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03 agosto 2005 | di Redazione Ruoteclassiche

PALLONE SGONFIATO

Trazione integrale, 12 cilindri, 48 valvole, 6,2 litri: un progetto fin troppo ambizioso. Alla fine ci si accontentò della metà: trazione posteriore, sei cilindri, 24 valvole, 3,5 litri (ma 542 cavalli). Il prezzo rimane stratosferico: 300.000 sterline nel 1993.

L'esemplare di Jaguar "XJ 220"con telaio n° 053 è custodito gelosamente nel museo Koelliker dedicato alla marca britannica. Immatricolato nel gennaio del 1993, ha percorso solo 4500 km. L'idea iniziale del progetto aveva preso corpo nel dicembre del 1984. L'avevano definita la vettura del "club del sabato", perché ad essa si dedicavano durante il weekend alcuni tecnici della Jaguar e lo stilista Keith Halfet sotto la guida di Jim Randle.

Montato a centro macchina, il motore era la versione più evoluta del noto V12 Jaguar, sul quale era stata aumentata la cilindrata a 6,2 litri e adottata la distribuzione a quattro alberi a camme intesta (48 valvole); la massima potenza erogata a 7000 giri/min raggiungeva i 500 CV. Un cambio Hewland a 5 rapporti trasmetteva il moto alle quattro ruote attraverso tre differenziali. Le sospensioni erano a quattro ruote indipendenti, i freni a disco autoventilanti e antibloccanti. L'abitacolo era ampio e ben equipaggiato, includendo impianto stereo, aria condizionata, cristalli elettrici, selleria in pelle Connolly. Ne sortì una coupé lunga oltre cinque metri (5140 mm), larga due metri esatti, alta 1150 mm; furono dichiarati un peso complessivo di 1560 kg e un prezzo di listino di oltre 300.000 sterline (poco più di 600 milioni di lire).

Nel passaggio alla produzione industriale in piccola serie le dimensioni furono considerate eccessive, si rinunciò alla trazione integrale e si abbandonò il motore V12 per un V6 biturbo di 3,5 litri. Nel 1989 la Jaguar era stata incorporata nella grande galassia Ford e ciò permise di meglio configurare le caratteristiche della vettura, che al Salone di Tokyo del 1991 risultò più compatta e leggera. La carrozzeria conservò le stesse linee armoniose e il V6 biturbo a 24 valvole di 542 CV a 7200 giri/min permise una velocità massima di oltre 320 km/h. La produzione in piccola serie su scala semi-artigianale iniziò nel febbraio del 1992.

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