Auto
17 September 2020 | di Giancarlo Gnepo Kla

Nissan, nel segno della “Z”.

A fine anni 60, Nissan faceva il suo debutto internazionale nel mondo delle sportive. Cominciava l’era delle Fairlady Z. La “bella signora” giapponese da oltre 50 anni propone uno stile distintivo, prestazioni di alto livello e una solida reputazione su strada e non… Oggi dopo sei generazioni di “Z”, Nissan annuncia la Z Proto: una concept car che prefigura in maniera quasi definitiva le linee della sua nuova coupé sportiva.

Il cofano della Nissan Z Proto è lungo e basso, l’abitacolo è raccolto sulle ruote posteriori. I fari sono ellissoidali, come grandi occhi a mandorla. La fanaleria posteriore è orizzontale. Tutto molto equilibrato, pulito e accattivante. In un’epoca di overdesign caratterizzata da linee sovraccariche e inutilmente complicate, la Z Proto sembra quasi ristabilire un ordine. Un rigore formale che l’erede della “bella signora” indossa alla perfezione, ammaliando con le sue proporzioni. I tecnici Nissan non si sbottonano su dati e cifre, viene dichiarato solo che il motore è un V6 (presumibilmente lo stesso usato sui modelli Infiniti).

La dinastia Z. Ma partiamo dal principio, tutto inizia con la 240Z, l’apripista della serie Z conosciuta principalmente come Datsun 240 Z. Fino al 1986, Datsun era infatti Il marchio riservato ad alcuni modelli Nissan venduti fuori dei confini nazionali giapponesi. Le ultime Z marchiate Datsun sono state le 280Z e ZX. Dopo di loro, due generazioni di Nissan 300 ZX. Giunti nel Terzo Millennio troviamo le Nissan 350Z e la 370Z, ancora in produzione. La Datsun 240Z oltre ad essere un bestseller è stata anche una fortunata vettura da competizione: resa celebre dalle squadre Brock Racing Enterprises (BRE) e Bob Sharp Racing (BSR). A metà anni '80, la sua erede, la Nissan 300ZX è stata guidata anche da Paul Newman: attore amatissimo e grande pilota, che in quel periodo in forza al team BSR. Guardando ad Hollywood e dintorni, la 300ZX appare anche nel film Blind Date del 1987, con Kim Basinger e Bruce Willys. Invece, in tempi più recenti, le Nissan 350Z sono comparse in numerose pellicole e serie TV: dalla saga di Fast&Furious a Desperate Housewives, solo per citare i più famosi.

Buona la prima. La prima delle “Z”, la 240 Z venne presentata alla fine del 1969. In Giappone venne venduta con il marchio Nissan, ma raggiunse la sua fama a partire dagli USA, dove era commercializzata come “Datsun 240Z” due anni dopo. Lo sviluppo di questa iconica coupé giapponese richiese 3 anni e ne derivò una GT sportiva, slanciata e affusolata. Sotto il lungo cofano, un motore a 6 cilindri in linea con cilindrata di 2,4 litri. La potenza, 160 CV veniva erogata “in alto”, a 7000 giri, coadiuvata da un cambio manuale a 4 o 5 marce (su richiesta). Nell’abitacolo, quasi a ridosso delle ruote posteriori, solo due sedili. Nel 1974 un primo aggiornamento con la Datsun 260Z, che introduceva diverse migliorie tecniche. La 260 Z era spinta da un 2,6 litri ed era disponibile anche in configurazione 2+2.

Un successo annunciato. Era (quasi) scontato che la 240Z potesse riuscire nell’impresa. La Fairlady strizzava l’occhio a una clientela giovanile offrendo una linea personale, un motore brillante e una buona affidabilità a fronte di un prezzo molto accessibile. Senza contare una precisione di guida che le vetture americane coeve si sognavano e che le europee proponevano a cifre ben più alte. La Datsun 240Z e la 260Z adottavano infatti una sospensione Mac Pherson all’anteriore e il montante “Chapman” al posteriore. Intanto la 240Z faceva parlare di sé anche nel motorsport, portando a casa la vittoria del 19° East African Safari Rally. Nonostante le prime riluttanze, negli anni 70 le auto giapponesi iniziavano a far breccia nel mercato americano: una sorta di rivincita storica, verrebbe da pensare… La Datsun 240Z sbarcava in America nel 1971 e piacque sin da subito. Venne prodotta fino al 1978 con numeri da record: oltre 520.000 unità.

Secondo tempo. Nel 1978 debuttava la Nissan 280Z, venduta come la precedente anche con il marchio Datsun. Il layout rimase grosso modo lo stesso, ma con un nuovo stile: più marcato e affilato. Il motore era un nuovo 2,8 litri da 2753cc. Un’unità meno potente del 2,4, ma dalla coppia più robusta e con iniezione Bosch. Nuove anche le sospensioni e l’impianto frenante con dischi all’anteriore e al posteriore. Sui modelli americani, notoriamente più accessoriati, era disponibile anche l’allestimento Z-T: con cerchi in lega, alzacristalli elettrici e aria condizionata di serie. A 10 anni dal lancio della pima 240 Z, nel 1979 debuttava la Nissan 280 ZX. Questa nuova variante era un redesign della 280Z con un nuovo telaio e un interno più rifinito. La 280 ZX era una GT meno sportiva rispetto alle precedenti. La potenza iniziale di 135 CV si rivelò insufficiente a muovere con disinvoltura la coupé, che nel frattempo era cresciuta anche nelle dimensioni. Per questo nel 1982 arrivò la variante Turbo, con un motore da 182 CV. La ZX-R, ispirata alle auto da competizione proponeva invece uno spoiler maggiorato e bodykit distintivo. Dal 1980, la 280 ZX è stata proposta anche con tetto “T”, con le due sezioni laterali rimovibili: una soluzione molto apprezzata Oltreoceano.

