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06 agosto 2014 | di Redazione Ruoteclassiche

La scomparsa di Jean Panhard

È mancato all’età di 101 anni uno degli ultimi esponenti della Casa automobilistica Panhard et Levassor, la più antica di Francia insieme alla Peugeot.

L’ultimo testimone diretto della storia della Panhard et Levassor è scomparso all’età di 101 anni dopo aver tentato invano di tenere in vita l’azienda fondata nel 1887 dal prozio René e da Emile Levassor, la Panhard et Levassor appunto. E dopo aver svolto un ruolo di protagonista nel mondo automobilistico francese, dove dal 1967 al 1988 è stato presidente del comitato organizzatore del Salone di Parigi e fondatore e presidente del salone dell’accessoristica Equip'Auto, oltre che vice-presidente della Camera di Commercio e dell'Industria (1974-1977) e due volte presidente dell'Automobile Club de France.

Nel 1965 Jean Panhard successe al padre Paul nel ruolo di amministratore delegato, proprio quando la Citroën si impossessò completamente della Panhard et Levassor acquistando anche l’ultima quota del 25% rimasta in mano ai Pahnard. La Citroën era entrata nel capitale Panhard et Levassor dal 1955, dopo che quest’ultima non era riuscita a riprendersi dalle difficoltà incontrate con la guerra. Il connubio con la Citroën non fu felice e dopo due anni, nel 1967, la produzione dell’unica auto Panhard rimasta (la CT 24) fu definitivamente interrotta mettendo fine alla presenza dello storico marchio nel mondo automobilistico. La Panhard et Levassor rimase solo come produttrice di veicoli militari, poi scorporata in una divisione separata all'interno di Citroën e ora parte della Renault Trucks del gruppo Volvo. Jean Panhard rimase in azienda fino al suo pensionamento nel 1981.

Le prime Panhard et Levassor compaiono sulle strade francesi nel 1891. Nel 1900 Panhard et Levassor era ancora il costruttore automobilistico più importante nel mondo e il più tecnologicamente avanzato. Fu il primo marchio a spostare il motore nella parte anteriore e il primo a utilizzare un sistema di ingranaggi scorrevoli per il cambio. Una Panhard stabilì il record mondiale di velocità di 193,6 km/h nel 1926 e altre vetture Panhard eccellevano in pista.

Fu la Grande Depressione a provocare le prime crepe nella gestione della Casa. Subito dopo Jean entrò in azienda. Era il 1937 e divenne direttore tecnico dopo che l’anno prima uno sciopero aveva portato l'azienda vicina alla rovina finanziaria. Jean, che era nato il 12 giugno 1913 e si era formato presso l'Ecole Polytechnique, riuscì a ottenere un ordine da parte dell’esercito francese per produrre supporti per cannoni anti-aerei e cominciò a esplorare l'idea di produrre una vettura Panhard più commerciale.

Con la sconfitta della Francia nel 1940, però, i piani slittarono per altri quattro anni per far fronte alle esigenze dell’occupazione tedesca. Dopo la Liberazione, il nuovo governo stabilì un piano economico nazionale che portò a razionalizzare il settore automobilistico lasciando spazio solo a un piccolo numero di costruttori, ognuno dei quali avrebbe prodotto un solo tipo di auto. Panhard, che da allora perse il nome "Levassor", non entrò nel gruppo e continuò con fabbricazione di camion.

La Panhard tentò di sopravvivere proponendo la serie delle Dyna X e delle Dyna Z, ma nel 1955, con le finanze in uno stato critico, Panhard chiese aiuto alla Citroën che acquistò una quota del 25% per poi arrivare al 100% nel 1965. Il resto è noto. Jean lascia la moglie e quattro figli.

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