Lola T70, classica ma con materiali moderni
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10/05/2026 | di Andrea Paoletti
Lola T70, classica ma con materiali moderni
Saranno solo 16 gli esemplari prodotti, in versione da pista e stradale, con un classico V8 in due cilindrate e livelli di potenza
10/05/2026 | di Andrea Paoletti

In occasione delle rievocazioni storiche più importanti (vedi Le Mans Classic o Spa Classic) le Lola T70 sono tra le vetture più assiduamente presenti, ma pochi penserebbero che l’iconica casa automobilistica esista ancora, né tantomeno che sia in attività. Per smentire i menagrami e rinverdire i fasti degli anni 60, quando la sport prototipo britannica diede filo da torcere a Ford GT40 e Porsche 908, ha infatti annunciato una serie limitata di 16 esemplari realizzati utilizzando le scansioni del modello originale.

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Un’auto che ha fatto la storia dei prototipi

Si chiama Lola T70S e pochi fortunati collezionisti potranno mettersi al volante di una vera e propria replica ufficiale della Mk3B T70, capace di siglare una doppietta alla 24 Ore di Daytona del 1969, con la vettura della Penske Racing e dell’American International Racing. «Non volevo che fosse solo una replica; credo che sia un concetto ormai inflazionato» ha però dichiarato il presidente di Lola, Till Bechtolsheimer a una testata inglese, cercando di sottolineare quanto sia speciale questo progetto, declinato in due versioni. Quella stradale si chiama T70S GT ed è spinta da un motore V8 Chevrolet aspirato da 6.2 litri, abbinato a un cambio manuale Hewland a sei marce che può essere commutato in modalità sequenziale per l'uso in pista, un concetto già visto sulla Koenigsegg CC850.

Identica all’originale ma con materiali innovativi

La parte più innovativa però è la carrozzeria, realizzata con un nuovo materiale composito ottenuto da una combinazione di fibre derivate da scarti vegetali e roccia basaltica, legate con resina di canna da zucchero, anziché con la colla a base di petrolio. Sviluppato internamente, secondo gli ingegneri della Lola, è più resistente della fibra di vetro e offre una finitura migliore rispetto alla fibra di carbonio. «Non influirà sulle prestazioni della vettura, ma avrà un impatto enorme sulla sostenibilità» - ha detto Bechtolsheimer - «Crediamo di aver creato il primo composito naturale al 100%, senza alcun elemento petrolchimico e non crediamo che sia mai stato fatto prima, soprattutto nel settore automobilistico».

Sempre V8 ma quella da pista è più leggera e potente

La carrozzeria, va detto, riprende integralmente quella della T70 originale, in quanto è stata fatta una scansione per poter riprodurre i singoli pezzi, montati su un telaio di alluminio che contribuisce a mantenere il peso a secco della T70S GT a soli 890 kg. Ne consegue un rapporto peso/potenza di 562 CV per tonnellata che le permette di raggiungere i 100 km/h da fermo in 2,9 secondi e i 200 km/h in 6,4. Se invece si opta per la T70S, destinata esclusivamente a un utilizzo in pista, c’è un V8 Chevrolet da 5.0 litri con 530 CV abbinato a un cambio Hewland a cinque marce, come quello del modello originale dell'epoca. L’auto, inoltre, è più leggera di 30 kg e le prestazioni dichiarate indicano 2,5 secondi per passare da 0 a 100 km/h e una velocità massima di 327 km/h.

Delizia analogica

«La versione da pista è letteralmente identica all'originale» ha continuato Bechtolsheimer, che ha anche sottolineato che ogni vettura verrà consegnata con i documenti FIA HTP (il Passaporto Tecnico Storico) che la rendono idonea per le gare storiche. Le differenze tra le due versioni sono in realtà minime: entrambe condividono l’architettura di base, con la leva del cambio accanto alla gamba destra, l’abitacolo che riproduce quello spartano e pieno di luci e levette della versione da corsa, ma la GT è dotata di climatizzatore e vani portaoggetti oltre a un piccolo baule per "bagagli di modesta entità" come scrivono, con squisito understatment britannico, i progettisti della Lola.

Il prezzo è “per chi se la può permettere”

Che questa T70S sia molto speciale, lo dimostra sia il fatto che nessuno si sia sbilanciato sul prezzo, presumibilmente a livello di hypercar, sia che per il suo sviluppo sia stato coinvolto l’ex pilota di Formula 1 e vincitore della 24 Ore di Le Mans, Johnny Herbert. Del resto, si tratta a tutti gli effetti della continuazione di una leggendaria auto da corsa, un aspetto che pone la Lola T70S su un altro livello rispetto a restomod e riproduzioni varie, e segna il rilancio per la Lola, fallita nel 2012, rilanciata nel 2022 da a Bechtolsheimer e da allora impegnata in Formula E in collaborazione con Yamaha. Per fugare ogni dubbio su quanto la T70S sia un oggetto unico ed estremo dal punto di vista delle sensazioni di guida, possiamo concludere con un’altra dichiarazione dell’imprenditore, finanziere (ha un fondo che gestisce 1 miliardo di dollari di asset in energie rinnovabili) e pilota automobilistico britannico: «Una delle cose che amo di Lola è che non ha mai prodotto un'auto stradale, e quindi non vedo nemmeno questa come tale».

TAGS Lola
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