Personaggi
22 febbraio 2019 | di Alberto Amedeo Isidoro

Niki Lauda, i 70 anni di un campione straordinario

Settant’anni di colpi di scena, trionfi e difficoltà. Con una costante: la voglia (e la forza) di rialzarsi sempre e vivere la vita come una battaglia da vincere ogni giorno. I nostri auguri di buon compleanno al grande Niki Lauda.

È come se un regista fuori dal tempo e dallo spazio avesse scritto la vita di Niki Lauda molto prima che Ron Howard decidesse di studiarla per farci un film. Perché pochi settantenni, anche nell’olimpo dei piloti campioni del mondo, possono raccontare oggi un’esistenza così intensa, travagliata e ricca di emozioni, dentro e fuori la pista.

Forza di volontà. La strada verso il successo (tre mondiali di Formula 1, due con la Ferrari e uno con la McLaren, a cavallo degli anni 70 e 80) comincia in salita. Lauda vuole correre sin da ragazzino ma la sua famiglia, banchieri da generazioni e rappresentanti dell’élite viennese più conservatrice, per lui vuole un futuro lontano dalle automobili e dai circuiti. Ma Niki è caparbio e volitivo, combatte da solo, senza alcun tipo di aiuto o supporto. Inizia a dividere l’abitacolo di una Mini con un amico e comincia a correre contro tutti e tutto, dimostrando un talento cristallino. Si fa strada in un ambiente a lui sconosciuto e ostile, ma lavorando duro riesce presto a spiccare nelle categorie inferiori. Superate le prime impasse, l’ascesa è rapida. Lui ancora forse non lo sa, ma lo attende una carriera incredibile.

Dal paradiso all’inferno. Una vita come sulle montagne russe, dal tetto del mondo all’inferno del Nurburgring, e poi di nuovo lì, più in alto di tutti, quando avrebbe anche potuto dire basta e godersi una pensione d’oro anticipata nel suo buen retiro di Ibiza. Nel 1975 vince il mondiale con la Ferrari ed entra nel cuore degli italiani per non uscirne più. L’anno seguente, quando tutto sembrava in discesa, e il secondo titolo iridato una formalità, nonostante la rivalità con l’acerrimo amico-nemico James Hunt, l’incidente che lo segnò per tutta la vita.

Ci eravamo tanto amati. Ha lottato, è rinato, ha accettato la sua nuova condizione, e con lui chi gli è sempre stato accanto, a partire da Marlene Knaus, la prima moglie, donna di una vita. Accetta, Niki, accetta anche che Enzo Ferrari non si fidi più di lui, dopo l’incidente del Nurburgring, nulla può (e nulla vuole, forse) quando il Drake lo mette da parte e assegna a Carlos Reutemann i gradi di primo pilota per la stagione 1977. Ma la rivincita è questione di tempo, perché dopo un paio di gran premi è evidente che il campione che è in Niki è rinato più forte e ostinato di prima. Arriva il secondo titolo, con due gare d’anticipo, gare che alla fine deciderà di non disputare perché arrivato a una rottura ormai insanabile con la scuderia di Maranello.

È solo un arrivederci. Seguono scelte poco felici. Prima l’avventura con la Brabham di Bernie Ecclestone, una parentesi avara di risultati e soddisfazioni, poi l’uscita dal grande circus, nel quale tornerà solo a distanza di qualche anno. Ma con nuovi, più forti stimoli: ancora una volta, il tempo è galantuomo con Niki, gli porta consiglio, gli suggerisce che è arrivato il momento di rimettersi casco e guanti e tornare in pista.

Un eroe d’altri tempi. La Formula 1 è entrata in un vortice di cambiamenti epocali, ma lui è il fuoriclasse di sempre, vincerà ancora una volta, la terza, per certi versi la più bella di tutte, il sigillo a una carriera da supereroe. Perché è un supereroe, che sembra, a leggere tra le righe della sua vita. Indistruttibile, più forte di tutto, senza aver mai avuto il bisogno di appiccicarsi addosso quella patina di “personaggio” che nella storia ha allontanato dal cuore dei tifosi tanti altri campioni. La Formula 1 di oggi avrebbe ancora un gran bisogno di un uomo come te, Niki. Tanti Auguri!

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