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19 March 2007 | di Redazione Ruoteclassiche

IL DIFETTO ERA NELLO STERZO

Mario Avalle l'aveva elaborata e modificata per partecipare alla Mille Miglia del '51. Ma la scatola guida era stata montata male e lui finì fuoristrada. Corretto l'errore, 50 anni dopo il figlio Osvaldo la restaura. Telaio della "Topolino", carrozzeria Motto, motore Moretti. Pesa 410 kg, tocca i 140

Suo padre, Mario Avalle, l'aveva modificata e guidata in varie corse e il figlio Osvaldo l'ha restaurata: 18 anni di lavoro, avviato e interrotto più volte. Osvaldo Avalle è titolare di un'autofficina in via Candiolo 11, Torino. Prima di lui, era di suo padre Mario e prima ancora del nonno Antonio, fondatore dell'officina Avalle, che aprì nel 1911.

Della storia della famiglia fa parte questa piccola Sport, esemplare unico ordinato dall'ing. Vittorio Mazzonis. Nel 1947 questi acquistò dalla Fiat un telaio di "Topolino A", che fece equipaggiare con un motore Giannini "G1" di 750 cm³ e carrozzare a siluro con parafanghi di tipo motociclistico dalla Motto.

Una costruzione artigianale eseguita in modo un po’ approssimativo, poiché la collocazione del motore in posizione arretrata costrinse a spostare in avanti la scatola dello sterzo: la posizione dei fuselli fu invertita e la ruota interna alla curva, che dovrebbe sterzare di più, si trovò a sterzare di meno. In queste condizioni, Mazzonis partecipò a diverse gare, finché nel 1951 vendette prima il motore e poi la vettura.

Questa fu acquistata da Mario Avalle, che la equipaggiò con un Moretti "600" (poi portato a 721 cm³) per partecipare alla Mille Miglia del 29 aprile 1951. Tra una sbandata e l'altra terminò la gara nono nella Classe 750. Ma durante le prove della Susa-Moncenisio l’auto volò fuori strada riportando seri danni. Fu l’occasione buona per sistemare lo sterzo. Ma, a seguito della morte del fratello Piero durante la Mille Miglia del 1952, Mario abbandonò le corse, recuperò il motore e cedette la vettura a un conoscente, che la abbandonò in un piazzale. Quando capì che la "sua" biposto avrebbe fatto una brutta fine, Avalle se la riportò nella sua officina.

Passati molti anni, fu il figlio Osvaldo a revisionare telaio e motore, affidando la carrozzeria all’amico Gabriele Panagin. Nel 2006, la Fiat-Moretti-Avalle-Motto esce scoppiettando dall'officina di via Candiolo. La carrozzeria è un piccolo capolavoro di essenzialità: il sedile è una panchetta unica per pilota e coéquipier ed è così stretta che si deve guidare col braccio sinistro "fuori sagoma".

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