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IL MAGNIFICO DINOSAURO

Era così esagerata che non si trovò, nella produzione dell’epoca, un telaio adatto e si ricorse a quello della vecchia “Astura” passo lungo. Doveva indicare nuovi canoni di bellezza: vinse il concorso d’eleganza di Villa d’Este, ma nessuno ne seguì lo stile. Negli anni 70 qualcuno la salvò, riconoscendola testimone di un’epoca esaltante e controversa.

Massiccia, faraonica, irrazionale. La Lancia “Astura” cabriolet non era certo l’auto ideale per l’anno 1947. Gli Stabilimenti Farina volevano stupire il mondo e vi riuscirono con una vettura dalle dimensioni esagerate. Per realizzarla, in mancanza di un telaio all’altezza delle ambizioni, venne recuperato quello di una vecchia “Astura 233 L” costruita alla fine del ’35 (numero 3271). “L” stava per “Lungo”: si trattava di un autotelaio con l’incredibile passo di 3,332 metri.

Tra le soluzioni stilistiche più interessanti, c’è quella dei parafanghi anteriori che si allungano all’indietro, abbassandosi fino a cingere la coda con una spessa fascia in funzione di paraurti. Notevole anche il movimento nella zona fra la porta e il parafango posteriore, che riesce a snellire un po’ una fiancata resa massiccia dalla carenatura delle ruote. I parafanghi, così chiusi, sono la caratteristica che spicca maggiormente: la loro giustificazione va ricercata, più che in funzione aerodinamica, nell’ideale del “monolito levigato” che s’era fatto strada nel mondo dell’auto. Curiosa pure la trasparenza di alcuni accessori interni, come il volante e i pomelli, che contrasta con la pesante materialità dell’esterno.

A Villa d’Este, nel 1947, questa “Astura” si presentò in un bel colore verde giada e interni di pelle in tono. Ricevette lodi, vinse il concorso d’eleganza, ma fu anche definita “orribilmente bella” o “brutta come il peccato e altrettanto tentatrice”. Dopo un lungo periodo di oblio, la cabriolet riapparve nel 1972, a un raduno Lancia. Oggi è di colore blu scuro.

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Categorie: Auto
Tags: Lancia
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