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22 febbraio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

Perché dovreste andare al Salone di Ginevra 2018

Ottantottesimo Salone di Ginevra, si scaldano i motori per il via dell'8 marzo (e fino al 18). È transitato oggi dall'Excelsior Hotel Gallia di Milano il tour di presentazione della kermesse ad opera della sua prima linea, guidata dal Presidente Maurice Turrettini. Grandi i numeri dell'edizione 2018, per i quali gli organizzatori si attendono almeno 650.000 visitatori; addirittura 100 le anteprime mondiali, con 180 espositori, 70 conferenze stampa, 900 modelli in esposizione e oltre 10.000 giornalisti accreditati.

Cifre che consolidano il Motor Show ginevrino come il salone di settore più importante d'Europa e uno dei più significativi al livello mondiale, al pari di quelli di Detroit, Tokyo, Pechino e Shanghai; gli unici a essere passati pressoché indenni dalla crisi che invece, nel vecchio continente, ha fatto sentire la sua morsa soprattutto sulle piazze di Francoforte e Parigi e ha da anni ridimensionato il Salone di Londra.

Ma se Ginevra, forte del fatto di svolgersi in "terreno neutrale", è diventato l'appuntamento clou delle case non solo europee per presentare le novità della loro gamma, non mancano i motivi per giustificare una visita anche da parte degli appassionati di classiche. Tra le chicche pensate per loro, un tour virtuale (e non solo) attraverso le concept regine che hanno fatto la storia del Salone.

Dalla Lamborghini Marzal del 1967, opera di un "illuminatissimo" Bertone, alla Opel Genève (un nome che omaggia la location della premiere, 1975; e pensare che nel 2018 Opel sarà una delle quattro grandi assenti, oltre a DS, Chevrolet e Infiniti), passando per l'iconica Ferrari 512 S Modulo (1970), il cui prototipo fu realizzato a tempo di record da un visionario Paolo Martin. Si afferma così la formula che vuole sempre più legato presente e futuro della mobilità alla tradizione del passato. E se la storia ci insegna qualcosa, quali saranno i prototipi del 2018 che tra cinquant'anni verranno considerati classici senza tempo?

Dario Tonani

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