Personaggi
08 agosto 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Giorgetto Giugiaro, 80 anni con il ricordo/sogno di un nostro lettore

Il Designer del Secolo, Giorgetto Giugiaro, ha compiuto ieri ottant'anni: nella sua Garessio, nel Cuneese, l'ospite ha fatto gli onori di casa presentando nella piazza principale la sua ultima concept elettrica "Sibylla", realizzata dalla GFG (Giorgetto e Fabrizio Giugiaro), che ha fatto il suo debutto ufficiale al Salone di Ginevra di quest'anno.

Il via in piazzetta. Il party, incominciato verso le 17 nella località che gli ha dato i natali e dove si dedica alla sua grande passione per il trial, ha visto tra i numerosi ospiti anche Ruoteclassiche, presente con il giornalista Giosuè Boetto Cohen e l'autore del racconto/ricordo migliore dell'iniziativa da noi lanciata e dal titolo "Tanti auguri Giugiaro": più di sessanta i testi arrivati, selezionati dalla redazione, a riprova di quanto le "creature" di Giugiaro appartengano alla memoria - e ai sogni - di tantissimi italiani, magari desiderosi di ripercorrere i ricordi del loro passato.

Omaggio alla chiesetta di San Giovanni Battista. Nella chiesa di San Giovanni Battista, dove si affaccia la casa-studio di Giugiaro, il designer ha scoperto un enorme suo dipinto (4 x 5 metri), che rappresenta il Cristo che sta per essere issato sulla croce (in omaggio al "Mortorio", sacra recita che si tiene a Garessio ogni quattro anni): intorno una serie di dipinti del padre Mario e di altri familiari. Al termine, di questa piccola cerimonia, il nostro inviato Giosuè Boetto Cohen, insieme con Giugiaro, ha invitato sul palco antistante la chiesa l'autore del racconto "Divertiti domani", che è stato letto - a apprezzato - in pubblico (ricordate il film "Ritorno al futuro"?, ne ritroverete un po' le atmosfere).

Una storia che mischia ricordo e sogno. L'elaborato è una poetica "piccola fuga" con una DeLorean DMC-12 (le cui linee sono state disegnate appunto da Giugiaro), vista attraverso gli occhi di un bambino di 11 anni, che con suo padre decide di recarsi, eccitatissimo, al suo primo raduno. Se non che... Lasciamo a voi scoprire che cosa succederà, in attesa, al più presto di parlarvi di una giornata indimenticabile attraverso la penna di chi l'ha vissuta e che ora è sulla via del ritorno con ricordi indelebili (il reportage dettagliato sarà comunque sul numero di settembre di Ruoteclassiche).

Ospite dalla Germania. Tra i presenti, con noi di Ruoteclassiche, anche lo scrittore tedesco Daniel Speck, autore del bestseller “Volevamo andare lontano” (300 mila copie vendute in Germania, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer), giunto davanti alla chiesa al volante di una Iso Rivolta 300 del 1962, vettura disegnata da un giovanissimo Giugiaro nonché tra le protagoniste della trama raccontata dal libro. Dopo una breve presentazione sul palco dello scrittore e della sua straordinaria automobile, gli invitati si sono trasferiti nello studio di Giugiaro per la parte più privata della festa. In serata. a Garessio, è arrivato anche Teo Teocoli per lo spettacolo finale, davanti al paese intero, convenuto in piazza per festeggiare il suo illustre concittadino.

"Divertiti domani" di Valerio Monti (Treviso)
Questa mattina mio padre mi sveglia presto, entra in camera mia e mi dice “dai che dobbiamo andare”. Io in realtà sono sveglio da tempo e sono emozionato come non mai. Finalmente questo giorno è arrivato. Mi tiro su senza nessuna fatica e mi vesto in fretta. Le mie scarpe da ginnastica sono lì ad aspettarmi. Nuove, comprate per l’occasione. Grigie, un po' più alte del solito. Le infilo e lo raggiungo in cucina per una veloce colazione. La vera destinazione però, e io lo so, è il nostro garage.

Mia madre non si è alzata, è domenica e vuole dormire. La sera prima, prima di andare a letto, mi ha semplicemente detto “divertiti domani”. Io non sto più nella pelle. Il mio primo raduno. Ho undici anni. Finiamo la breve colazione e andiamo da "Lei". Il portone del garage si apre lentamente e i raggi del sole entrano con discrezione ad illuminare la nostra auto. Si gettano sul muso poi sul cofano, rimbalzano sul vetro e poi via, sul tetto. Eccola lì. La carrozzeria sinuosa, bassa e larga, il muso fino e poi le porte. Le porte che ti invitano ad aprirle ed è sempre un'emozione. Saliamo e io osservo mio padre che si mette alla guida. Infila la chiave con rispetto, aspetta qualche secondo e poi via. Il motore che parte, la marcia inserita. Mio padre si gira verso di me e dice “hai preso tutto?”. Io gli rispondo “” tenendo stretto al petto il mio giubbotto preferito. Rosso, senza maniche.

Allora andiamo” dice lui. E in un attimo siamo per strada. Piano all’inizio. Non c’è nessuno in giro per i primi chilometri, tutto è fermo, immobile, si sente solo il motore che prende corpo, si abitua alla temperatura, si stira i muscoli. Al primo semaforo dobbiamo fermarci, siamo soli e in quel momento due ragazzi più grandi di me attraversano la strada. Hanno la faccia addormentata e ognuno di loro tiene uno skateboard sotto il braccio. Ci guardano e sorridono, ci mostrano il pollice alto e noi rispondiamo con un cenno della mano. Scatta il verde e la marcia riprende.

Siamo a nostro agio, complici. Mio padre dice che al raduno saremo in tanti e ci saranno molte auto stupende. Io non vedo l’ora di arrivare ma allo stesso tempo non vorrei più scendere dall’auto. Questo momento è il più bello. Lo penso ma non ho il coraggio di dirlo. Rivedo mio padre che prepara l’auto il giorno prima, sul vialetto di casa, la canna dell’acqua che lava via la schiuma e fa scintillare la carrozzeria. Biff, il nostro cane, che gli gira intorno e lo tormenta perché vuole giocare.

Ora siamo insieme. Siamo quasi arrivati, scorgo da lontano le prime auto. È pieno di gente e auto. Troppa gente, troppe auto. Io voglio improvvisamente che questa giornata diventi solo nostra. Mi giro verso di lui ma lui mi sta già guardando. “E se non ci fermassimo?” dice, “se continuassimo io e te? ce ne stiamo in giro tutto il giorno, senza meta, noi due da soli...”. Gli rispondo sorridendo. È un sì, naturalmente.

Cosa ci potrà succedere?” Gli domando.“Non lo so” risponde lui “è sempre così in questi casi”. Ci lasciamo il raduno alle spalle. Il passato è passato. Noi andiamo avanti.La nostra auto è il nostro futuro.La nostra auto è una DeLorean.

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