la Ford Fiesta XR2 a diventare la base per la showcar Ghia Barchetta: l’ultima interpretazione della Ford Fiesta MK1 prima del passaggio di consegne alla seconda serie.

Un evergreen.
A distanza di quasi mezzo secolo dal suo debutto, la Fiesta è ancora nella top ten dei modelli più venduti in Europa. Da allora, la popolare hatchback non è mai uscita di produzione. In sette generazioni ha consolidato il legame con il pubblico europeo e non solo. Negli ultimi 45 anni la Ford Fiesta è riuscita a collezionare quasi 20 milioni di esemplari, affrontando un processo evolutivo che è andato di pari passo con i principali sviluppi dell’automotive, in termini di stile, sicurezza e dotazioni.

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