Integraliste: la top 5 delle auto a quattro ruote motrici - Ruoteclassiche
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31 December 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Integraliste: la top 5 delle auto a quattro ruote motrici

Appartengono a categorie diverse, ad accomunarle ci sono soltanto la trazione e un fascino peculiare, che non guasta mai quando si tratta di raggiungere le mete montane più “in”. Per sciare o per godersi alcune delle strade più suggestive, questo decidetelo voi. Ecco le nostre cinque proposte!

Certo, nella situazione attuale scegliere dove trascorrere il Capodanno o la settimana bianca non è una scelta da farsi a cuor leggero ma si sa, noi pensiamo alle auto a prescindere da tutto e in questo periodo ci piace immaginarle alle prese con neve e tornanti, pronte a fare bella mostra di sé nelle località più suggestive. Per questo abbiamo selezionato cinque tra nostre auto con la trazione sulle quattro ruote preferite: compatte, berline, station wagon e fuoristrada per guidare sulle strade di montagna senza patemi d’animo (e con vagonate di stile).

Alfa Romeo 155 2.0i Turbo 16V Q4. Gli alfisti più intransigenti non l’hanno mai apprezzata fino in fondo, per loro era troppo poco “Alfa” nella sua essenza: la trazione anteriore, il pianale condiviso con i modelli Fiat erano tutti fattori che annacquavano la progenie delle vecchie glorie del Biscione. Eppure l’Alfa Romeo 155 Q4 del 1992, a partire dalla trazione integrale, aveva diverse frecce nel suo arco. Innanzitutto c’era fior fiore di meccanica, la stessa della formidabile Lancia Delta Integrale 16, qui in grado di erogare 186 CV.
E non era certo avara in termini di prestazioni: la Q4 accelerava da 0 a 100 km/h in sette secondi netti e sfiorava i 230 km/h. Sfruttando questo tipo di trasmissione il reparto corse Alfa Romeo mise a punto anche le 155 impegnate nella classe turismo: una scelta vincente, considerati i titoli conquistati nel DTM tra il 1992 e il 1993. Lontano dai circuiti, la 155 Q4 gratifica tutt’oggi con una tenuta di strada sicura, comoda e un due litri brillante e melodioso. Trovarne una non è semplicissimo ma è sicuramente un modello da tenere sott’occhio prima che le quotazioni salgano in modo spropositato.

Audi RS2. La prima wagon ad altissime prestazioni dei Quattro anelli è figlia del fortunato sodalizio tra Audi e Porsche. Nella prima metà degli anni 90, i tecnici di Zuffenhausen intervennero sull’Audi S2 Avant, derivata dalla comune Audi 80, iniettandole una corposa carica di testosterone. Molte parti meccaniche provenivano dalla sportiva 968, ultima esponente delle GT transaxle di Casa Porsche, così come furono implementate la sovralimentazione e il comparto elettronico. L’unità di base era il meraviglioso 2,2 litri cinque turbo, in grado di erogare 315 CV e superare i 260 km/h di velocità massima, accelerando da 0 a 100 all’ora in cinque secondi. Un missile per gli standard dell’epoca. A sottolineare la vocazione sportiva della RS2, presentata nel 1994, vi erano poi un body kit specifico composto da: parafanghi allargati, cerchi, luci di posizione e fendinebbia di origine Porsche, oltre a paraurti dedicati. All’interno spiccavano i sedili sportivi Recaro e le finiture in carbonio. Youngtimer ambitissima, la RS2 ha quotazioni già importanti destinate a salire ma qui il gioco vale la candela.

