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Peugeot 306 GTI: la grinta che mancava

Nel 1993 la Casa del Leone presentava una nuova berlina media di segmento C, la 306. Dopo il lancio delle versioni più tranquille la compatta francese raggiunse il suo zenit nel 1996, con il modello più sportivo della gamma: identificato con l’evocativa sigla “GTI”.

La Peugeot 306 venne accolta molto calorosamente sin dal suo debutto, preludio di un successo nettamente superiore a quello della precedente 309. Il grande apprezzamento verso questo auto derivò innanzitutto dalla linea, moderna e ben raccordata, opera di Pininfarina che reinterpretò il nuovo family feeling della Casa introdotto con la 106 nel 1991. C’erano poi degli interni spaziosi, una buona precisione di guida, la comodità delle cinque porte e un ampio bagagliaio. Cosa le mancava quindi? Una variante sportiva. La prima risposta alle richieste dell’affezionata clientela dal piede destro pruriginoso arrivò con la 306 S16, spinta da un 2.0 da 155 CV. Ma il grande potenziale della vettura venne confermato con la 2.0 GTI, forte di ben 167 CV.

La grinta che mancava. La Peugeot 306 approdò sul mercato con l’arrangiamento tecnico “tutto avanti”, tipico delle auto compatte. Inizialmente vennero proposte tre motorizzazioni benzina: 1.4, 1.6 e 1.8 litri, con potenze comprese tra 75 e 103 CV, tutte con cambio manuale a cinque marce. Unità oneste ma non particolarmente esaltanti in termini di prestazioni assolute. A partire dal 1994 la famiglia 306 si ampliò con le varianti tre porte e la “Berlina” a quattro porte nel 1994 e, nel 1997, seguirono la Station Wagon e la Cabriolet. Con il proliferare degli allestimenti e delle versioni, finalmente arrivò il primo dei modelli prestazionali: la 306 S16. Proposta esclusivamente con carrozzeria a tre porte, era equipaggiata con un due litri bialbero da capace di erogare 155 CV a 6.500 giri/min e 187 Nm di coppia massima, la stessa unità già apprezzato sulla più grande 405 Mi16.

Il Leone in corsa. La 306 S16 divenne la base di partenza per la “306 Maxi”, impegnata nella nuova classe “F2 Kit Car” riservata alle auto a due ruote motrici con motore due litri aspirato. Caratterizzata da un body kit con passaruota allargati e alettone posteriore, la Maxi erogava fino a 280 CV. Come si conviene alle auto da corsa, anche in questo caso l’abitacolo venne spogliato di tutto ciò che non era necessario alla guida ma venne equipaggiato con sedili da corsa, volante sportivo e rollbar: ciò consentì di fermare l’ago della bilancia a 960 Kg. Con queste prerogative la 306 Maxi si rivelò competitiva sin da subito, con velocità superiori alle auto da rally turbo a trazione integrale. Tutto ciò le consentì di guadagnarsi una buona reputazione nei campionati nazionali francesi a partire dal 1995, conquistando due titoli consecutivi nel biennio 1996-97. Inoltre, nel 1996, la Peugeot 306 Maxi partecipò alla Coppa Mondiale Rally 2 litri (W2L) tenutasi in occasione del Rally di Montecarlo, dove si classificò seconda. Due anni dopo, concluse nona assoluta al Rally di Monte Carlo ’98. Nel 1999 la 306 Maxi venne ritirata dalle competizioni, lasciando campo libero alla promettente 206 WRC.

Al vertice della gamma. Tornando con le ruote su strada, la 306 di produzione raggiunse il suo apice con la 306 GTI che, nel 1996, sostituì la S16. La novità principale consisteva nel motore benzina, sempre due litri, accreditato di 167 CV e una coppia massima di 196 Nm. Nuova anche la trasmissione, con un inedito cambio manuale a sei marce. La GTI raggiungeva così una velocità massima di 220 km/h, notevoli per una compatta dell’epoca, accelerando da 0 a 100 km/h in 8,5 secondi.
Il rinnovato modello sportivo suscitò grande interesse soprattutto nei Paesi francofoni, dove si concentrava lo zoccolo duro degli appassionati delle sportive di Sochaux. Nel 1998, Peugeot propose anche la 306 “Rallye”, leggermente meno potente (163 CV contro 167) e notoriamente più spartana: dedicata ai puristi della guida. Ma gran parte della clientela puntò dritto alla GTI, allettata dalla sua ricca dotazione di serie.

A caccia di GTI. La Peugeot 306 GTI è oggi un modello piuttosto difficile da reperire in Italia: negli anni 90 un motore “duemila” su una compatta risultava impegnativo in termini di consumi e costi di gestione, senza contare il fatto che molti amanti delle hot hatch preferivano le piccole pesti del segmento B, a cominciare dalla sorella minore della 306 GTI, la 106 Rallye.
Considerata la rarità, la precisione di guida e la buona affidabilità del motore, converrebbe guardare Oltralpe, dove è sicuramente più semplice trovarne una in vendita. Ma non è immediato scovare un esemplare originale e ben tenuto: la GTI non nasceva, infatti, per essere guidata ad andature tranquille…

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