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28 gennaio 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

L’auto d’epoca? Rende più dell’oro

Il miglior modo di investire i propri quattrini? Le opere d’arte. No, sbagliato. I francobolli? Acqua. I diamanti? Fuori strada. La risposta ha quattro ruote. Sono infatti le auto classiche l’investimento più redditizio che si potesse fare negli ultimi dieci anni. Il verdetto arriva dall’indagine condotta dalla Knight Frank, società statunitense che si occupa di investimenti globali e che ogni anno pubblica il suo Luxury Investment Index.

Oltre che una passione e una mania, per molti l’auto sta diventando un bene rifugio più prezioso dell’oro, delle monete antiche e degli investimenti immobiliari di prestigio nelle capitali finanziarie come Londra o New York. Le vetture classiche sono infatti il bene che rende di più sia sui cinque anni sia sui dieci, con margini di ritorno rispettivamente del 111 e del 469 per cento. Nemmeno le opere d’arte rendono così tanto (17% sui 5 anni e 226 sui 10): più o meno le stesse percentuali del vino (rispettivamente 45% e 226%). Nemmeno l’oro, bene rifugio per eccellenza, è lontanamente paragonabile a una vettura d’epoca: 36% in 5 anni e 254% nell’arco dei 10 anni.

L’auto d’epoca quindi è sempre più un affare, su cui stanno mettendo gli occhi anche i fondi di investimento e non più solo i semplici appassionati. Sul mercato statunitense, stando a quanto riporta il canale finanziario CNBC, sono già attivi dei fondi di investimento specializzati: “Fino a dieci, quindici anni fa le auto d’epoca erano solo beni da collezione, ma c’è chi ha iniziato a considerarle delle categorie di investimento vere e proprie” spiega Enrique Liberman, avvocato specializzato in investimenti in beni di lusso. Questi fondi sono nati proprio da collezionisti o concessionari di settore che hanno deciso di trasformare la loro passione in una fonte di reddito.

Il passaggio in questo caso è cruciale: i fondi acquistano auto e di fatto danno vita a una collezione non per rivenderne i singoli pezzi, ma per attirare quote di investimenti ad alto livello. Ne è un esempio il Rolling Art Fund 1. Uno dei suoi fondatori - che ha iniziato questa impresa nel 2013 - è l’avvocato Marc Sharinn: “Per noi queste non sono auto ma opere d’arte, e volevamo mettere nel nostro portfolio dei pezzi di qualità eccellente, pronti per entrare in un museo”. Inizialmente la collezione prevedeva cinque pezzi. La loro strategia è stata molto precisa: puntare su auto sportive d’epoca a produzione limitata: “Scegliamo auto prodotte in meno di 500 esemplari, con una rilevanza di tipo storico, meccanico o ingegneristico, con componenti realizzato a mano e di provenienza certificata dal primo giorno di vita”. Un esperimento rivolto solo agli investitori internazionali che ha pagato bene: in tre anni il valore di questa collezione è raddoppiato.

Ogni fondo adotta la sua strategia, come afferma Lieberman: “C’è chi investe solo su un marchio ben preciso, come Ferrari che è il più gettonato negli Stati Uniti, oppure chi punta solo su auto da restaurare, o anche chi si avvicina maggiormente al ruolo del broker internazionale, acquistando veicoli su certi mercati minori per rivenderli a prezzi maggiorati su piazze dove il veicolo d’epoca si apprezza maggiormente”.

Ma come con tutti gli investimenti, c’è anche chi mette le mani avanti sulla tenuta del mercato. Uno di questi è Steve Linden, da 30 anni esperto in perizie di veicoli d’epoca. “Non avevo mai visto come oggi i possessori di auto d’epoca essere riconosciuti come portatori di un valore reale nel mercato dell’arte. Mai come ora i prezzi stanno andando verso l’alto, mai le auto classiche hanno raggiunto quotazioni così elevate come negli ultimi tre anni. E il mercato è stato spinto verso l’alto non tanto dai collezionisti “storici” - che sono sempre esistiti - quanto dai nuovi investitori, in genere ricchi esponenti di economie emergenti”. Ma la bolla è sempre a portata di mano: “Ricevo migliaia di richieste di consulenza e a tutti dico sempre: se pensi d'investire tutto su una sola macchina, è un azzardo. Oggi acquistare un’auto equivale a comprare uno stock di azioni. Ora vanno su ma non sappiamo come potrà andare a finire”.

Marco Gentili

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