Auto
23 aprile 2018 | di Fabrizio Greggio

Volvo 245 Turbo, “Provate a batterla”

Sì, “Provate a batterla”. L’affermazione è provocatoria. Con questa vettura la Casa svedese lancia il guanto di sfida in un segmento a lei congeniale: quello delle station wagon con finiture, allestimenti e prestazioni di livello.

“Try to beat it!”. Questo slogan, che suona come una vera e propria sfida, campeggia su tutte le pagine del catalogo della Volvo 245 Turbo, lanciata nell’autunno del 1981. La Casa svedese forse si fa prendere un po’ la mano anche quando definisce il modello “L’auto assoluta”: osservando oggi le linee rassicuranti, quasi paciose della 245 è difficile immaginarla come una “bruciasemafori” e non abbozzare un bonario sorriso. Eppure al tempo è la prima station wagon prodotta in serie equipaggiata con un motore a benzina sovralimentato.

Il quattro cilindri di 1986 cm³con albero a camme in testa (sigla B19 ET) eroga 145 CV DIN a 5500 giri/minuto (per altri mercati è previsto il 2127 cm³ da 155 CV, denominato B21 ET); non sono molti, specie per una vettura che ferma l’ago della bilancia a 1450 kg (in ordine di marcia). Del resto la Volvo è nota per l’attenzione posta alla sicurezza e tutti i suoi modelli beneficiano di scocche molto resistenti, che però non brillano per leggerezza. Nonostante il rapporto peso/potenza non sia tra i più favorevoli, le prestazioni risultano soddisfacenti, considerando poi che si tratta di una giardinetta: la velocità massima si attesta sui 190 km/h, mentre l’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in circa 9 secondi.

Siamo a livello delle migliori berline “2000” aspirate, come l’Alfa Romeo Alfetta. Fino ai 3000 giri, soglia d‘intervento del turbo, il propulsore “soffre” per la notevole massa della 245; oltre tale limite le cose migliorano, per fortuna. Al quattro cilindri è accoppiato un cambio a 4 marce con overdrive. Il sistema frenante vanta quattro dischi, anteriori autoventilanti, con servofreno; il funzionamento è affidato a due circuiti “triangolari” separati, ciascuno dei quali agisce su entrambe le ruote all’avantreno e su una ruota posteriore (in modo incrociato), uno schema che garantisce una efficacia dell’impianto praticamente immutata anche nel caso di guasto a uno dei due dispositivi idraulici.

A colpo d’occhio la 245 Turbo si distingue per i cerchi in lega a cinque razze con pneumatici ribassati 195/60 HR15, oltre che per le targhette identificative sul portellone e sulla calandra. All’interno dell’abitacolo spicca il manometro del turbo; la dotazione di serie comprende l’interno in velluto, gli specchietti retrovisori regolabili elettricamente, gli alzacristalli elettrici anteriori (quelli posteriori sono a richiesta: 556.500 lire) e la chiusura centralizzata. Tra gli optional vengono offerti l’aria condizionata (1.601.000 lire), la selleria in pelle (590.000 lire), la vernice metallizzata (354.000 lire) e il differenziale autobloccante (580.000 lire). Quando entra nel listino di Quattroruote nell’ottobre del 1981 costa 19.494.000 lire, circa due milioni in più della 245 GLE.

Con la 245 Turbo la Volvo libera definitivamente le station wagon dal luogo comune che fino a quel momento le ha confinate nell’ambito dei veicoli da lavoro conferendo loro lo status di auto per il tempo libero e alla moda, con finiture, allestimenti e prestazioni di alto livello. Alla fine del 1982 i modelli della gamma 200 (ossia le berline 242-244 e la familiare 245) vengono riuniti sotto la sigla unificata 240. Dal listino di Quattroruote le versioni sovralimentate escono di scena nell’ottobre del 1985.

Oggi la Turbo è molto ricercata dagli appassionati, che mostrano comunque un interesse crescente per tutte la Serie 200. Un gradimento più che giustificato dalla sua rilevanza. Presentata nel 1974, la 200 è rimasta in produzione per 19 anni pressoché immutata nelle linee, portando alla Volvo una popolarità senza precedenti. Complessivamente sono stati 2.862.573 gli esemplari costruiti: il maggior successo nella storia della Casa.

Quando il 5 maggio del 1993 l’ultima 240 esce dallo stabilimento di Torslanda, a Göteborg, viene organizzata una cerimonia, nel corso della quale Pehr Gustaf Gyllenhammar, amministratore delegato della Volvo, consegna le chiavi della vettura al proprietario. In quell’occasione dichiara: “Abbiamo avuto l’auto più sicura al mondo, una delle auto che vale più la pena acquistare e un’auto che è già una leggenda vivente e che lo diventerà ancor più negli anni a venire”. Da quelle parole è trascorso un quarto di secolo.

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