Auto
24 maggio 2004 | di Redazione Ruoteclassiche

L’ARTE DI ARRANGIARSI

Non c'erano i soldi per progettare un'utilitaria completamente nuova. L'ingegner Dante Giacosa dovette arrangiarsi con quel che aveva, la "600". Riuscì comunque a creare un piccolo capolavoro, esempio di auto economica, brillante e veloce, che in sette anni venne prodotta in oltre due milioni di esemplari.

La "850" nacque in un periodo di assoluto relax progettuale: non era dunque necessario che la vettura destinata a inserirsi tra la "600 D" e la "1100" fosse innovativa. Così, Giacosa dovette arrangiarsi con il progetto base della "600", che risaliva a quasi 10 anni prima: stessa impostazione meccanica, praticamente stesso interasse e, in parte, stessa carrozzeria.

Giacosa fece un autentico capolavoro e il pubblico che nel maggio del 1964 accorse nei saloni per ammirare l'ultima nata Fiat ebbe l'impressione di trovarsi di fronte a un'auto moderna e innovativa. Era bastato disegnare una linea squadrata, allungare il cofano e lo sbalzo anteriore per dare più slancio alle fiancate e spazio ai bagagli e aggiungere, dietro, una "codina" e un cofano per far apparire la vettura più moderna. Dentro, bastò disegnare una plancia più moderna, rivestita nella parte superiore di materiale antiriflettente per conferire all'abitacolo un aspetto importante.

Quanto all'ottimo quattro cilindri della "600", ne fu aumentata la cilindrata fino a 843 cm³, furono ridisegnati la testata e l'albero e si ottennero una decina di cavalli in più, che consentivano di toccare i 125 all'ora. Il cambio era a quattro marce, tutte sincronizzate, e venne adottato un circuito di raffreddamento sigillato con serbatoio di recupero trasparente, che agevolava le operazioni di controllo. Efficace l'impianto di aerazione, ma mancava lo sfogo per l'aria posteriore.

Nel '68, Fiat affiancò all'"850", normale e "Super", la "850 Special",a listino fino al 1971, anno in cui la "850" andò in pensione dopo 2.203.380 unità costruite.

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