BMW 325iX Touring. La tradizione vuole che le BMW abbiano un sei cilindri in linea e la trazione posteriore. Invece, nella prima metà degli anni 80, con la BMW 325 iX (E30) anche la Casa di Monaco si cimentò nel nascente segmento europeo delle berline medie a trazione integrale. Il primo modello BMW a quattro ruote motrici debuttò al Salone di Francoforte del 1985, nelle varianti due e quattro porte e, nel 1987, in occasione del restyling la 325iX venne presentata anche con la carrozzeria “Touring” (station wagon). Quest’ultima si rivela la scelta più consona per le missioni “ricreative”, con sci e famiglia/amici al seguito. In ogni caso si può godere della musica del sei cilindri e di una cavalleria non indifferente: 171 CV che, unitamente alla buona elasticità del motore, rendono la guida piacevole anche se non propriamente sportiva come su altri modelli. Non è affatto male la maneggevolezza poiché; contrariamente ad altre integrali, qui la coppia è ripartita con una percentuale 37% sull’anteriore e 63% posteriore: il feeling di guida resta quello tipico delle BMW, con il plus di una stabilità nettamente maggiore sui fondi viscidi. In Italia le 325 iX sono rarissime ma le quotazioni non sono elevate: potrebbe essere il momento giusto per cercarne una.

Lancia Delta 4WD e Integrale. Se volete un’auto pratica, dallo stile sempre verde e gratificante da guidare (anche sulla neve) allora la Lancia Delta è l’auto che fa per voi. Premessa: considerando le quotazioni stellari delle S4 e delle “Evoluzione” ci siamo concentrati sulle prime tre varianti, decisamente più accessibili sebbene in forte ascesa dal punto di vista collezionistico.
In principio fu la HF 4WD ad inaugurare l’avvento della trazione integrale sulla Lancia Delta. Correva l’anno 1986 e la compatta di Chivasso si era già affermata sul mercato, strizzando l’occhio alla clientela più sportiva con la 1.6 Turbo HF (presentata nel 1984). La 4WD, forte dei suoi tre differenziali aggiungeva un’ottima tenuta strada e un motore più potente: lo stesso due litri da 165 CV dell’ammiraglia Thema I.E. Turbo. Rimase a listino per poco tempo, già nel 1987 debuttò la nuova “Delta Integrale” caratterizzata dai passaruota allargati e da un nuovo 2.0 otto valvole da 181 CV. La 4WD e la sua erede diretta confermarono le qualità della Delta nel motorsport, consentendole di vincere cinque titoli mondiali consecutivi dal 1988 al 1992. Nel 1989 ci fu un ulteriore step evolutivo con la Delta Integrale 16v da 200 CV. Questa, oltre alla distribuzione a quattro valvole per cilindro, beneficiò di una nuova ripartizione della coppia passando dallo schema 56% anteriore e 44% posteriore a 47% anteriore e 53% posteriore.

Mercedes-Benz Classe G. Negli ultimi 10 anni è esplosa la mania delle “Gelandewagen”, gli iconici veicoli tutto terreno della Stella a tre punte sono praticamente ovunque, dai film ai videoclip, confermandosi come dei veri e propri status symbol. Ed è curioso notare come nell’ultimo decennio le vendite siano state nettamente superiori al complessivo dei 30 anni precedenti. Si, perché per chi non lo sapesse, la Classe G è sul mercato dal lontano 1979. Nata come veicolo militare, negli anni si è evoluta per diventare sempre più potente e rifinita, fino a sfociare nel paradossale con le varie versioni 4x4 ^2, 6x6, Brabus (fino a 800 CV) o ancora con le luculliane versioni Maybach con assetto rialzato, carrozzeria landaulet e motore V12.
In questo caso preferiamo mantenerci sul classico puntando alle due famiglie principali, indicate con le sigle W460 (modello d’origine, più spartano riconoscibile per la griglia in plastica nera) e la W463, disponibile dal 1989 e dotata di molti dei comfort a cui siamo abituati oggi. Il tutto senza tralasciare l’inarrestabilità e una robustezza da carro armato. Tre le varianti di carrozzeria: tre porte, cinque porte e cabrio. Quale scegliere? Molto dipende dal budget a disposizione e dall’uso che intendete farne: in linea di massima le versioni sei cilindri a benzina sono le più equilibrate, adeguate all’uso su strada e con una coppia sufficientemente robusta per affrontare il fuoristrada più duro, dove sono agevolate le tre porte. Le V8 sono più pesanti e assetate (attenzione: tutte le “G” consumano tantissimo) ma nel complesso risultano più gratificanti in gran parte delle situazioni, in tal caso meglio le cinque porte. Cabrio per chi non rinuncia alla guida en plein air, aggiungendo un tocco di leziosità alle linee spigolose della Classe G.

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