Auto
12 June 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Maserati, l’era delle grandi GT

Dopo un decennio di grandi successi, tra gli anni ’70 e ’80 Maserati entrava in crisi, eppure in questo periodo vennero realizzate alcune delle vetture più belle nella storia del Tridente: vogliamo raccontarvele in due puntate, la prima dedicava alle granturismo a motore anteriore e la seconda dedicata a quelle con motore centrale-posteriore.

Maserati è uno dei marchi che riesce a sintetizzare al meglio eleganza e sportività: con uno straordinario palmarès sportivo e una lunga tradizione nel mondo competizioni, la Casa modenese ha saputo conquistare una clientela raffinata ed esigente anche in materia di lussuose vetture stradali. Modelli come la Ghibli, la Khamsin e la Indy con le loro linee moderne e sensuali incarnavano l’edonismo anni ’70, destinati a una ristretta cerchia di fortunati che non risentirono della crisi petrolifera.

Maserati Ghibli. La Maserati Tipo 115, meglio nota come “Ghibli”, continuava la tradizione che vedeva i nuovi modelli Maserati battezzati con il nome di un vento. Presentata al Salone dell’Automobile di Torino del 1966, sostituiva la Mistral introducendo un nuovo corso stilistico. La linea della Ghibli venne sviluppata dalla Carrozzeria Ghia, per mano di un “tale” Giorgetto Giugiaro: con le sue volumetrie affusolate e pulite conciliava eleganza e aggressività. Dotata di un motore anteriore V8 da 4,7 litri da 330 CV con carburatore doppio corpo Weber e la lubrificazione a carter secco, poteva contare su prestazioni molto elevate: la velocità massima era nell’ordine dei 270 km/h. Nel 1969, vennero presentate l’elegante variante Spider e la Ghibli SS; la cilindrata salì a 4,9 litri ma la potenza rimase quasi invariata, 335 CV. La dotazione della Maserati Ghibli era confacente al prestigio che la caratterizzava: l’interno era rivestito in pelle, i vetri azzurrati, gli alzacristalli elettrici e il condizionatore, erano offerti di serie. Nel 1970, un leggero restyling vide l’introduzione di una fanaleria più grande, nuovi rostri sui paraurti e i poggiatesta vennero offerti di serie. La Ghibli venne sostituita nel 1973 dalla Maserati Khamsin; tuttavia è importante sottolineare che all'epoca Maserati era una realtà artigianale con volumi produttivi limitati: in quest’ottica i 1149 esemplari della Maserati Ghibli erano un gran risultato, a maggior ragione se si considera che la produzione globale dei modelli Ghibli era stimata inizialmente nell’ordine del centinaio di unità…

Maserati Indy. Il 1969 chiudeva un ciclo florido di successi per la Maserati, che dopo l’acquisizione da parte della Citroën in quell’anno raggiungeva il reccord di produzione e vendite. Se la Ghibli, al vertice dell’offerta Maserati venne affidata alla Ghia, per la “Tipo 116” lo stile venne commissionato alla Carrozzeria Vignale. Il primo prototipo viene presentato al Salone di Torino ’68, la vettura si chiama Indy: tributo alle due vittorie Maserati alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1939 nel 1940, conquistate dal pilota Wilbur Shaw. Le ampie superfici vetrate donavano luce all’abitacolo e garantivano una visibilità ottimale: il frontale riprendeva i fari a scomparsa introdotti con la Ghibli. La Maserati Indy si configurava come un’autentica granturismo, leggermente meno sportiva della Ghibli, poteva contare comunque su prestazioni di rilievo che crebbero nel tempo. La prima motorizzazione era infatti un 4,2 V8 da 260 CV con quattro carburatori Weber doppio corpo abbinati a un cambio manuale a 5 marce o ad un automatico a tre. Man mano la Indy si fece più potente, nel 1970 venne dotata di un nuovo 4.7 da 290 CV e soltanto un anno dopo la cilindrata la cilindrata salì ancora, con un 4.9 da 335 CV, confermandosi come uno dei modelli più veloci sul mercato: la Maserati Indy toccava i 280 km/h. Il 4.9 è stato propulsore “definitivo” mantenuto fino alla fine della produzione, nel 1975.

Maserati Khamsin. L’erede della Maserati Ghibli debuttò nel 1973 ponendosi al vertice della gamma Maserati. La nuova coupé di lusso indicata come “Tipo 120” prendeva il nome di Maserati Khmasin si orientava ancor più verso l’idea del granturismo veloce che della sportiva tout court: rispetto alla Ghibli, la Khamsin era più docile nella guida e lasciava alle Indy e Bora il primato della velocità massima. La Khamsin portava al debutto un nuovo telaio a scocca portante in luogo del telaio tubolare, anche lo schema transaxle con il cambio solidale al differenziale contribuiva a una miglior distribuzione dei pesi che si tradussero in un netto miglioramento delle qualità stradali. A richiesta si poteva montare il differenziale autobloccante e il classico cambio automatico Borg-Warner a 3 rapporti. Sul fronte delle sospensioni troviamo uno schema a ruote indipendenti con bara antirollio, l’adozione di doppie molle e ammortizzatori rendevano la Khamsin molto più precisa e controllabile. L’influenza della Citroën si manifestò invece con l’adozione del sistema idraulico che gestiva la frizione semiautomatica, i fari a scomparsa e la regolazione del sedile di guida.

Tra comfort e sportività. Altra peculiarità del modello, il sistema DIRAVI che garantiva il ritorno del volante anche a vettura ferma come sulla “parente” CitroënSM. La Khamsin era mossa dal V8 bialbero di 4,9 litri a carter secco da 320 CV che aveva debuttato sulla Ghibli SS, arretrato dietro l'assale anteriore per assicurare l'ottimale distribuzione dei pesi e la direzionalità. La Khamsin era leggermente meno potente delle Maserati Bora e Indy, e raggiungeva infatti una punta massima di 275 Km/h contro i 280 delle sorelle “minori”. A differenza della Bora presentata due anni prima, la Khamsin era una classica coupé 2+2: seppur sacrificati i posti di fortuna erano una caratteristica a cui la clientela storica delle granturismo non voleva rinunciare. La linea della Maserati Khamsin è opera di Marcello Gandini che per il Centro Stile Bertone disegnava una GT dalle linee moderne e affilate. Evoluzione concettuale della Ghibli, la Khamsin propone superfici ancora più tese e sfuggenti e non poteva essere altrimenti per un’auto che porta il nome di un vento del deserto…

Un’altra scuola. Se Ghibli, Indy e Khamsin rappresentavano i modelli “classici” della tradizione Maserati nel segmento delle granturismo, la Bora e la Merak con due posti secchi e soprattutto per il layout a motore centrale strizzavano l’occhio a una clientela più sportiva che desiderava vetture prestazionali dal feeling corsaiolo senza rinunciare allo stile Maserati… Vi parleremo di questi due modelli nella prossima puntata, restate connessi!

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