Serie 7 E32: quando BMW giocò pesante - Ruoteclassiche
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15 June 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Serie 7 E32: quando BMW giocò pesante

Nel 1986, BMW presentava la E32, seconda generazione della sua ammiraglia: la Serie 7. Con questo nuovo modello, foriero di importanti novità tecniche e con un corredo tecnologico di altissimo livello, la Casa di Monaco insidiò pericolosamente la regina del segmento, la Mercedes-Benz Classe S.

Nella seconda metà degli anni 70, BMW compì un deciso salto di qualità con le nuove Serie 3 e Serie 5. Al vertice della gamma, dal 1977, vi era la Serie 7. Modelli capaci di coniugare le mansioni delle berline da famiglia con la consueta grinta della Casa Bavarese e che iniziavano a riscuotere grande successo Oltreoceano: il mercato di riferimento per le auto di lusso.
Se la connazionale Mercedes-Benz era riuscita a conquistare parte della storica clientela Cadillac, BMW si rivolgeva a chi desiderava un’esperienza di guida più brillante e precisa ma senza rinunciare ad un livello qualitativo elevato. Con la Serie 7 E32 vennero innalzati tutti gli standard introdotti con la precedente generazione (E23), a partire da un prestigioso motore V12: l’architettura più “nobile” in ambito motoristico. Ma i tecnici di Monaco vollero spingersi oltre e studiarono addirittura un V16, derivato dal 12 cilindri del modello di punta, la 750i. Il prototipo venne indicato come “Goldfish” (letteralmente “pesce rosso”, per via delle ampie prese d’aria posteriori, a mo’ di branchie). Vi era poi una lunga lista di equipaggiamenti opzionali e dispositivi di assistenza alla guida, tutto ciò pose la Serie 7 ai vertici della categoria in termini di sviluppo tecnologico.

Zenit tecnologico. La BMW Serie 7 E32 fu tra le prime BMW di produzione a poter montare le sospensioni attive, il controllo di trazione e il climatizzatore automatico bi-zona. La nuova ammiraglia debuttò nel giugno del 1986, nelle varianti 735i, a sei cilindri da 220 CV e 750 i/iL con il nuovo motore V12 “M70” da ben 300 CV. Nel dicembre del 1986, la gamma venne completata con la più “piccola” 730i da 197 CV. La BMW 750i portò al debutto l’inedito propulsore a 12 cilindri, il primo motore V12 tedesco del dopoguerra destinato ad un veicolo passeggeri.
Con il lancio della 750i, BMW fu la prima Casa ad aderire al "gentlemen's agreement" raggiunto dai produttori tedeschi che si impegnavano a limitare la velocità massima a 250 km/h sui modelli più potenti. Altre specifiche della Serie 7 E32 includevano i fari lenticolari e, dal 1991, i doppi vetri. Dallo stesso anno, l’ammiraglia bavarese, in anteprima mondiale, poteva essere equipaggiata anche con i fari allo xeno: un’altra importante primizia.

Lo stile. Le line dell’ammiraglia vennero tracciate da Ercole Spada e Hans Kerschbaum sotto la guida di Claus Luthe. La gestazione della E32 iniziò alla fine del 1979 e, mentre veniva sviluppato il comparto tecnico, nel 1983 il Centro Stile presentò i primi modelli in scala 1:1, approvati e “congelati” nell'ottobre 1984. La silhouette riprendeva l’impostazione classica delle grandi berline BMW, con il frontale aggressivo e proteso in avanti, il montante posteriore robusto e l’immancabile gomito di Hofmeister nel giro dei finestrini posteriori. Nella vista anteriore spiccavano le due coppie di fari circolari con gli indicatori di direzione avvolenti, tra gruppi ottici e passaruota. Al centro, un altro stilema irrinunciabile: il doppio rene.

