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17 febbraio 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

In arrivo un’altra “nuova” Jaguar dopo la E Type Lightweight?

In un’intervista alla rivista olandese Autovisie, Il Direttore Generale di Jaguar Land Rover Special Operations John Edwards ha parlato dei prossimi progetti dopo che la divisione “ordini speciali” del Gruppo ha realizzato la Jaguar E Type Lightweight, che porterà alla costruzione degli “ultimi” 6 esemplari della versione alleggerita da corsa della storica sportiva britannica. La produzione, infatti, iniziata nel 1963 si fermò a 12 unità nonostante una previsione di 18 macchine.

Edwards ha dichiarato che la Casa sta valutando con attenzione tre o quattro modelli destinati a resuscitare e che tra questi uno dei più probabili candidati è la XK SS degli anni 50. Come lui stesso ha evidenziato, infatti, di questo modello furono costruiti 25 esemplari ma, durante la produzione, nove di questi furono distrutti in un incendio.

Questo precedente renderebbe quindi realizzabile una nuova “Continuation Series”, realizzata esattamente come la E Type Lightweight: con le stesse tecnologie, gli stessi materiali e gli stessi metodi di lavorazione dell’auto originale cercare di assottigliare il più possibile le differenze con le vetture sorelle prodotte quasi 60 anni fa.

Jaguar XK SS: come riciclare la D-Type

Dalla fine degli anni 40 la Jaguar aveva dato inizio a una portentosa escalation sportiva: l’XK120 (presentata nel 1948), non era solo un'avvenente roadster ma anche una velocissima auto sportiva (200 km/h di punta massima), capace di misurarsi ad armi pari con la concorrenza più agguerrita nelle corse più difficili (come Le Mans, Targa Florio e Mille Miglia). Con la nuova C Type, inoltre, il Giaguaro era entrato di prepotenza anche nella categoria Sport, vincendo la 24 Ore di Le Mans del ’51 e del ’53. Per il '54 l’azienda schierò la sua evoluzione, la D Type, potente, velocissima (superò 270 km/h durante i test di Le Mans del '54) e, soprattutto, molto affascinante con la sua carrozzeria aerodinamica e la caratteristica pinna stabilizzatrice posteriore.

La D Type vinse la terribile 24 Ore di Le Mans del ’55 (edizione funestata dal più tragico incidente della storia dell’automobilismo sportivo) e la successiva del 1956 ma a fine stagione la Jaguar decise di ritirarsi dal motorsport. Ciò nonostante, continuò a prestare completo supporto alle scuderie private. Alla 24 Ore del 1957, infatti, le D Type dell’Ecurie Ecosse arrivarono prima e seconda (più altre tre vetture classificatesi terza, quarta e sesta).

Dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni Jaguar effettuò un cambio di strategia per riuscire a vendere un cospicuo numero di telai di D Type rimasti invenduti. Di circa 70 vetture cantierizzate, ne rimanevano 25 da piazzare. La decisione del boss William Lyons fu tutto sommato semplice: convertire le D Type in modelli stradali effettuando una serie di piccoli cambiamenti per contenere l’investimento.

Nacque, così, l’XK SS, di fatto una D-Type stradale con capote in tela, porta per il passeggero, abitacolo più accogliente (senza la vistosa barra centrale divisoria), grande parabrezza cromato, finestrini laterali, paraurti cromati, griglia portabagagli sopra il piccolo baule e fari posteriori della XK140. La XK SS fu presentata al Salone dell’Auto di New York del 1957, una scelta non casuale poiché Jaguar sperava di vendere le vetture soprattutto sul mercato americano.

Nonostante un’immagine decisamente più civilizzata, restava una vettura con l’anima da corsa. Questo implicava un abitacolo molto stretto e poco funzionale, carattere piuttosto nervoso, scarsissima protezione dagli agenti atmosferici e, naturalmente, prestazioni straordinarie: grazie al motore 6 cilindri in linea di 3,4 litri da 250 CV e un peso poco superiore a 900 kg andava da 0 a 100 in soli 5,5 secondi e toccava 230 km/h. Un’auto davvero speciale, che conquistò anche l’attore Steve McQueen, acquirente di una XK SS in British Racing Green.

La produzione prevista, di 25 esemplari, subì un ridimensionamento la notte del 12 febbraio 1957, quando un rovinoso incendio nello stabilimento di Browns Lane distrusse nove macchine pronte o quasi finite. I 16 esemplari superstiti furono quasi tutti venduti negli Stati Uniti. Oggi è una delle Jaguar da collezione più preziose e ambite al mondo.

Alvise-Marco Seno

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