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08 novembre 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

GRAZIE ZIO

Giovanni Pozzi aveva 12 anni quando il ricco parente comprò questa granturismo, che è sempre rimasta in famiglia e che oggi è diventata sua. La vettura è tutta originale, vernice compresa. Ma le lunghe soste in garage comportano frequenti sostituzioni dello scarico e della batteria.

Nel 1969 fu lo stesso Mario Crepaldi, agente della Ferrari a Milano dal 1953, a guidare la "365 GT 2+2" fin sotto la casa dello zio di Giovanni Pozzi, detto Nanni, allora dodicenne. Quest'ultimo ricorda ancora il primo incontro con quella Ferrari, oggi sua. "Ero come stordito: dal profumo di cuoio e di benzinae dal rumore del motore".

Perfetto il posto di guida con il bel volante dalla corona in legno e i numerosi strumenti di immediata lettura. Il cambio è preciso, anche se non ha i selettori come su altre Ferrari più sportive, e la stabilità risulta eccellente, grazie all'ottimo studio aerodinamico effettuato dalla Pininfarina. Sul bagnato occorre però prestare molta attenzione, anche perché le gomme sono sì di larga misura (205), ma non di tipo ribassato e montate su "piccoli" cerchi da 15".

Il pezzo forte è naturalmente il motore, un V12 che accelera con notevole progressione (7,7 secondi da 0 a 100 km/h) e riprende anche da bassa velocità senza incertezze. Ottimi i freni, a quattro dischi con servofreno, che sembrano non affaticarsi mai.

"La Ferrari la uso poco", dice Nanni Pozzi, "anche perché mi mancano le occasioni. Mi rendo però conto che la macchina ne soffre. A parte la batteria, ogni volta che la faccio partire trovo evidenti i segni del tempo: le marmitte sempre un po' più rumorose; la ruggine che magari intacca le parti cromate; le gomme ovalizzate e secche; la pelle blu dei sedili che tende a screpolarsi sempre più".

La macchina, completamente originale, ha percorso 60.000 km e non è mai stata sottoposta ad alcun intervento estetico. "Il motore gira sempre piuttosto bene. La manutenzione meccanica è stata curata da Tino Brambilla, di Monza. Tino è un grande professionista: da lui portava le sue macchine anche Baldovino del Belgio".

Il dodici cilindri Ferrari è comunque un motore robusto, sofisticato ma non tanto da richiedere continue messe a punto. Bisogna controllare spesso il circuito frenante, i cui tubi tendono con il tempo e l'inutilizzo a creparsi. Pozzisostiene che la cosa migliore è fare strada, anche poca, una mezz'ora ogni dieci giorni è sufficiente.

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