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29 gennaio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Per gli 80 anni di Giugiaro arriva una sua nuova “creatura”

Cinquantacinque anni fa in questi giorni, un giovane disegnatore seguiva non senza apprensione il lavoro d’officina intorno alla sua prima concept car. Gli "scoccai" della Carrozzeria Bertone sapevano il fatto loro, ma costruire un prototipo avveniristico e marciante in due mesi e dieci giorni, guidarlo da Grugliasco fino in Svizzera, pur sotto la neve, poi all’autolavaggio e infine sotto i riflettori del Salone di Ginevra, non sarebbe stato un giochetto.

Il giovane disegnatore era Giorgetto Giugiaro (qui la sua intervista a Ruoteclassiche dello scorso anno), date e cronache sono prese dalla sua agenda del gennaio 1963, la storia è quella della celebre Chevrolet Corvair Testudo, un coupé che anticipava i film di fantascienza, in realtà confortevole da guidare e su meccanica di grande serie. Tra qualche settimana la Testudo, che Giugiaro si è ricomprato qualche anno fa, compirà di nuovo la traversata delle Alpi, per fare da madrina a un’altra, provocante creazione. Quella del 2018, quella dell’ottantesimo compleanno del “Designer del secolo”.

La “creatura” non ha ancora un nome e la forma è lecito intuirla solo da una foto in controluce e quattro dettagli che sono stati anticipati in questi giorni. Dentro - questo invece è noto - ha l’energia pulita di un leader dell’elettricità (Envision Energy, ovviamente cinese) e delle fonti rinnovabili.  Ma studiando i fotogrammi semisegreti e pesando le parole di Giugiaro è lecito andare un poco oltre nelle previsioni. Prima di tutto la nuova arrivata è una berlina. Sportiva finché si vuole, ma con tre volumi definiti, ben bassa per terra, sobria da ogni traccia di anabolizzante/Suv. A spanne, cinque metri in una forma raccolta, la coda corta e una silhouette che potrebbe ricordare un’altra quattro posti da brivido, quella “Brivido” appunto del 2012, con porte ad ali di gabbiano, spazio da vendere e un piglio sensazionale.

Però quella non c’entra niente - squilla un Giorgetto straordinariamente in forma - perché là c’era molto più edonismo e una meccanica tradizionale (Porsche Panamera ndr), mentre qui il segreto, che non dico a nessuno fino a quando non la vedete, è la funzione. Abbinata a una filosofia di trazione che dire etica è poco”.

La grande berlina high-tech è stata infatti sviluppata da GFG (la nuova società di Giorgetto e Fabrizio Giugiaro) con Envision Energy, un gigante che da Shangai controlla il mercato planetario delle turbine a vento. I suoi “mulini” sono tra i più avanzati, e mentre leggete, producono mediamente 10 gigawatt di energia. Il Gruppo cinese, oltre alla ricerca nell’eolico e nel solare, ha tra i principi fondativi quella per la mobilità sostenibile e mette filantropicamente a disposizione le proprie scoperte e piattaforme di “Beautiful Energy” (un loro marchio registrato) attraverso il sistema dell’open source.

Ma torniamo alla funzione. Dalla Corvair del ’63, al proto-monovolume Megagamma del ’78, alla Bugatti EB112 pensata “a sua immagine e somiglianza”,  alle macchine fotografiche “prensili” della Nikon dei primi anni ’80, il “perché” razionale dell’estetica è stato alla base dell’opera di Giugiaro. “E anche con quest’ultima idea - spiega - cerco una buona giustificazione alla bellezza. Qui il tema è l’accessibilità, la comodità vera. Applicato a una vettura di lusso, per signori come me che oggi ancora guidano, ma sono destinati ad essere 'guidati', presto, da qualcun altro”. O da qualcosa, verrebbe da aggiungere, anche se lui, per ora, il volante non è riuscito ancora ad abolirlo. “È un fatto che mi turba nell’animo - scherza Giugiaro, ma non troppo - da quando, una decina d’anni fa, mi portarono alla Volkswagen a fare il primo test di un’auto autonoma. Fu, nonostante tutto, un’esperienza terrificante".

Il sistema di apertura dell’abitacolo della nuova showcar sarà rivoluzionario. Dal pilastro A alle quote di seduta, a tutti gli inghippi che rendono il salire in vettura (o peggio, lo scendere), un momento delicato. “Anche con la Testudo - prosegue Giugiaro - avevo voluto innovare. Una bolla di plexiglass che ruotava su perni, tutto il padiglione che si scoperchiava. Oggi la provocazione sarà tornare alla berlina in un’epoca in cui il 4x4 detta legge, lo sviluppo verticale di Suv, MPV, Crossover è il presunto sinonimo di status".

"Mi sono un po’ annoiato - conclude Giorgetto -  anche perché questo genere di automobili non è sempre utile, né particolarmente ecologico.  Torniamo all’eleganza senza tempo delle berline, con l’aggiunta di soluzioni tecnologiche che non finiscono di sorprendere”.

Giosuè Boetto Cohen

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