Citroën 2 CV, il ritorno di un mito - Ruoteclassiche
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27/05/2026 | di Roberto Barone
Citroën 2 CV, il ritorno di un mito
Dalla Francia contadina agli hippie, dal cinema ai raid nel deserto: la storia di uno dei modelli più popolari di sempre torna in auge con l'annuncio del Double Chevron di un'elettrica ispirata a questo "mostro sacro"
27/05/2026 | di Roberto Barone

La Citroën ha annunciato l’intenzione di lanciare un nuovo modello elettrico ispirato allo spirito della mitica 2 CV. Un’operazione nostalgia che richiama precedenti illustri, dalla Fiat 500 al Volkswagen Bulli, ma che inevitabilmente espone a confronti ingombranti. Perché la Deuche non è stata soltanto un’automobile: è diventata un simbolo culturale, un oggetto popolare capace di attraversare epoche e mode restando fedele a sé stessa. In attesa di capire se il futuro omaggio a batterie convincerà il pubblico, vale la pena tornare alle origini di una vettura che ha segnato oltre quarant’anni di storia europea. Ripercorriamone insieme i trascorsi.

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La TPV dei contadini

Tutto ebbe inizio nel 1936, quando il direttore generale del marchio, Pierre-Jules Boulanger, dettò il celebre capitolato destinato al futuro Centro Stile Citroën: creare un’auto capace di trasportare “due contadini con il cappello in testa e gli zoccoli, cinquanta chili di patate o un barilotto di vino” consumando pochissimo. Era la risposta a un’indagine di mercato condotta nella Francia rurale, dove l’automobile era ancora un lusso per pochi. Nacque così il progetto TPV, acronimo di Toute Petite Voiture (vettura piccolissima), che puntava a costruire un’auto compatta, economica e simpatica, facilmente accessibile alle classi lavoratrici. La guerra fermò tutto: nel 1939, infatti, esistevano già circa 250 prototipi, molti dei quali però vennero distrutti per non cadere nelle mani dei tedeschi. Alcuni fortunatamente si salvarono e furono ritrovati decenni dopo quando il progetto venne riportato alla luce.

Un’auto fuori dagli schemi

Il primo esemplare di serie della 2 CV debuttò al Salone di Parigi del 1948 accompagnato da un'accoglienza piuttosto fredda: la stampa la bocciò definendola goffa e, senza mezzi termini, piuttosto brutta. Eppure il pubblico reagì in maniera opposta: le prenotazioni si moltiplicarono al punto da creare liste d’attesa lunghe anni. Flaminio Bertoni le diede una linea inconfondibile, Walter Becchia progettò il piccolo bicilindrico raffreddato ad aria abbinato alla trazione anteriore e André Lefebvre curò soluzioni tecniche anticonvenzionali. I finestrini anteriori ribaltabili, rimasti fino all'uscita di scena, nel 1990, erano uno degli elementi più caratteristici. La sospensione morbida, invece, permetteva di attraversare un campo arato senza rompere le uova trasportate a bordo. La sua forza era racchiusa in un mix fatto di comodità, meccanica resistente e versatilità unito a un prezzo d'acquisto più che abbordabile.

Dal lavoro al mito pop

Con il tempo, dunque, la 2 CV smise di essere soltanto l’auto della Francia contadina. Divenne la compagna dei viaggiatori, attraversò il Sahara, arrivò in Asia e nelle Americhe, comparve al cinema e persino in un film di James Bond. Negli anni Settanta e Ottanta fu adottata da studenti, artisti e spiriti anticonformisti, trasformandosi in simbolo di libertà. Sull'onda del successo, accanto alle versioni standard nacquero numerose varianti e serie speciali: dalla Spot alla Dolly, dalla France 3 alla Charleston. Fu proprio quest’ultima, con la celebre livrea bicolore, a sostenere le vendite negli ultimi anni di carriera.

La fine della Deuche

L’ultima 2 CV uscì dalla fabbrica portoghese di Mangualde il 27 luglio 1990. Le nuove normative europee su sicurezza ed emissioni avevano ormai reso impossibile l’evoluzione del progetto originario. Jacques Wolgensinger, storico responsabile della comunicazione Citroën, liquidò così la questione sicurezza: “La 2 CV è fatta per schivare gli ostacoli, non per sbatterci contro”. In totale furono prodotti quasi 3,9 milioni di esemplari della sola 2 CV, oltre cinque milioni considerando le derivate. Numeri enormi da un punto di vista commerciale, ma anche sociale, sufficienti per trasformare una piccola utilitaria nata per i contadini francesi in una delle auto più amate della storia.

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