Porsche 356 Carrera, la numero 1 del 1955 - Ruoteclassiche
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26 July 2022 | di Gaetano Derosa

Porsche 356 Carrera, la numero 1 del 1955

Il terzo posto assoluto della 550 RS alla massacrante “Panamericana” del 1953 ha dato il “la”: sulla 356 viene sperimentato quello stesso motore Typ 547 ideato da Fuhrmann per le corse. Debutta una sigla destinata a scrivere la storia: ecco la Carrera numero 1.

Lo spettacolare motore Typ 547, ideato dall’ingegner Ernst Fuhrmann nell’estate del 1952 per la barchetta 550 RS, viene montato sulla 356. Un sapiente innesto che dà il “la” a una fenomenale generazione di vetture sportive: le Carrera. Il nome è a ricordo del terzo posto ottenuto in Messico nella massacrante “Panamericana” da Hans Hermann con la 550 RS, risultato comunque straordinario viste le caratteristiche della corsa, dove il rischio di non vedere il traguardo (o, peggio, di non tornare a casa...) era all’ordine del giorno. Il resto, è il caso di dirlo, è leggenda. A partire dall’esemplare numero 1, l’auto qui protagonista.

Un peccato di gioventù. Se si considerano gli ingombri, il Typ 547 non è poi così diverso dal motore di una 356. Di sicuro ha una struttura ben più complicata, non foss’altro per quel comando degli alberi a camme (due per ciascuna bancata) a coppia conica, soluzione simile a quella adottata vent’anni prima dall’Alfa Romeo per il motore 6C. Niente impediva a Fuhrmann di orientarsi verso scelte tecniche anche più semplici, mentre stava sviluppando un motore specifico per la 550 RS, ma quando gli fu rivolta la domanda 40 anni più tardi, ammise di aver commesso “un peccato di gioventù” allo scopo di poterlo installare anche sulla propria 356. Due anni più tardi l’idea viene realizzata: all’inizio del 1955 sono già su strada i primi prototipi. L’“innesto” ha attecchito bene, il risultato piace e il modello viene presentato nel catalogo 1956 con tutta la nuova gamma. I prototipi della Carrera “Pre A” sono solo cinque e vengono dati in uso soltanto a ingegneri-collaudatori dell’entourage di Ferdinand Porsche. Il primo viene consegnato a Reinhard Schmidt, che è amico fraterno di Erwin Komenda (capo del design della Casa di Stoccarda) e “infiltrato di lusso” in fabbrica. Si tratta di un ingegnere freelance, che a metà degli anni Cinquanta lavora a stretto contatto con Alfred Teves (fondatore dell’azienda Ate di componenti di freni) ma anche con Volkswagen e, ovviamente, con Porsche. Vero e proprio vulcano di idee (vedi box a pagina 37), Schmidt è ossessionato dalla sicurezza e in particolare, per la Casa di Stoccarda, si spenderà molto nello sviluppo dei freni a disco sia per la 356 sia per la prima 911.

Costruita a Zuffenhausen. La coupé #53456 di Schmidt viene assemblata a Zuffenhausen a partire dal 3 maggio 1955, non appena la Reutter consegna la carrozzeria preparata per ricevere un 4 alberi a camme Typ 547. L’11 luglio l’auto esce dalla fabbrica con il motore numerato 90020. L’ingegnere tedesco ha scelto una livrea bianca (numero di catalogo 630k) per la carrozzeria, ma ha optato per un interno a contrasto con rivestimenti in similpelle color rosso scuro con venature nere Acella Antik. Per il resto, è numeroso l’elenco degli accessori che rendono questo esemplare del tutto speciale. Nella dotazione spicca il tetto apribile Golde, che scorre in maniera molto agevole. Il lunotto è dotato di sbrinatore: diventerà di serie solo nel 1959. Al centro del cruscotto, abbinato all’interno, c’è la radio Becker Mexico con antenna Hirschmann elettrica e un altoparlante Heco che, insieme a quello aggiunto, migliora di gran lunga l’audio. Per lavoro Schmidt si muove su e giù per la Germania da un cliente all’altro, spesso anche di notte. Questo è il motivo di tutti quei proiettori aggiuntivi che oggi sono ancora presenti sull’auto. Oltre ai fendinebbia, ha equipaggiato la Carrera con un faro di retromarcia Hella e, probabilmente per motivi di sicurezza, ha fatto installare le luci posteriori in verticale. Tra la fanaleria, il componente più appariscente rimane il proiettore aggiuntivo Hella regolabile manualmente dal cruscotto, sul quale Schmidt ha fatto inserire delle prese e dei supporti relé in più, non si sa mai... Negli anni Schmidt ha utilizzato la sua coupé #53456 senza mai immatricolarla. In un memorandum scritto negli anni 60 spiega (oltre al fatto di aver posseduto più di venti Maggiolino e sette Porsche, di cui due Carrera) di essere titolare di brevetti in campo automobilistico e di aver ottenuto già nei primi anni 50 la targa per test su strada numero 145 (la Porsche possedeva la 141) e le targhe BN 33-0331, ancora presenti sull’auto.

Al servizio degli yankee. La prima immatricolazione della #53456 è quindi del 1958, quando Reinhard Schmidt venea la sua Carrera a un soldato americano in servizio a Stoccarda. Un po’ di tempo prima l’ingegnere aveva sostituito il Typ 547 con il modesto 1500 S prelevato da un’altra delle sue 356. È probabile che all’epoca abbia fatto qualche capriccio. Per la complessità della loro progettazione i motori “547” non hanno goduto al tempo di una grande fama. Sono stati accusati di essere delicati, soprattutto a causa dei cuscinetti cagionevoli e delle candele, che si “ingrassavano” troppo presto. Per non parlare della fasatura. Tutti questi inconvenienti sono stati risolti col Typ 692, un monoblocco di 1588 cc con un nuovo albero e una nuova accensione. Sempre nel 1958 la #53456 viene rivenduta a un altro soldato americano, Leroy Spanjol, che in seguito (1966-67) diventerà presidente del Porsche club d’America. Nel 1959 la vettura attraversa l’Atlantico e rimane a Pacific Groove, California, per i successivi 55 anni. Il nuovo proprietario è John Pepperdene, grande appassionato di Porsche e fondatore del club di marca a Monterey (nonché capo fabbrica presso la Wester Motors VW-Porsche per 17 anni). Nel 1962 la vettura ha anche partecipato al concorso di Pebble Beach. Dopo la sua scomparsa nel 2005, suo figlio Donald si è preso cura dell’auto fino al 2014. Da quel momento, nelle mani del nuovo proprietario, Andrea Coriani di Modena, la #53456 è stata sottoposta a un meticoloso restauro, compreso il recupero fortunoso di uno dei 99 motori originali (siglato 90076), per restituire tutto il suo carisma a questa pietra miliare della storia della Porsche, quello della Carrera numero 1.

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