Auto
23 August 2019 | di Andrea Zaliani

Lancia Gamma: business class made in Italy

Prima ammiraglia realizzata dalla Lancia dopo l’ingresso nell’orbita Fiat, la Gamma si contraddistingue per un look completamente rinnovato, rispetto ai modelli precedenti, abbinato a un robusto motore boxer

Cambiamento e innovazione: questi due termini rappresentano al meglio gli anni Settanta per la Lancia. Una volta entrata nell’orbita Fiat, incomincia a lavorare su una serie di nuovi modelli, per rilanciare la propria reputazione. Uno di questi è la Gamma: presentata nel 1976, la vettura ha il compito di insediare la vetta di un segmento parecchio competitivo, quello delle berline di alto livello, lasciato scoperto dopo l’uscita di scena (nel 1974) della 2000. Rispetto a quest’ultima e alla Flavia, sua progenitrice, la Gamma presenta un notevole cambiamento sotto il profilo estetico.

Design moderno. L’ammodernamento stilistico porta la firma di Pininfarina, a cui è stato affidato il disegno sia della versione berlina sia della coupé. La carrozzeria con linee squadrate, tipiche dei tre volumi dei precedenti modelli, viene abbandonato una volta per tutte. Al suo posto un design in grado di distinguersi grazie a delle linee capaci di trasformare in un tutt’uno l’abitacolo e la coda, accorpati a un frontale progettato secondo il nuovo canone del fast back, che comporta un’accentuata inclinazione del lunotto. Centimetro alla mano, la Gamma è lunga 4850 mm, larga 1730, alta 1410 e pesa (in ordine di marcia) 1320 Kg.

Motore boxer. Impreziosita da finiture interne signorili e da un elevato livello di confort, sfrutta una nuova impostazione meccanica. Dopo lunghe consultazioni da parte dei vertici della Casa con i suoi ingegneri, la scelta del motore ricade su un quattro cilindri boxer -con cilindrate di 2.0 e 2.5 litri- dotato di molteplici finezze tecniche. Il blocco motore, per esempio, è in lega leggera fusa sotto pressione, con canne dei cilindri in ghisa riportate e “umide”. Un’ulteriore novità è rappresentata dall’impianto di accensione elettronica a impulsore magnetico e scarica induttiva, ovvero priva di contatti mobili. Completamente nuovo anche il gruppo della trasmissione, con cambio a cinque marce e semialberi integrati da giunti omocinetici. Last but not least, lo sterzo a cremagliera con servocomando idraulico ZF. La variante 2.0 litri eroga 120 cv, mentre la 2.5 arriva a sviluppare 140 CV.

Due generazioni, 15.272 esemplari. Quattro anni più tardi, nel 1980, debutta la seconda generazione. Fedele al proprio dna, l’auto mostra solamente alcuni lievi accorgimenti estetici, tra cui, una nuova mascherina, prese d’aria rivisitate, plancia e sedili ridisegnati. Il tutto in abbinamento a un equipaggiamento più ricco. L’upgrade rappresenta inoltre la giusta occasione per rivedere le motorizzazioni, con il depotenziamento a 115 cv della 2.0 e l’introduzione a listino della 2.5 I.E., con iniezione elettronica Bosch L-Jetronic. I valori di potenza e di coppia rimangono gli stessi del modello a carburatore, ma migliora di parecchio l’erogazione della coppia ai bassi regimi, a tutto vantaggio della guidabilità. La Gamma, sulla cui meccanica il carrozziere torinese realizzerà anche tre prototipi (T-Roof, Scala e Olgiata), resterà in produzione fino al 1984, anno in cui cederà il testimone alla neo-nata Thema.

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