Piena maturazione. Nel complesso, la nuova Serie 7 risultava più grintosa ed elegante del modello precedente. Ciò, trovava conferme nel posteriore: dove la maggiore ricercatezza era espressa nel raccordo tra il volume posteriore e la linea di cintura, che terminava verso l’alto simulando un piccolo spoiler. Questo passaggio era accompagnato dalla caratteristica sfaccettatura del baule. La E32 fu la prima BMW ad utilizzare luci posteriori a “L”, progettate in funzione di una miglior visibilità. Per differenziare i modelli a sei e dodici cilindri, vennero adottate due griglie a doppio rene: una più stretta per le 730i e 735i, mentre una quella più ampia era impiegata sulle V12, estesa poi alla 740i V8. La griglia stretta, tuttavia, era disponibile come opzione sui modelli E32 a 8 e 12 cilindri.

L’evoluzione tecnica. Con la Serie 7 E32 tornarono in auge anche i motori V8, un’architettura che BMW aveva abbandonato dai tempi delle BMW 501/502, uscite di scena nel 1962. Tuttavia, la vera rivoluzione ci fu con il V12, il primo progettato dalla Casa dell’Elica per un modello di serie. Un ulteriore punto a favore per l’ambiziosa berlina tedesca: fino a quel momento l’unica berlina di lusso equipaggiata con un V12 era stata la Jaguar XJ.
Durante la produzione, la Serie 7 E32 venne commercializzata solo con motori a benzina. La gamma d’esordio era composta dalle 730i/iL e 735i/iL, spinte dallo storico motore “M30” sei cilindri in linea. Al vertice, la 750i/iL. Nel 1991, l’offerta si completò con le nuove 740i e 730i, entrambe equipaggiate con l’ M60 V8, condivisi con le versioni alto di gamma della Serie 5 E34. La variante da quattro litri alimentava i nuovi modelli 740i/iL (286 CV) e quella da tre litri le 730i/iL (218 CV). In parallelo era venduta la 730i sei cilindri, come modello d'ingresso. Sulla 740i, considerata la vicinanza alla 750i in termini di potenza assoluta, la velocità massima era limitata elettronicamente a 240 km/h (contro 250).
Le motorizzazioni V8, inoltre, erano accoppiate ad un nuovo cambio automatico a 5 velocità prodotto dalla ZF, uno dei primi disponibili all’inizio degli anni 90.

Le dotazioni. Scorrendo nella lunga lista degli optional, il prezzo (già importante) della serie 7 lievitava pericolosamente: tra le dotazioni opzionali erano disponibili il telefono veicolare e l’impianto fax integrato, il frigobar, i sedili posteriori regolabili elettronicamente e i comandi sdoppiati per la regolazione della radio dal vano posteriore (esclusivi della 750iL). Nel 1991 furono introdotti i primi fari anabbaglianti allo Xenon “Litronic” (solo anabbaglianti) di serie sulla 750 iL. Interessante il dispositivo che aumentava automaticamente la pressione della molla sui tergicristalli per tenerli attaccati al vetro a velocità autostradali limitando le vibrazioni sul parabrezza.
Per quanto riguarda la sicurezza attiva, la E32 è stata la prima BMW ad offrire il controllo di trazione l’ASC (Automatic Stability Control). Inizialmente l'ASC limitava lo slittamento delle ruote riducendo la potenza del motore, mentre con le versioni successive (ASC+T) l’intervento era coadiuvato dai freni posteriori.

