Auto
19 ottobre 2018 | di Maurizio Schifano

Porsche 911 Spyder e Fiat 850 Spider, figlie dello stesso padre

Lo stile, ma non solo, accomuna queste due spider disegnate quasi contemporaneamente da Bertone. La prima, pur bellissima, rimarrà un esemplare unico; la seconda invece diverrà una vettura di serie di notevole successo. Questione d’immagine, ma anche di “filosofia” di due marchi agli antipodi.

Porsche 911 Spyder, esemplare unico. Difficile capire che si tratta di una Porsche guardando la 911 Spyder presentata quest’estate all’Asta di Monterey. È un esemplare unico, poco conosciuto, realizzato da Bertone, presumibilmente tra il 1964 e il 1965, su commissione di John von Neumann, concessionario Porsche della California. Il suo intento, in quel momento, è quello di presentare alla Casa madre la proposta di una futura versione scoperta. La produzione della 356 Cabriolet, come quella della Coupé, sarebbe infatti cessata di lì a poco, e la 911 Targa è ancora in fase di definizione. Questa versione, che, possibilmente, dovrebbe incontrare i gusti della clientela americana, è auspicata anche da Max Hoffman, l’influente importatore Porsche negli Stati Uniti, che a metà degli Anni 50 aveva convinto i vertici Porsche a realizzare la 356 Speedster.

Lontano dalla versione di serie. Sul piano stilistico, la Porsche 911 Spyder di Bertone non ha proprio nulla in comune con la 911 di serie. Esibisce invece un frontale simile a quello adottato sulla futura Alfa Romeo Montreal, mentre la linea della carrozzeria mostra un’evidente somiglianza con quella della Fiat 850 Spider, di imminente presentazione. Nell’abitacolo, gli unici componenti di provenienza 911 sono il volante, la cloche del cambio e la strumentazione, collocata peraltro in maniera disordinata e irrazionale. L’attenzione di Bertone si è infatti concentrata sull’aspetto stilistico più che su quello funzionale, con un risultato comunque non troppo felice. In generale tuttavia la 911 Spyder di Bertone risulta molto elegante, ma troppo lontana dall’immagine Porsche. Verrà esposta al Salone di Ginevra del 1966, ricevendo un’accoglienza molto favorevole da parte del pubblico, ma nessun riscontro per quanto riguarda eventuali ordini. Perciò i vertici della Casa di Zuffenhausen non terranno conto di questa proposta, con delusione e disappunto di von Neumann e di Hoffman, che, stavolta, non è riuscito a convincerli.

Fiat 850 Spider, alla portata di tutti. Decisamente più familiare è l’aspetto della Fiat 850 Spider, soprattutto perché si tratta di un modello di serie e non di un esemplare unico. Sebbene, a ben vedere, anch’esso, stilisticamente parlando, non abbia nulla in comune con la berlina dalla quale è derivato. Disegnata probabilmente in contemporanea con la 911 Spyder, la 850 Spider mostra un trattamento differente del frontale, caratterizzato dai fari inclinati ed evidentemente ispirato a quello della dream car Bertone Testudo del 1963. Diversa è anche la soluzione adottata per la fanaleria posteriore, che risulta più consona a una produzione in serie, oltre che al rispetto del Codice della Strada. Il modellato della carrozzeria, con le creste dei parafanghi anteriori svettanti e la caratteristica coda rialzata, è praticamente identico, fatte le debite proporzioni. Proposta alla Fiat dallo stesso Bertone, questa graziosa spider, che vanta un abitacolo di tono sportivo, con sedili ribassati e plancia con inserti in finto legno, viene subito accettata, in un periodo di grande espansione per la Casa torinese, che punta a una proporre una gamma completa e senza troppe limitazioni stilistiche, soprattutto per quanto riguarda i modelli più sportivi. L’aspetto sarà probabilmente il fattore che più determinerà il successo della Fiat 850 Spider.

"Tutto dietro". Oltre allo stile, queste due spider condividono la meccanica “tutto dietro”, che, in entrambi i casi, non influenza troppo la linea della carrozzeria. Infatti, la configurazione boxer, sulla 911 Spyder, e la cilindrata contenuta, sulla 850 Spider, fanno sì che l’ingombro verticale del motore sia relativamente ridotto. D’altra parte, Bertone ha ritenuto di dare più importanza al frontale, soprattutto nel caso della 911 Spyder, dandogli un aspetto più corposo. Su quest’ultima poi la grossa presa d’aria sul cofano motore della 911 di serie è stata eliminata, lasciando il posto a una calandra, di dimensioni molto discrete, ricavata sotto il paraurti, la cui efficacia è tutta da verificare. Sul cofano motore della 850 Spider le prese d’aria ci sono, perché davvero necessarie.

Per portafogli molto diversi. Quanto al comportamento su strada e alle prestazioni, il confronto risulta quasi impossibile. La guida della Porsche 911 Spyder è rimasta appannaggio dei suoi fortunati proprietari, che comunque pare l’abbiano sfruttata abbastanza, dato che, a un certo punto, il motore standard originario è stato sostituito con un motore S. Della Fiat 850 Spider, si può dire solo che, con il suo brio, negli Anni 60 ha reso felice una clientela giovane, che, grazie al prezzo abbordabile, poteva permettersi di acquistarla. Due destini molto diversi dunque quelli di queste due sorelle davvero tanto simili.

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