Auto
03 April 2020 | di Redazione Ruoteclassiche

Leggenda Alfa Romeo: il terzo allegato

Gli ultimi quarant’anni del Biscione. Tra grandi successi, passi falsi, riproposizioni, conversioni e innovazioni…

Nel terzo volume della collana di Ruoteclassiche “Leggenda Alfa Romeo” (allegata al numero di aprile di Ruoteclassiche) viene narrata la storia della Casa del Biscione dal 1980 ai giorni nostri attraverso oltre venti modelli presentati in ordine cronologico (con tutti i dati tecnici e di produzione).Un periodo lungo, che ha visto trasformazioni profonde, dall’acquisizione da parte della Fiat al rilancio voluto da Sergio Marchionne, per arrivare a un futuro ancora da scrivere.

Arriva la Fiat. All’inizio degli anni Ottanta il marchio Alfa Romeo risulta un po’ appannato. La cronica mancanza di fondi non consente infatti di deliberare nuovi modelli, riducendo il rinnovamento della gamma a semplici rivisitazioni di quanto si ha già a disposizione. Il caso più eclatante è rappresentato dall’Alfa 90, una volenterosa rivisitazione stilistica dell’Alfetta operata da Bertone: nata da troppi compromessi, questa berlina, che nelle intenzioni dei vertici aziendali avrebbe dovuto arrivare al decennio successivo (come del resto suggerito dalla sigla scelta), sopravvive appena dal 1984 al 1987. Ben maggior successo riscuote invece l’Alfa 75, che eredita sempre la meccanica con schema transaxle, ma distinta da uno stile di carrozzeria più aggressivo e sportiveggiante, in sintonia con il gusto della clientela Alfa Romeo. Per molti è l’ultima vera Alfa. Nel 1986 la casa milanese passa sotto il controllo della Fiat: per gli estimatori del marchio si tratta di un colpo ferale. Da quel momento infatti le blasonate auto del Biscione deriveranno piattaforme e meccaniche dai ben più modesti modelli torinesi.

La sorpresa della 164. Nonostante i timori, il primo modello svelato nell’era Fiat conquista il cuore del pubblico. La nuova ammiraglia 164, per quanto adotti la trazione anteriore e il pianale Tipo 4 (condiviso con la Fiat Croma, la Lancia Thema e la Saab 9000), si rivela infatti una vera Alfa, con prestazioni e comportamento dinamico in linea col blasone del marchio. Riuscito anche lo stile, opera del designer Enrico Fumia, che al tempo è in forza alla Pininfarina. Nel 1989 arriva una sorpresa: si tratta della SZ, coupé sportiva realizzata dalla Zagato sulla base meccanica della 75 da competizione con motore V6 di 3 litri. Il design è innovativo (per alcuni forse fin troppo originale), così come la carrozzeria, costituita da pannelli in materiale plastico (Modar) incollati alla scocca portante in acciaio. Ne viene derivata anche una versione spider, la RZ.

Gli anni Novanta. L’inizio del nuovo decennio vede il debutto dell’erede dell’amatissima 75: la 155, presentata nel 1992. Le economie di scala “imposte” dalla Fiat portano a una vettura decisamente meno raffinata dal punto di vista meccanico: lo schema transaxle abbinato al sofisticato ponte De Dion lascia il posto a una ben più “banale” trazione anteriore e a un retrotreno a ruote indipendenti. Due anni più tardi ecco la 145, seguita nel 1995 dalla 146. Nel frattempo vi è il commiato della mitica “Duetto”, giunta alla quarta generazione: esce di scena nel 1994, lasciando il testimone alla Spider della serie 916. Derivata dalla GTV, non otterrà lo stesso gradimento dell’illustre progenitrice, che rimasta in produzione per circa un trentennio era divenuta il simbolo stesso di sportiva scoperta. Nella seconda metà degli anni Novanta debuttano la 155 e la 166, erede della 164 e ultima ammiraglia dell’Alfa Romeo.

Il terzo millennio. Un nuovo capitolo della storia della Casa inizia nel 2003 con la presentazione del prototipo di una inedita supercar: la 8C Competizione, che entrerà in produzione solo a partire dal 2007. Segna il rilancio del marchio, un obiettivo fortemente voluto da Sergio Marchionne, divenuto nel 2004 amministratore delegato del gruppo Fiat. Nel 2008 arriva la Mito; nel 2010 ritorna per la terza volta la Giulietta. Poi un’altra supercar: è la 4C, con scocca in carbonio e un peso a vuoto inferiore ai 900 kg. E finalmente la Giulia Quadrifoglio, che segna il ritorno alla trazione posteriore: per gli estimatori del marchio è la promessa di un ritorno ai fasti del passato. Sarà così?

Le protagoniste di questo terzo volume sono oltre venti, tra cui la GTV 6, la Giulietta Turbodelta e la 33: di ciascuna raccontiamo la storia, l’evoluzione, la tecnica e l’attuale posizionamento nel mercato delle storiche. Ricordiamo che il prezzo del fascicolo è di 5,40 euro in più rispetto a quello della sola rivista (5,50 euro).

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