Mercedes-Benz 300S: come la Stella tornò a brillare - Ruoteclassiche
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07 December 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Mercedes-Benz 300S: come la Stella tornò a brillare

La Mercedes-Benz 300 S (W 188) venne presentata nell’ottobre del 1951 al Salone dell'Automobile di Parigi. Con questo modello, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Casa di Stoccarda tornava nell’Empireo delle automobili.

Nel mese di aprile del 1951 il gruppo Daimler presentava la sua nuova e opulenta ammiraglia, la prestigiosa Mercedes-Benz 300 (W 186) Berlina. L'opuscolo di vendita la descriveva così: "Un'auto che fa diventare i sogni realtà". Sei mesi dopo, a Parigi, Mercedes-Benz si spingeva oltre, presentando le varianti sportive, nell’accezione tipica del marchio, ovvero modelli a due porte lussuosamente rifiniti da ostentare nelle località più prestigiose.

Il contesto. Prima di scoprire le specifiche tecniche e la sua evoluzione, è bene contestualizzare il lancio della Mercedes-Benz 300 S. La gestazione di quest’auto iniziò quattro anni prima della première parigina: la Seconda Guerra Mondiale era terminata da soli due anni e in molte città europee, così come nell’animo della gente, erano ancora vividi i segni del conflitto e vi era una sensibile diffidenza verso tutto ciò che proveniva dalla Germania. In questo quadro il dottor Wilhelm Haspel, direttore generale della Daimler-Benz AG, in una riunione del consiglio di amministrazione nel dicembre 1947 postulò una frase coraggiosa: “Necessitiamo di un veicolo che aggiunga di nuovo il tocco dorato al nome Mercedes-Benz". Nel 1947, l’azienda produceva solo la 170 V (W 136), basata su un progetto dʼanteguerra, peraltro in numeri piuttosto limitati e con un livello di equipaggiamento modesto.
Dopo quella riunione, il CDA prese alcune decisioni lungimiranti stabilendo la rotta da percorrere nel decennio a venire. C’era voglia di rinascita e Mercedes-Benz intendeva tornare ad essere un riferimento nella parte alta del mercato. Le 300 e 300 S, presentate nel 1951 si rivelarono le apripista di un futuro radioso: vetture altamente esclusive, con un’immagine forte unitamente al comfort e a una tecnologia impressionanti per l’epoca.

La Stella tornava a brillare. Mercedes considerava il nuovo modello come il trait d’union con le auto lussuose e sportive del periodo prebellico ma soprattutto mirava a potenziare l’immagine e la presenza del brand a livello mondiale. La brochure, a mo’ di manifesto, recitava: "Daimler-Benz AG ha sempre dedicato particolare attenzione e cura alle vetture della classe di lusso internazionale. Il modello 300 S è stato creato appositamente per l’élite di appassionati con le esigenze più elevate in termini di eleganza, comfort, prestazioni, velocità e tenuta di strada".
Il ruolo della 300 S venne ribadito (ove non fosse chiaro) in una lettera datata 4 ottobre 1951, inviata a tutte le filiali dell'azienda in concomitanza del Salone di Parigi.

L’auto dei divi. La Serie 300 venne accolta con favore dalle personalità più in vista del mondo politico e dello spettacolo. E, se la berlina divenne immediatamente la favorita del Cancelliere Adenauer, la convertibile conquistò il Re di Grecia, Henry Ford II, così come gli attori Bing Crosby e Gary Cooper. Ma molte altre teste coronate, imprenditori e celebrità scelsero una 300 S. Un altro cliente storico fu il dottor Ignacio Barraquer, specialista in oftalmologia di fama internazionale. Nel 1938 acquistò una delle rarissime 540 K "Autobahn Courier" (W 29) e, nel 1953, scelse una 300 S come sostituta.
Entrambe le vetture furono progettate da Hermann Ahrens, che dagli anni '30 agli anni '50 fu il responsabile del design di autovetture Mercedes-Benz e dei veicoli commerciali Daimler. Ahrens è stato uno dei primi “designer” nell’accezione moderna, non era solo uno stilista ma aveva anche una grande competenza nella progettazione delle carrozzerie e della meccanica.

Le varianti. La 300 S era disponibile come Cabriolet A (con le caratteristiche cerniere “Landau” per la capote), Coupé e Roadster (due posti e capote più leggera). Tutte e tre le varianti combinavano un’eleganza statuaria alla sportività, qui espressa prettamente come una rivisitazione meno formale della berlina classica. Ecco quindi il lungo cofano anteriore, una linea del padiglione più bassa e una silhouette fluida e slanciata.
La 300 S veniva realizzata a mano nell’ex reparto “Sonderkarrosserie”, delegato alla produzione di carrozzerie speciali nello stabilimento di Sindelfingen. Per l’allestimento vennero impiegati solo i materiali migliori: pellami pregiati, legni esotici e metallo cromato. Ogni esemplare era unico, in quanto prodotto su richiesta e veniva ultimato esaudendo qualsiasi capriccio dei facoltosi clienti.
Così praticamente non ci sono due esemplari della 300 S identici.