Il massimo dell’esclusività. La lussuosa BMW 750iL era disponibile con un allestimento ancora più ricco indicato come “Highline” pensato per coccolare i fortunati occupanti dei sedili posteriori. L’abitacolo era rivestito in pregiata pelle Nappa Individual e, oltre alle dotazioni della 750 iL come i doppi comandi radio e del climatizzatore, era previsto un frigobox nella console centrale, completo di due calici di cristallo per le “grandi occasioni”. I sedili posteriori erano riscaldabili e regolabili elettricamente, mentre due tavolini ripiegabili in radica noce erano inseriti negli schienali dei sedili anteriori. Poggiapiedi e tendine parasole completavano il corredo. Dotata di riscaldamento e ventilazione indipendenti, la BMW 750 iL Higline era equipaggiata con una seconda batteria nel bagagliaio e un alternatore supplementare, necessari per fornire l’energia a tutti questi lussi. Il pacchetto opzionale Highline costava più di 20.000 marchi ed era disponibile solo sulla 750iL. Così configurata, la vettura costava più del doppio rispetto a una 730i.
La Higline ispirò anche lo stilista Karl Lagerfeld, che nel 1992 sviluppò insieme a BMW un esemplare fuoriserie della 750Il: questa specialissima Serie 7 si caratterizzava per la vernice bicolore nero e argento, gli interni sellati in pelle Nappa con lavorazione Capitonné e gli inserti intarsiati con trama esclusiva.

La Goldfish. Sulla base della 750i, venne sviluppata pure la BMW 767, nota come Goldfish. Questo prototipo venne concepito dal Dr. Karlheinz Lange nel 1987 per sbaragliare la concorrenza (leggasi Mercedes-Benz), proponendo una vettura di serie capace di garantire il massimo del prestigio, dato da un propulsore V16 dalle prestazioni inusitate per un’ammiraglia di quei tempi. Il progetto venne coordinato con il Dr. Lange, Adolf Fischer e Hanns-Peter Weisbarth, che completarono il prototipo in soli sei mesi. Il progetto verteva attorno al motore 16 cilindri, derivato dal V12 M70: modificato e ingrandito per avere quattro cilindri in più e una cilindrata di 6,7 litri. Tra le peculiarità del propulsore, i pistoni specifici e l’albero motore a nove cuscinetti realizzato da fusione in alluminio siliconico. Il motore era equipaggiato con il sistema di gestione Bosch DME 3.3 per migliorare le prestazioni. Il V16 erogava 408 CV e 625 Nm di coppia massima.

Prova di forza. La potenza era inviata alle ruote posteriori mediante un cambio manuale a sei marce, lo stesso adottato poco dopo sulla Serie 8 E31. Particolare l’impianto di raffreddamento del motore, alloggiato nel bagagliaio: questo si avvaleva di due “branchie” che si aprivano nella zona posteriore della fiancata. Nella zona anteriore non c'era spazio per installarle in quanto il motore risultante era più lungo di 305 mm rispetto al V12. L'aria calda veniva espulsa attraverso un pannello realizzato su misura nella parte posteriore dell'auto, ciò determinò l’installazione di piccole luci posteriori senza fendinebbia e luci di retromarcia. La Serie 7 V16 pesava solo 60 kg in più rispetto alla 750i e, con queste prerogative, la Goldfisch poteva accelerare a 100 km/h in 6 secondi toccando una velocità massima di 282 km/h. L'auto rimase solo una dimostrazione del potenziale tecnico della BMW e non entrò in produzione a causa dell'incompatibilità del motore V16 con i regolamenti ambientali e per la problematica sistemazione dell’impianto di raffreddamento.

Una temibile rivale. Per la Mercedes-Benz Classe S, che fino a quel momento regnava imperturbabile, la Serie 7 divenne d’improvviso una rivale pericolosa: un handling decisamente più sportivo e un corredo tecnico di prim’ordine iniziarono a impensierire i vertici aziendali della Stella: per la Sonderklasse degli anni 90 avrebbero dovuto alzare (di parecchio) l’asticella per mantenere la leadership assoluta del segmento.
In virtù delle sue caratteristiche e delle motorizzazioni, la BMW E32 trovò ampi consensi sul mercato americano, sempre più proficuo per la casa di Monaco. La produzione della BMW Serie 7 E32 terminò nell'aprile 1994 con un totale di 311.068 unità costruite. La sua eredità venne raccolta da una degna erede, la Serie E38.

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