Quota 3 litri. Il 1983 vide il debutto della Nissan 300ZX. La terza generazione della serie Z, venne indicata come “Z31”. La Nissan 300ZX consolidava la sua presenza sul mercato nordamericano rinnovando l’ampio consenso di una clientela sempre più fidelizzata. Di serie l’aria condizionata e i rivestimenti in pelle. Con una buona dotazione e la tipica maneggevolezza, la 300ZX si configurava così come un valido modello di accesso al mondo delle auto sportive. Come le serie che l’hanno preceduta, raccolse subito il favore degli appassionati della guida, mantenendo le ottime doti di handling e prestazioni. Sul fronte della meccanica, spiccava il potente 3 litri turbo da 230 CV capace di erogare una coppia di 333 Nm. Quando la 300ZX Turbo è stata presentata, era l'auto giapponese prodotta in serie più potente dell'epoca. Per quanto riguarda le competizioni, la Nissan 300ZX si aggiudicò il Campionato Rally del Giappone nel 1985.

Tecnologica. La quarta generazione della Fairlady venne presentata nel 1989 e indicata come Z32. La nomenclatura 300ZX riprendeva quella del modello precedente, ma si trattava di una vettura completamente nuova. Il motore derivava da quello della generazione uscente, dotato in questo caso di doppio albero a camme in testa e fasatura variabile delle valvole (VVT). La Nissan 300 ZX turbo venne potenziata con due turbocompressori Garrett e doppio intercooler. Tutto ciò si tradusse in una potenza complessiva di 300 CV e 388 Nm di coppia massima. Più morbida nelle linee, la nuova 300 ZX si caratterizzava per il frontale con i fari carenati (in luogo di quelli a scomparsa). L’eccellente tenuta di strada era assicurata da un telaio che vedeva l’adozione di nuove sospensioni Multilink, una novità in quegli anni. Sui modelli turbo era disponibile inoltre un telaio a quattro ruote sterzanti, indicato come Super HICAS (High Capacity Actively Controlled Steering). La seconda generazione della 300ZX uscì di produzione nel 1996, con all’attivo oltre 80.000 esemplari.

Stile yankee, cuore Jap. La 5° generazione della serie Z venne svelata nel 2002. Dopo una pausa di 6 anni debuttava la Nissan 350Z. Originariamente era disponibile con la sola carrozzeria coupè, affiancata nel 2004 dalla 350Z Roadster. La “Z” del Terzo Millennio venne disegnata dal Nissan Design Center a La Jolla in California e si caratterizzava per linee morbide e volumi tondeggianti. A restare affilata era la guida, esaltata da un cambio manuale a 6 marce ravvicinate e uno sterzo molto diretto. In alternativa era disponibile un automatico a 5 marce. Il motore era un nuovo V6 bialbero da 287 CV che inviava la potenza alle ruote posteriori. A seconda dei mercati e degli allestimenti, la 350Z poteva essere dotata di serie del differenziale autobloccante. A partire dal 2006 e fino all’uscita di produzione (2008), la 350 Z venne equipaggiata con un motore più potente da 311 CV e una trasmissione migliorata, fattori che portarono a piena maturazione la quinta delle “serie Z”.

In carica. La storia della 6a generazione delle Nissan Z inizia nel 2009. La Nissan 370Z (Z34) riprende le proporzioni della 350Z, ma le grafiche della fanaleria e i dettagli sono molto più elaborati. La 370 Z è spinta da un V6 in alluminio con cilindrata di 3,7 litri, disponibile a seconda dei mercati, nelle potenze di 331 e 350 CV. Il cambio è un manuale a sei marce, in alternativa un automatico a sette velocità con paddles al volante. La trasmissione manuale è stata la prima per auto di produzione ad essere dotata di “Synchro Rev Match”. Un sistema introdotto dalla Nissan, che aziona automaticamente l'acceleratore per far corrispondere la velocità del motore e della trasmissione durante le scalate, ottenendo lo stesso effetto del punta-tacco. A oltre 10 anni dalla sua introduzione sul mercato, la Nissan 370 Z è ancora sul mercato (non su quello italiano), a testimonianza della validità del suo progetto.

La bella signora. Oggi viene da pensare che la ricetta delle Nissan Z sia fuori tempo. In un’epoca in cui l’idea di sportiva compatta è associata essenzialmente alle compatte sportive (che è ben diverso…), vetture come le Nissan Z degli anni 70 diventano sempre più rare e costose. Parliamoci chiaro: l’automobile è un concetto superato, ma assistiamo tuttavia al proliferare di gruppi e club dedicati alle youngtimer. Perché si sa, in fondo gli appassionati di automobili sono inguaribili romantici. E se si parla di romanticismo, viene spontaneo pensare anche a una “bella signora”. Magari giapponese…

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