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Innocenti Mini Turbo, il piccolo diavolo di De Tomaso

Rimasta in ombra rispetto a molte concorrenti dell’epoca, oggi questa Innocenti andrebbe cercata (e comprata) solo per un fatto: è la prima citycar italiana dotata di un motore turbo…

La Innocenti Mini De Tomaso Turbo non è certo famosa come la Fiat Uno Turbo, la “piccola bomba” italiana anni 80 per eccellenza, protagonista nella mini serie TV Rally del 1989 (è l’auto con cui il protagonista Alain Costa, interpretato da Giuliano Gemma, insegna l’arte della guida veloce a un gruppo di giovani aspiranti piloti) e, dieci anni più tardi, nelle pagine del romanzo di Niccolò Ammaniti Ti prendo e ti porto via, dove è l’auto del playboy scapestrato Graziano Biglia.

Il peso del marchio. Non è neppure balzata agli onori della cronaca come un’altra “rivale” del tempo, la Autobianchi Y10 Turbo, modello che gli appassionati hanno ben impresso nella mente (e nel cuore) anche per il celebre spot TV con alla guida il calciatore del Milan e della nazionale olandese Ruud Gullit e per la grintosa versione Martini, ispirata alle Lancia al tempo protagoniste sulla scena dei rally mondiale (Qui, un articolo sui modelli di Y10 più interessanti da un punto di vista collezionistico). Nonostante ciò, gli intenditori la ricordano bene. E con affetto. Innanzitutto per la “T” in campo bianco-celeste che campeggia sulla calandra in plastica: il marchio De Tomaso non potrà vantare l’appeal di Ferrari, Lamborghini e Maserati, ma rimanda comunque a supercar ad alte prestazioni, su tutte la Pantera. 

Cuore giapponese. Il motore “mille” tre cilindri di origine Daihatsu, un’unità che a partire dal 1982 prende il posto dello storico quattro cilindri inglese delle vecchie Mini, è sovralimentato con un turbocompressore IHI. La posizione di guida, con la pedaliera spostata verso il centro della vettura, è grossomodo quella della Mini del 1959, migliorata solo leggermente grazie al volante piccolo e inclinato che interferisce meno con le gambe del conducente.

Ricchissima la strumentazione di bordo. Non mancano, oltre agli irrinunciabili tachimetro e contagiri, indicatori supplementari come il manometro dell’olio e del turbo, il termometro dell’acqua e la lancetta del carburante. Da un punto di vista puramente tecnico, rispetto alle Innocenti “Minitre” aspirate le differenze si riscontrano nelle sospensioni, riviste in funzione delle maggiori prestazioni (in più c’è una barra antirollio all’avantreno), nel radiatore dell’olio e nella pompa di alimentazione elettrica.

La guida veloce è solo per piloti esperti. Il comportamento stradale, rispetto alle Innocenti Mini tradizionali, richiede un maggior impegno da parte del guidatore, almeno alle andature sostenute. Difficile gestire il passaggio dal sottosterzo al sovrasterzo, molto brusco specialmente in caso di rilascio dell’acceleratore su fondi viscidi o irregolari. Correttamente dimensionati i freni, pensati per un uso gravoso. Ben spaziati i rapporti del cambio manuale a cinque marce, ben manovrabile e rapido il giusto. Di tutto rispetto le prestazioni che, come risulta dai rilevamenti presi dal centro prove di Quattroruote nel 1984, sono allineate a quelle delle migliori “2000” dell’epoca.

Comprarla oggi? Se si trova, si può. Almeno tre i buoni motivi per comprarla: è la prima utilitaria italiana col motore turbo, porta con onore un marchio prestigioso e, infine, è molto più rara di una Fiat Uno Turbo o di una Peugeot 205 GTI. Non mancano né club riservati al modello, sia in Italia sia all’estero, né ricambi: quelli che servono si trovano tutti e quasi sempre a un prezzo giusto. Abbordabile anche la quotazione, giustamente salita dopo il minimo storico fatto registrare quindici anni fa. A patto di trovarne una, per una Innocenti Mini De Tomaso Turbo in buone condizioni non dovreste spendere più di 4500 euro. 

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Categorie: Auto
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