Nomenclatura. La produzione iniziò tra giugno e settembre 1952. Inizialmente la 300 S venne designata con la denominazione interna W 186/3 o W 186 Sport. Solo più tardi, il modello a due porte venne indicato con la sigla W 188.
Nel settembre 1955, al Salone internazionale dell'automobile (IAA) di Francoforte, il marchio presentò anche una versione rivista dell'esclusivo modello a due porte, la 300 Sc, insieme alla 300 c berlina. Le modifiche più importanti riguardarono l'asse posteriore e il motore. Per implementare la tenuta di strada e il comfort, venne impiegato un nuovo asse oscillante con un solo snodo dotato di un punto di rotazione basso. Il motore aveva una lubrificazione a carter secco e la miscela non era più formata da tre carburatori, ma dall'iniezione diretta. Insieme a un maggiore rapporto di compressione, tutto ciò contribuì a un aumento della potenza che raggiungeva i 175 CV. Anche la carrozzeria subì lievi modifiche: la 300 Sc aveva nuove modanature cromate laterali e indicatori di direzione più grandi nella parte sia anteriore che posteriore. Il motore più potente era indicato dalla scritta cromata "Einspritzmotor" (motore a iniezione) al centro del paraurti posteriore. La 300 Sc uscì dai listini nell'aprile 1958.

La tecnica. Lo sviluppo del progetto venne coordinato dal capo del reparto ricerca e sviluppo, il Prof. Fritz Nallinger che partì dal pianale della 300 berlina, qui con il passo più corto di 150 millimetri. Per la prima volta, il marchio utilizzava una versione migliorata del collaudato telaio a X, con tubi a sezione ovale e longheroni longitudinali con piani intermedi coperti da lamiere, dando vita al "telaio a piattaforma".
Il sei cilindri in linea di tre litri portava la denominazione M 188 a causa delle numerose modifiche rispetto al motore della limousine (M 186). Con due carburatori, sulla berlina l’unità generava solo 115 CV a 4.600 giri/min. Nella 300 S, con una compressione più elevata, l’albero a camme rivisitato e i tre carburatori la potenza base lievitava a 150 CV, erogati a 5.000 giri/min. La coppia massima, 230 Nm, era disponibile a 3.800 giri contro i 196 Nm a 2.500 giri della 300 berlina. Con queste prerogative, le 300S potevano raggiungere una velocità massima di 175 km/h.

Prezzo stratosferico. Considerato il livello, l'equipaggiamento di serie era molto completo e includeva le seguenti dotazioni: riscaldamento con ventilazione autonoma sui due lati, indicatori di direzione, fari fendinebbia, luce di retromarcia, sedile imbottito a scomparsa, valige dimensionate per il baule e una scatola porta abiti dedicata. La 300 S rimase di gran lunga il modello più costoso fino ai primi anni 60.
Il prezzo di vendita confermava il posizionamento della 300 S, al vertice del mercato: nel 1951, con un cartellino di 34.500 marchi, era l'auto più costosa prodotta in Germania. La berlina, già inaccessibile per la stragrande maggioranza degli automobilisti, costava circa 22.000 DM. Anche l’iconica 300 SL Coupé (W 198) aveva un prezzo di listino inferiore, 29.000 marchi. Nel 1957, la 300 SL Roadster era a listino per 32.500 marchi, 4.000 marchi in meno rispetto alla rinnovata 300Sc. Per farsi un’idea, una già prestigiosa 180 "Ponton" (W 120), il modello di accesso alla gamma Mercedes era proposta a 8.700 marchi. Mentre per un’utilitaria come la Volkswagen "Beetle" o una BMW 600 (derivata dalla Isetta) ne bastavano poco meno di 4.000.

Per connoisseurs. Queste caratteristiche resero la Mercedes-Benz 300 S una delle auto più ambite e prestigiose dellʼepoca. Oggi la 300S è un ricercato oggetto da collezione, peraltro molto raro: fino allʼagosto del 1955 sono stati realizzati solo 560 esemplari della 300 S (216 Coupé, 203 Cabriolet A e 141 Roadster), compresi i modelli pre-serie. A questi si aggiungono i 200 esemplari della successiva 300 Sc, con motore a iniezione (98 Coupé, 49 Cabriolet As e 53 Roadster). In totale, fino al 1958, furono prodotti solo 760 modelli della famiglia 300 S. In confronto, le 1.400 unità della 300 SL possono far apparire la “Gullwing”, notoriamente (super)esclusiva come un modello quasi “popolare”.
Pochi, al netto della rarità, hanno riflettuto sull’importanza di questo modello per Mercedes-Benz: il primo, dopo la Guerra a riportare al suo splendore la sempiterna Stella a tre punte.

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