Auto
05 maggio 2006 | di Redazione Ruoteclassiche

MILLE LIRE AL CHILO

Pesava 605 kg e costava 640.000 lire. Era una somma alla portata delle famiglie italiane, anche di quelle più attente al portafoglio. La "nostra" ha trascorso una vita tranquilla a Genova, spingendosi fino a Felino (PR), patria di salumi. Ad oggi ha percorso 35.000 km e con ogni probabilità è l’esemplare più in forma in circolazione.

Qualche anno fa il dottor Pippo Lanza di Genova ereditò da un anziano parente una Fiat "600 D" immatricolata nel 1964, che fino al 1985 aveva percorso solo 33.000 km (oggi sono 35.000), quasi certamente la "600" più in forma oggi in circolazione.

Concepita nei primi anni 50 dall'ingegner Dante Giacosa, la "600" fu lanciata al Salone dell'Auto di Ginevra nel marzo 1955: pesava 585 kg e venne offerta a un prezzo di listino di 590.000 lire (mille lire al chilo). Il piccolo quattro cilindri di 633 cm³ non conteneva alcuna innovazione concettuale, anzi interpretò i fondamenti convenzionali di un motore ad aste e bilancieri raffreddato ad acqua. Introdotto a fine estate del 1960 con un aumento di cilindrata da 633 a 767 cm³, il modello "D" presentò alcune migliorie di carrozzeria (deflettori ai cristalli laterali, modanatura lucida con ripetitore luminoso sulle fiancate, gruppi ottici più grandi ed efficienti…) e la potenza passò a 29 CV, con aumento della velocità massima (110 km/h); solo nel 1964 fu mutato il senso di apertura delle porte. Con un peso a vuoto di 605 kg,costava 640.000 lire.

Al volante di un'auto a motore posteriore si evidenzia una congenita leggerezza dello sterzo, con comportamento sovrasterzante in curva. Le sospensioni a quattro ruote indipendenti lavorano bene; i freni a tamburo, ancora adeguati alle prestazioni della "600 D", tendono tuttavia al surriscaldamento nell’uso prolungato. Il motore è pronto, generoso, elastico e poco rumoroso; sfoggia un temperamento brillante e sopporta con disinvoltura ogni sollecitazione. La "600" rappresentò una tappa storica per la Fiat e nel costume di milioni di italiani. Alla fine del 1970, quando in Italia si cessò di costruirla, se ne erano consegnati quasi 2.700.000 esemplari e fu il primo modello della Casa torinese a superare la cadenza produttiva delle mille unità al giorno. Era cominciata l’era dell’automobile per tutti.

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