L’Opel Frontera sulle tracce di Jules Verne. - Ruoteclassiche
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23 August 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

L’Opel Frontera sulle tracce di Jules Verne.

Nel 1997, il canadese Garry Sowerby intraprese una straordinaria avventura a bordo di una Opel Frontera, probabilmente l’avventura più estrema mai affrontata con questo fuoristrada: una traversata tra Europa, Asia, Oceania e America.

Nel 2021 Opel Frontera compie trent’anni e per celebrare questo traguardo, ricordiamo il“Frontera World Challenge”, un’incredibile traversata intercontinetale che ha avuto come protagonista la Opel Frontera di Garry Sowerby.
L’idea nacque dalla volontà di emulare le gesta di Phileas Fogg, il personaggio inventato da Jules Verne ne “Il giro del mondo in 80 giorni”. Se, nel 1873, l’impresa raccontata da Verne richiese 80 giorni, Sowerby e il suo equipaggio intendevano portare a termine la missione in quattro settimane. Con lui vi erano infatti gli amici Colin Bryant e Graham McGaw. Quello del 1997, tuttavia, è soltanto uno dei numerosi record stabiliti dal settant’enne Garry Sowerby: infatti Presidente e Amministratore Delegato della Odyssey Management Team è noto per essere uno delle personalità più avventurose del motorsport.

Il mezzo ideale. Nel 1991 la Opel Frontera si configurò come uno dei primi SUV pensati per il mercato globale: la vettura fu venduta, in base ai vari mercati di riferimento, con i marchi Vauxhall, Holden e Isuzu.
A quei tempi i veicoli a trazione integrale iniziavano a diffondersi velocemente, tuttavia erano intesi principalmente come veicoli ricreativi per il tempo libero, più che auto da tutti i giorni: ereditavano gran parte delle peculiarità tecniche delle fuoristrada nude e crude, seppur ingentilite nell’ottica di una maggior fruibilità e comodità su strada.
Durante il Frontera World Challenge, la fedele compagna di viaggio di Sowerby e compagni è stata una Opel Frontera 2.5 turbodiesel da 115 CV (85 kW), che all’epoca era appena stata introdotta sul mercato: “Questa motorizzazione, unitamente alla trazione integrale inseribile, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno”. Ai tempi, Opel era sotto il controllo della General Motors e in tutto il mondo era possibile trovare centri assistenza e parti di ricambio senza grosse difficoltà. “Comunque, l’assistenza alla fine non ci è servita”, ricorda Sowerby.

Un’impresa folle. Tra i momenti più incredibili, quanto meno per chi non fa l’inviato speciale da zone di guerra, racconta Sowerby è stato quando il suo contatto iraniano, Ahmad Homayouni, gli chiese che tipo di armi avesse nel bagagliaio. Domanda alla quale l’avventuriero rispose candidamente: “Nessuna”. Ciò generò lo stupore sul volto di Homayouni: chi poteva essere talmente folle da voler attraversare il Deserto Sabbioso del Pakistan percorrendo circa 600 chilometri lungo il confine con l’Afghanistan, scortato solamente da due amici disarmati? A parte le temperature, superiori ai 45 gradi centigradi, su quella strada viaggiavano sempre contrabbandieri di oppio e petrolio. Inoltre, tutta la regione era infestata dai ribelli afgani, armati fino ai denti. Evidentemente tutto ciò non preoccupava più di tanto Garry Sowerby e i suoi amici…
Il piano prevedeva la partenza da Londra a Kerman in Iran, per poi giungere a New Delhi in India attraverso il deserto. A Chennai, nella Baia del Bengala (India), lo attendeva una nave per proseguire il raid in Australia. La loro straordinaria avventura cominciò il 1 ottobre 1997, l’equipaggio raggiunse Chennai il 12 ottobre, esattamente undici giorni, 21 ore e 25 minuti dopo essere partiti da Londra. Cinque minuti più tardi di quanto avessero calcolato quando avevano pianificato il viaggio.

Prima le Barbie. I tre avventurieri attraversarono l’Australia percorrendo 7.884 chilometri in tre giorni, diciassette ore e 17 minuti. Da lì, proseguirono per via aerea verso la Nuova Zelanda. Ricorda Sowerby: “Grazie alle dimensioni e al peso, entrava perfettamente nei container da 20 piedi nei quali veniva imbarcata per solcare il Pacifico e l’Atlantico”.
A Taiwan, un imprevisto avrebbe potuto scombussolare il rigido programma definito dal risoluto team britannico: la nave che avevano prenotato decise di cancellare improvvisamente il viaggio della Opel Frontera per lasciare posto ad un carico di bambole Barbie da consegnare con la massima urgenza in vista della festività natalizie. Senza perdersi d’animo, Sowerby riuscì a coinvolgere la stampa internazionale di lingua inglese, il clamore mediatico suscitato fece cambiare idea alla società cargo permettendo al trio di rimettersi in marcia.

Grande Mela, arriviamo! I tre giramondo giunsero quindi sul continente americano approdando in Alaska. Dopo i 45 gradi del deserto del Pakistan era arrivato il momento di rinfrescarsi un po', ripreso il viaggio alla volta di New York, il team si trovò a fronteggiare temperature nell’ordine dei -15 gradi. Non certo un problema per la Opel Frontera. L’esemplare su cui viaggiava Sowerby era stato leggermente modificato per affrontare i percorsi più impervi senza troppe difficoltà: l’asse anteriore venne rinforzato e dotato di una speciale protezione sottoscocca, a protezione dell’abitacolo venne installato un rollbar, così come vennero montati un serbatoio e un filtro dell’aria più grandi. Il più prezioso alleato in questa avventura caratterizzata da forti sbalzi termici fu, ovviamente, il climatizzatore.

La strada verso casa. Dalla Grande Mela i tre amici attraversarono l’Atlantico e passando dalla Spagna, attraversarono la Francia per giungere a Calais, dove si imbarcarono sul traghetto per Dover. Da qui fecero poi ritorno a Londra. Giovedì 11 dicembre 1997, la Opel Frontera parcheggiò davanti all’Old Royal Observatory di Greenwich dopo aver percorso 29.000 chilometri in quattro continenti e 16 Paesi diversi. Deducendo i tempi di volo e di viaggio in nave, il team completò il percorso in 21 giorni, due ore a 14 minuti arrivando alle 10.30 in punto. Ora locale. Infatti Sowerby, Bryant e McGaw avevano sempre cambiato l’ora per tempo, senza commettere l’errore che, nel romanzo di Jules Verne aveva quasi fatto perdere la scommessa a Phileas Fogg.
“Guidare un’auto in giro per il mondo è un test di durata complesso, costoso e faticoso che richiede tantissima tenacia, fortuna e capacità”, ricorda Garry Sowerby. “Ce l’abbiamo fatta grazie alla nostra fidata Opel Frontera”. Inoltre, ricorda, Opel fu un ottimo sponsor. “Il 1997 fu l’ultimo anno di produzione della prima serie della Opel Frontera. Dopo il nostro viaggio, la gente avrebbe dovuto chiedersi: se una cosa del genere è possibile con questa vettura, quanto deve essere valida la prossima?”

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